Incendi, in Abruzzo va a fuoco anche la prevenzione (che non c’è)

Alessandro Biancardi

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  ABRUZZO. Gli incendi in Abruzzo nel 2006 sono stati 56, per un totale di 158 ettari di bosco andati in fumo, e 184 ettari di altro tipo, tra campi, colture e terreni incolti. 340 ettari in tutto. Questo è quanto emerge dal rapporto “Non scherzate col fuoco”, la campagna di monitoraggio, prevenzione ed informazione di Legambiente e del corpo Forestale.

 


ABRUZZO. Gli incendi in Abruzzo nel 2006 sono stati 56, per un totale di 158 ettari di bosco andati in fumo, e 184 ettari di altro tipo, tra campi, colture e terreni incolti. 340 ettari in tutto. Questo è quanto emerge dal rapporto “Non scherzate col fuoco”, la campagna di monitoraggio, prevenzione ed informazione di Legambiente e del corpo Forestale.


Ma il numero degli incendi, dopo l'ondata negativa di questi giorni che ne ha visti scoppiare diciotto in meno di una settimana (dato non definitivo) è certamente destinata a far ricordare il 2007 come un anno nero. Eppure le campagne di informazione, stavano portando buoni frutti, perché nell'ultimo triennio i roghi erano diminuiti. Il grande problema resta però il comportamento dei Comuni che non mettono in sicurezza il territorio e non applicano una legge che esiste.
Se nel 2003 si potevano contare 81 incendi, a partire dal 2004 si è registrato un calo con 54 roghi, nel 2005 ce ne sono stati 50 e 56, appunto, l'anno scorso (GUARDA SPECCHIETTO 1).
Teramo e Chieti le provincia più colpite per numero di zone andate a fuoco nell'ultimo quadriennio ma va a L'Aquila il triste primato per la quantità di terreno arso: ben 838 ettari Una situazione passata, quella abruzzese, che poteva considerarsi mediamente soddisfaciente vista in relazione anche ai numerosi roghi nelle altre regioni (GUARDA ANDAMENTO 2003-2006).
Ma gli eventi di questi giorni hanno invece portato l'Abruzzo tra le prime regioni d'Italia, insieme a Calabria, Lazio, Puglia, a dover fare i conti con fiamme e fuoco e con i probabili piromani.

Già, perché secondo il rapporto di Legambiente e Forestale se diminuiscono positivamente il numero di incendi e le superfici percorse dal fuoco, rimangono praticamente costante in Italia le cause dei roghi.(GUARDA CAUSA INCENDI).
Praticamente nel nostro Paese non esistono incendi naturali, non connessi direttamente all'azione umana. Incendi quindi sempre causati dall'uomo, per cause volontarie ed involontarie, spesso da persone poco attente e imprudenti. Nello scorso anno infatti il 15% dei roghi è stato di natura colposa, provocati da imprudenza, negligenza e violazione delle norme. Ma anche nel 2006, come negli anni precedenti, il vero dramma italiano è rappresentato dagli incendi dolosi, appiccati intenzionalmente da incendiari per varie ragioni tra cui speculazioni e l'illusione di creare posti di lavoro connessi alle attività di spegnimento. Infatti ben il 60% degli incendi sono connessi ad interessi di pochi che pregiudicano uno sviluppo economico compatibile con l'ambiente di intere comunità.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Dal 2003 al 2006 il numero di incendi boschivi in Italia è passato da quasi 9.000 a 5.643, mentre la superficie percorsa dalle fiamme da oltre 91.000 ettari a meno di 40.000. Una diminuzione importante, che in alcune regioni italiane è stata sorprendente, dimostrando come sia possibile uscire dall'emergenza. In particolare in Toscana, Liguria e Campania, che in passato erano tra le regioni più colpite dagli incendi boschivi, il numero dei roghi e la superficie percorsa dal fuoco si sono praticamente ben più che dimezzate. Regioni dove negli ultimi anni si è accresciuto l'impegno delle amministrazioni comunali, in particolare nella realizzazione del catasto. Importanti esempi dunque per tutto il Paese, che ancora il troppe regioni si tarda a comprendere e riprodurre. Proprio in Calabria e Sicilia il fenomeno incendi non sembra negli anni subire sostanziali miglioramenti.

Nel 2003 gli incendi colpivano oltre un comune su quattro, nel biennio 2004-2005 il 19% e lo scorso anno il 17% dei comuni italiani. Un netto miglioramento che da un lato dimostra quanto sia importante il ruolo delle amministrazioni comunali per arginare questa piaga e dall'altro, pur rimanendo su dati ampi ed allarmanti, quanta strada si sia fatta negli ultimi anni.


LA LEGGE PER DIFENDERE I BOSCHI C'E'…..


La legge quadro in materia di incendi boschivi n°353 del 21 novembre 2000, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 280 del 30 novembre 2000, è stata istituita per affrontare in modo coordinato e completo tutte le strategie di lotta attiva contro gli incendi boschivi.
Tale legge, considerata tra le migliori d'Europa, affida compiti alle Regioni e ai Comuni per un'azione contro i roghi che parte dall'impedire le speculazioni economiche che portano i piromani ad appiccare i roghi, sino alle campagne informative, e a tutte le attività di prevenzione e manutenzione dei boschi, al presidio del territorio e all'avvistamento dei focolai, alla lotta attiva contro gli incendi. La legge 353 del 2000, come confermano i dati di Ecosistema Incendi 2007 risulta ancora nella maggior parte dei casi disattesa, rendendola così inefficace contro gli incendi boschivi.
In particolare la legge prevede che i Comuni provvedono a censire, tramite apposito catasto le aree incendiate nell'ultimo quinquennio, avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo forestale dello Stato. Il catasto è aggiornato annualmente. Le zone boscate ed i pascoli vittime di incendio non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all'incendio per almeno quindici anni. È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive. Sono vietate per cinque anni anche le attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche. Sono vietati per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia.

