L'insana sanità abruzzese delle incongruenze e dei privilegi

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2340

L'insana sanità abruzzese delle incongruenze e dei privilegi
ABRUZZO. E’ un coro unanime: dai semplici cittadini in coda in liste di attesa sempre più estenuanti, ai sindacati, ai sindaci dei piccoli centri che si vedono privare di quei servizi vitali alla salute e all'economia del loro territorio. Ma il vero motivo del malcontento generale sul piano di riordino varato dalla Regione (per porre rimedio a decenni di sperperi senza controllo) è che non sono state eliminate e cancellate le vecchie incongruenze o i privilegi e nemmeno si sarebbe avuto un occhio particolare per le spese più sostanziose (appalti, servizi, consulenze, scorte…). TUTTE LE CURIOSITA' DELLA GESTIONE CORDONE
Si è invece «cercato di risparmiare tagliando i servizi vitali per i cittadini» o «risparmiando sul personale», tagliando così risorse utili ed ingolfando ancor più l'attività ospedaliera o di reparto.
In pratica, hanno spiegato oggi Cgil Cisl e Uil, le linee guida della Regione vanno ad intaccare semplicemente il 30% della spesa complessiva sanitaria, quella del personale, e non invece l'altro 70% dove si troverebbero la maggior parte degli sprechi e delle uscite incontrollate.
«Vogliono risparmiare sulla pelle della povera gente» è la frase ripetuta più spesso.

Questa mattina però la triplice ha gridato battaglia contro il nuovo manager Antonio Balestrino che pare abbia deluso le aspettative e quel rinnovamente che sembrava vitale.
«Non è possibile fare una delibera in perfetta solitudine», ha detto Paolo Castellucci della Cgil, «e poi convocare i sindacati a cose fatte. I problemi della sanità sono seri e le leggi sulla concertazione e la nostra partecipazione vanno rispettate sempre e comunque».
Il riferimento di Castellucci è alla recente delibera 440 dell'Asl di Pescara dello scorso 20 giugno nella quale si applicano le misure di riordino che vanno ad incidere pesantemente soprattutto sul taglio del personale medico ed infermieristico.
Ma questa delibera sarebbe diretta conseguenza di un'altra della giunta regionale abruzzese dell'11 giugno scorso -la 574- che ha ribadito la necessità di garantire gli obiettivi di spesa fissati nel piano di rientro stipulato il 6 marzo 2007 attraverso il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato per l'anno 2007 e la contestuale riduzione della spesa per il personale a tempo determinato.
Così il tetto stabilito dalla Regione per la spesa del personale per questo anno a Pescara è di 146.414.000 milioni di euro che costituisce il limite invalicabile oltre il quale non si va.
E puntuali sono arrivate le lettere che hanno annunciato l'interruzione dei rapporti di lavoro per 379 lavoratori atipici, tra i quali vi sono anche figure mediche.
Il risparmio stimato sarebbe di circa 2 milioni.


IMPOVERIMENTO DEI SERVIZI E FAVORI AI PRIVATI

La prima conseguenza sul taglio del personale sarà l'impoverimento della qualità dei servizi, e l'allungamento delle liste di attesa, la scomparsa dai presidi ospedalieri di distretti o reparti, specialità, fino ad ora, che rendevano un servizio ad ampie fette di territorio.
L'altro effetto collaterale sarà l'aumento del traffico di quei pazienti che saranno costretti per le visite a rAggiungere Pescara ingolfando ulteriormente l'ospedale cittadino, anche questo colpito dalla forbice dei tagli.
«Se la Regione non sta facendo tutto questo in maniera consapevole allora vuol dire che c'è un disegno scaturito dalla incompetenza e dall'ignoranza», ha aggiunto Castellucci, «che però sta distruggendo il patrimonio pubblico della sanità per arricchire quella privata. Sono ancora troppi gli sprechi per milioni di euro come l'acquisto di macchinari che poi non vengono fatti funzionare per mancanza di personale come succede a Pescara per il nuovo acceleratore. Ma un concorso per sopperire al problema è fermo da oltre un anno. Oppure come certi reparti ristrutturati da poco che saranno accorpati ad altri, o come spese di affitto di locali pagati ai privati mentre altri di proprietà della Asl rimangono abbandonati. Che dire poi dei 4 odontotecnici voluti da Cordone che ora sono seduti in un antibagno senza far nulla?
Quello che è certo», ha concluso Castellucci, «è che questo disastro della sanità non è stato causato dei lavoratori ma oggi a loro si chiede di pagare le conseguenze».
Ma i sindacati hanno anche bacchettato il nuovo manager Balestrino per aver accettato nella quasi totalità le decisioni prese nell'ultimo giorno dall'ex manager Angelo Cordone nelle sue famose 400 ultime delibere.

