Cgil:«Al Governo chiederemo di cancellare la legge Omnibus»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non accenna a diminuire la polemica sui provvedimenti presi in blocco nella legge Omnibus, approvata dal consiglio regionale nell’ultima seduta agostana. Le Segreterie Regionali del Sindacato Lavoratori delle Comunicazioni della Funzione Pubblica e della CGIL Abruzzo, confermano la netta contrarietà per una serie di motivazioni e attiveranno il governo perché cassi le parti illegittime.
«Il continuo cambiamento delle voci di spesa di bilancio», spiegano le segreterie Cgil del settore pubblico, «così come si è determinato con l'approvazione del provvedimento in questione, impedisce una effettiva programmazione delle risorse rispetto ad una visione strategica complessiva dello sviluppo della Regione e della progettualità delle politiche di spesa e di investimento».
Secondo i sindacati poi «la distribuzione a pioggia dei finanziamenti, oltre a far venir meno criteri di trasparenza, di priorità, di congruità e di funzionalità degli interventi rispetto alla programmazione generale, si configura come un elemento di grave arretramento dal punto di vista della trasparenza che tenta di ripristinare un sistema clientelare con l'unico obbiettivo di scambiare i diritti con favori. Il ruolo dei Consiglieri Regionali non è quello di accontentare con piccole o grandi elargizioni il proprio bacino elettorale per ottenere consensi politici, ma, al contrario di promuovere una visione strategica ed alta dello sviluppo regionale con particolare attenzione al proprio territorio di provenienza».
Si penalizzerebbe ulteriormente uno dei settori già colpiti da questa assenza di regole che è quello della Cultura e dello Spettacolo.
La Cgil ha già in passato posto l'esigenza di avere una Legge Quadro di riferimento che stabilisca regole certe, che sia in grado «di utilizzare organicamente e rispetto a criteri di programmazione tutte le risorse disponibili sul territorio, cancellando le varie leggi e leggine Regionali esistenti, slegate da qualsiasi logica programmatoria, a volte vere e proprie ripetizioni e che non consentono la partecipazione attiva delle organizzazioni dei lavoratori e delle associazioni culturali e dello spettacolo, il cui parere e importante per una politica di promozione culturale».
Per queste motivazioni sarà allertato il Governo «per chiedere l'annullamento di tutte quelle parti illegittime, senza copertura finanziaria e in contrasto con i principi fondamentali di una corretta azione pubblica».
E non si escludono ovviamente manifestazioni di piazza e proteste chiare e nelle sedi più svariate per impedire che la legge venga pubblicata.

04/09/2007 10.50