Erosione costiera e pesca, Wwf:«Abruzzo? In alto mare»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Siamo ancora in alto mare» – dichiara Andrea Natale, Responsabile del gruppo Mare del WWF Abruzzo – «Le politiche riguardanti la gestione delle risorse naturali e la risoluzione dei problemi presenti in ambito costiero e marino rispondono ancora a logiche settoriali e non sono ancora integrate come richiederebbe l’Unione Europea».
Reduce dalla partecipazione a due tavoli di concertazioni svoltisi recentemente (26 giugno presso il Servizio Opere Marittime, per discutere in merito alla seconda fase degli interventi di “difesa costiera” e lotta all'erosione di Sicora previsti con la seconda tranche dei finanziamenti CIPE, e 29 giugno presso la Camera di Commercio di Pescara in merito al Fondo Europeo per la Pesca), il Responsabile del Gruppo Mare del WWF Abruzzo traccia un quadro della situazione.
«In Abruzzo si è ancora lontani dalla piena applicazione dei dettami della Gestione Integrata delle Zone Costiere e della Strategia Marina che l'Unione Europea indica come linee guida per la pianificazione e la gestione delle risorse dei sistemi marino e costiero, finalizzate a garantire livelli di benessere durevole e sfruttamento sostenibile delle risorse presenti. Del resto basta ricordare che per la zona costiera le competenze in Abruzzo si dividono tra quattro assessorati regionali, le Province, i Comuni, la Dogana, la Capitaneria di Porto oltre alle Autorità portuali».
«Inoltre», continua Andrea Natale, «nonostante le risorse naturali appartengano a tutti e la pianificazione e le politiche di gestione dovrebbero tenere tutte le tipologie di utilizzo delle risorse sullo stesso piano, al centro di qualsiasi intervento relativo a mare e costa c'è sempre il solo turismo balneare, mentre sono completamente trascurate la tutela delle zone integre, l ripristino delle zone ecologicamente importanti,la piccola pesca e l'acquacoltura».

Queste le proposte del WWF Abruzzo per avviare una politica sostenibile in tema di mare e coste.

• Va rivisto il Piano di Utilizzazione del Demanio attualmente in vigore, recependo comunicazioni e direttive europee uscite successivamente alla sua promulgazione alla fine della passata legislatura regionale.

• Con oltre 120 km di coste è indispensabile che la Regione Abruzzo si doti di una legge regionale per la gestione integrata e sostenibile delle zone costiere e marino-costiere.


• L'erosione è un problema che va risolto a monte, lungo i fiumi, facendo sì che questi tornino a trasportare i sedimenti al mare. Gli interventi che sono stati proposti ed attuati finora non risolvono il problema. Si continuerà a buttare soldi in acqua finché non si permetterà alla natura di fare il suo lavoro attraverso i fiumi e senza opere rigide sulla costa o in mare. Le tante dighe ed i tanti sbarramenti costruiti per scopi irrigui e idroelettrici lungo i fiumi devono restituire, oltre all'acqua, anche i sedimenti che poi costituiscono l'apporto naturale che permette alla spiaggia di ricostituirsi continuamente. A carico delle imprese che operano lungo i fiumi e che incidono pesantemente su questi va istituito un eco-ristoro destinato a sostenere le spese necessarie per la gestione costiera.

• L'eutrofizzazione delle acque del mare, l'erosione, la crisi della pesca, la perdita di biodiversità sono problematiche alle quali si deve rispondere in modo integrato e sinergico. È necessaria l'istituzione di un tavolo di confronto permanente con più enti e con altre associazioni, un vero e proprio Osservatorio regionale su costa e mare sul modello di quanto fatto in altre regioni in Italia (Lazio, Liguria) e all'estero (Catalogna, Andalusia). Si deve consentire ai vari portatori di interesse di partecipare concretamente alle fasi di monitoraggio della realizzazione delle opere di difesa costiera anche per verificare se le osservazioni accolte e le restrizioni fissate dal Servizio Opere Marittime in fase di autorizzazione siano effettivamente rispettate.


• Per quanto riguardo la piccola pesca, nonostante si vedono dei segnali di cambiamento rispetto al passato, questa resta sempre la “cenerentola” della costa. Sono pochi i Comuni costieri che hanno destinato attenzione alla pesca nei loro piani spiaggia comunali e spesso i pescatori sono stati “ghettizzati” in zone scarsamente attrattive per il turismo balneare. Desta grande sorpresa che non sia stato attivato l'ASSE IV nella Proposta di riparto tra assi e misure dei finanziamenti della Regione Abruzzo. La Regione dei Parchi, ad oggi, sembrerebbe non aver intenzione di investire un euro per lo sviluppo sostenibile delle zone di pesca. Si potrebbero attivare dei Gruppi di Azione Costiera, previsti dal regolamento europeo, per esempio nella Costa dei Trabocchi nel futuro Parco Nazionale, ispirandosi ai progetti di sviluppo che sono stati realizzati a Portofino, alle Cinque Terre, a Ustica, per rilanciare la piccola pesca costiera, sviluppando forme di pescaturismo legate ai trabocchi ed a percorsi di sviluppo dell'enogastronomia come sta facendo Slow Food con “Cala Lenta” da qualche anno. Forme alternative di reddito consentirebbero anche un alleggerimento della pressione della pesca sulla nostra costa che sta provocando ingenti danni ai fondali ed alla biodiversità marina per l'uso scriteriato di mezzi meccanici fino a poche decine di metri dalla riva.

06/07/2007 15.05