EMIGRAZIONE FUORI REGIONE (PER CHI HA I SOLDI)

«Un altro degli effetti nefasti del piano di riordino saranno gli enormi disagi di molti cittadini che troveranno le porte sbarrate nell'ospedale pubblico», a detto Massimo Petrini, della Cgil Fp, «ma anche probabilmente negli ospedali privati per i quali è previsto un regime molto più ferreo del passato per quanto riguarda i ricoveri. L'unica alternativa allora rimarrà quello di andarsi a curare fuori regione».
Il prossimo duro scontro però è solo rimandato al prossimo 28 giugno giorno in cui la Asl ha convocato le parti sociali per discutere del riordino già deliberato.
«In base al disegno della Asl, nel 2007», ha fatto notare il segretario della Cisl, Umberto Coccia, «l'azienda perderà 59 lavoratori assunti a tempo indeterminato, e per gli assunti a tempo determinato si passerà da 524 unità a 204, che non possono essere in grado di assicurare i livelli di assistenza. Meglio allora ridurre le Asl, i direttori amministrativi e sanitari, per risparmiare, perchè il taglio non si può fare sul personale medico, di assistenza o sugli Edp. E' nostra volontà - ha detto - fare un discorso sulla riorganizzazione, ma non nei termini indicati dalla Asl».

CONSIGLIO STRAORDINARIO E MOBILITAZIONE

Su proposta di Cgil, Cisl e Uil, alcuni consiglieri comunali di maggioranza e opposizione hanno chiesto la convocazione di un consiglio comunale straordinario a Pescara, aperto anche ai sindaci. I
sindacalisti della triplice sindacale hanno inoltre annunciato la partecipazione alle manifestazioni promosse per i prossimi giorni a Popoli, e Penne, che si terranno rispettivamente il 28 e 30 giugno con la mobilitazione di diversi comuni.
I rappresentanti dei lavoratori stanno pensando pure ad un'altra manifestazione da realizzare a Pescara, dopo quelle gia' promosse in passato per chiedere alla Asl e alle istituzioni di rinnovare i contratti dei precari (che in tutta la Asl sono piu' di 500) al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza.


I SINDACI DEL PESCARESE INFURIATI:"COSì SI DISTRUGGE UN TERRITORIO"

«Negli anni scorsi i presidi ospedalieri di Penne, Popoli, a San Valentino sono già stati pesantemente ridimensionato. Tra le altre cose, non ci siamo opposti al piano regionale del taglio dei posti letto ma queste nuove direttive della Asl di Pescara mirano a svuotare i servizi del nostro territorio ad accorpare reparti che funzionano bene e che possono continuare a svolgere un ruolo importante per le nostre zone».
E' quello che ha ribadito oggi il sindaco di popoli Emidio Castricone che insieme ad altri 25 colleghi sindaci dei comuni della Val Pescara e dell'area Vestina ha annunciato per giovedì 28 una manifestazione nel suo paese in difesa degli ospedali locali.
«E' un piano di riordino troppo violento e c'impone sacrifici enormi» ha detto invece il sindaco di Penne Donato Di Marcoberardino «meglio sarebbe stato diluire i sacrifici in un arco di tempo più ampio. Siamo molto arrabbiati anche perché rimangono inalterati i veri sprechi ed i privilegi. Basta farsi un giro in qualunque ospedale o presidio per vedere come le liste di attesa siano aumentate in maniera spropositata».
Il sindaco di San Valentino, Gianni Ammirati, invece ha fatto notare come l'unico ospedale pubblico che eccelle nella riabilitazione, quello che si trova nel suo paese, dal giorno della sua inaugurazione è stato fatto arrancare per mancanza di strumenti e personale.
«Ora rischiamo di perdere anche quei 20 ricoverati per fare l'ennesimo regalo alla sanità privata. Questo modo di gestire la sanità ha ricadute pesanti sui tutti i cittadini e rischia di minare anche l'economia locale».

POPOLI. AN CHIEDE LE DIMISSIONI DEL SINDACO

Anche a Popoli sarebbe in atto un ridimensionamento dei servizi. Per questo a lanciare l'allarme è An che chiede al sindaco cosa intenda fare.
«Il colpo mortale per l'economia e l'assistenza sanitaria popolese lo ha inferto la Giunta Regionale di centrosinistra composta da quei partiti di cui Lei e la Sua giunta siete espressione», hanno scritto i consiglieri Mario Lattanzio, Christian Salutari, Maria Laura Morì, Frediano Cafarelli, Roberto Salari, «attraverso la stampa Lei, sindaco, promise che tutto si sarebbe risolto per il nostro nosocomio e, quando sollevammo il problema, venimmo tacciati di essere catastrofisti e di praticare terrorismo psicologico nei confronti della popolazione.
Ora che la politica sanitaria del Centrosinistra è completamente fallita si indice una manifestazione: per fare che? Noi ci saremo perché non possiamo permettere che Popoli perda il suo ospedale ma rinnoviamo l'invito affinchè Lei,sindaco, il segretario provinciale dei DS Antonio Castricone, i segretari provinciali della Margherita, Ezio Di Cristoforo, e Attilio Di Camillo, vi dimettiate per dissociarvi dalla disastrosa politica sanitaria regionale attuata ai danni dell'Ospedale di Popoli».