...MA APPENA IL 6% DEI COMUNI LA APPLICA


Piena applicazione della legge 353/2000: 6% dei Comuni
Catasto delle aree percorse dal fuoco: 24% dei Comuni
Campagne di informazione alla popolazione: 12% dei Comuni
Attività di prevenzione e avvistamento incendi: 52% dei Comuni
Pianificazione comunale incendi boschivi: 44% dei Comuni
Supporto al volontariato specializzato nell'antincendio: 34% dei Comuni

Come si vede in modo chiaro dai dati sono ancora poche le amministrazioni comunali italiane che svolgono complessivamente un positivo lavoro di mitigazione del rischio incendi boschivi, poco più di una su tre.
Più nel dettaglio, soltanto il 4% dei comuni svolge un lavoro di mitigazione degli incendi boschivi ottimo, mentre il 36% non fa ancora praticamente nulla per prevenire i roghi nel proprio territorio.
Tra i Comuni che hanno ricevuto la bandiera “Bosco sicuro” l'Abruzzo non compare. Questo vuol dire che non si è distinta per le attività di prevenzione e messa in sicurezza.

130MILA CONTROLLI IN 4 ANNI

Nell'ultimo quadriennio sono stati effettuati in tutta Italia dalla Forestale oltre 130.000 controlli sul territorio, quasi 90 al giorno, e 28.327 su persone, oltre 590 ogni mese.
Grazie a questa attività il Corpo Forestale dello Stato, nel quadriennio 2003-2006 ha effettuato 256 sequestri e 66 perquisizioni, sono stati identificati e denunciati oltre 1.450 “criminali incendiari”, arrivando all'arresto di 63 persone. Risultato importante visto la complessità di risalire ai colpevoli dei reati ambientali. Difficoltà dettata sia dalla peculiarità “delle scene del crimine” che della spessodiffusa omertà verso gli incendiari, specialmente nelle piccole comunità montane.
Oltre 13 milioni di euro sono stati notificati per illeciti amministrativi legati agli incendi boschivi con quasi 5.000 multe effettuate dal Corpo Forestale dello Stato dal 2003 al 2006


2000- 2006, 6 ANNI IN NUMERI

Dal 2000 al 2006, la quasi totalità degli incendi per colpa, di cui sono stati accertati gli autori, sono causati dall'eliminazione di residui vegetali (1.102 persone denunciate a piede libero, il 44% ), dalla bruciatura delle stoppie( 364, il 15% ), o dalla ripulitura di incolti ( 220, 9% ).
I danni provocati dagli incendi di ripulitura dei terreni provocano gli stessi danni al patrimonio forestale e ambientale, se non maggiori, di quelli appiccati con dolo.
Riguardo a quest'ultimi, è stata effettuata un'analisi degli arresti e delle custodie cautelari eseguiti dal Corpo Forestale dello Stato nel periodo 2000 – 2006 che hanno diverse motivazioni, di seguito
specificate:

• 28 arresti sono legati a fenomeni di disagio personale, emotivo, sociale con marcati stati psico - patologici che scatenano nei piromani, propriamente detti, impulsi distruttivi con il bisogno di appiccare incendi, di vedere il fuoco divampare e bruciare tutto. E' quell'insieme di comportamenti che comunemente sono indicati quale “piromania”;
• 37 sono connessi alle attività lavorative che si svolgono nelle zone rurali e montane: di cui 23 legati alla pastorizia per ottenere il rinnovo del soprassuolo erbaceo per continuare a pascolare greggi e 14 per la ripulitura di terreni. Quando le azioni di ripulitura vengono effettuate in zone immediatamente limitrofe al bosco, senza alcun accorgimento e da 9 persone recidive, si configura quale incendio, non di colpa, ma di dolo eventuale (evento non voluto ma previsto e continuato nell'azione accettando il rischio del verificarsi dell'evento, non facendo nulla per evitarlo);
• 9 sono stati effettuati a carico di persone legate alle attività di spegnimento (volontari o operai) per l'ottenimento di vantaggi diretti o per accrescere il proprio ruolo;
• 6 sono scaturiti da conflitti personali conclusisi con l'incendio del soprassuolo boschivo
della vittima;
• 2 per atti vandalici;
• 2 per ritorsione contro la presenza di aree protette
• 2 per questioni legate al bracconaggio o disputa sui territori di caccia;
• 2 per ritorsione contro l'attività svolta dal Corpo forestale dello Stato in materia di
repressione dei reati di abusivismo edilizio;
• 3 per deprezzamento dei boschi per il successivo acquisto da parte di terzi;
• 6 il cui movente è ancora non conosciuto.


27/07/2007 9.43


LEGAMBIENTE: DOSSIER INCENDI LEGALITA'


LEGAMBIENTE: ECOSISTEMA INCENDI 2007