IL DICTAT DEL COMITATO RISTRETTO DEI SINDACI

Intanto nell'ultima riunione del comitato ristretto dei sindaci in una delibera è stato impartito un formale indirizzo politico amministrativo al direttore generale della Asl affinché nella erogazione dei servizi sanitari da parte dei presidi ospedalieri «sia resa certa la prestazione di standard quantitativi e qualitativi minimi soddisfacenti per la collettività dell'intero territorio provinciale».
Il comitato ristretto dei sindaci ha dunque invitato il manager della Asl fin da ora a reperire le risorse necessarie «eventualmente anche superando temporaneamente le limitazioni di spesa per dare piena attuazione a quanto contemplato nel documento del piano di riordino proprio in relazione alla garanzia dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza».

La protesta dei 25 comuni della provincia di Pescara insieme ad alcuni della provincia dell'Aquila scenderà in strada giovedì 28 giugno alle ore 10.30 a Popoli.

26/06/2007 13.50


IERI LA PROTESTA A SULMONA E CASTEL DI SANGRO


Ieri è stata una nuova giornata di protesta per la sanità abruzzese. Mentre i precari della Asl di Pescara attendono la chiusura della loro ciclica vertenza, ieri la Cgil ha organizzato proteste davanti i presidi ospedalieri di Sulmona e Castel di Sangro. I motivi sono sempre gli stessi: ridimensionamento di alcuni servizi e strutture che rientrano nel piano di riordino e di contenimento dei costi. Ma le cose non vanno meglio a popoli o a Teramo.
Ieri un picchetto per protestare contro «le continue spoliazioni in atto negli ospedali di Sulmona e Castel di Sangro (L'Aquila)» è stato allestito dalla Cgil davanti all'ingresso dei due presidi sanitari. Nel corso della manifestazione è stato distribuito un volantino informativo in cui i rappresentanti del sindacato hanno
evidenziato i gravi problemi dei due ospedali della Asl Avezzano-Sulmona.
«La riorganizzazione della sanità non deve significare riduzione dei servizi ai cittadini, in particolare, alle fasce più deboli - afferma il segretario della Cgil di Sulmona, Damiano Verrocchi -, ma deve servire a eliminare gli sprechi e le diseconomie e a costruire un moderno modello di sanità capace di rendere esigibile il diritto alla salute per tutta la popolazione del territorio peligno-sangrino».
La carenza di infermieri, soprattutto nel pronto soccorso - dove viene utilizzato personale di altri reparti senza la necessaria professionalità -, la ristrutturazione della vecchia ala dell'ospedale, la stabilizzazione dei lavoratori precari, lo smantellamento dell'Ufficio tecnico e il pensionamento di alcuni funzionari non rimpiazzati: sono solo alcuni dei problemi evidenziati dalla Cgil.
«Non si condivide la ventilata soppressione dei posti letto di Oncologia a Sulmona e il ridimensionamento generalizzato dei servizi sanitari degli ospedali di Sulmona e Castel di Sangro - conclude Verrocchi -, a Castel di Sangro vanno definitivamente potenziati il laboratorio analisi, il punto nascita e il pronto
soccorso, per evitare future soppressioni in quanto servizi di fondamentale importanza per le popolazioni sangrine».
Infine, la Cgil ha rilevato la necessità di restituire all'ospedale di Sulmona i trenta posti letto di riabilitazione
che sarebbero scomparsi dal Piano di riordino sanitario e di istituire il Dipartimento delle professioni sanitarie, per avere una struttura di riferimento in grado di fare programmazione e intervenire sulle questioni operative e di servizio.

ASL TERAMO: MANCANO 7 MILIONI DI EURO

Nella provincia di Teramo le cose non vanno meglio. Qui è il presidio di Atri a rischiare grosso anche perché tra le altre cose la Regione avrebbe versato ben 7 milioni di euro in meno alla Asl locale.
Così ieri il sindaco di Teramo Gianni Chiodi ha scritto una lettera ad assessore e presidente della Regione perché riformulino il finanziamento tagliato.
«La Regione Abruzzo dallo scorso mese di maggio», ha spiegato Chiodi, «ha tagliato alla Asl di Teramo finanziamenti per un totale di 7 milioni di euro. La cifra, particolarmente ingente, mette evidentemente in difficoltà l'azienda sanitaria e crea inevitabili problemi di cassa e di liquidità.
Non sono pochi i fornitori della ASL che mi hanno rappresentato lo stato delle cose, lamentando il mancato pagamento delle forniture e di conseguenza, le difficoltà che la situazione inevitabilmente (e a catena), genera sulle imprese stesse. E' importante a questo punto che la Regione si attivi per risolvere un problema che avrà forti ricadute negative sul territorio».

26/06/2007 8.14