Confcommercio contro il Governo e gli indici di normalità economica

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La Confcommercio regionale lancia una raccolta di firme contro gli studi di settore e contro i nuovi indici di normalità economica elaborati dal Governo, che comportano «un insostenibile aggravio della pressione fiscale sulle imprese».
La raccolta di firme avrà inizio nei prossimi giorni e verrà effettuata in tutte le strutture delle Confcommercio provinciali di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo. E l'associazione di categoria
spiega: «Abruzzo Confcommercio non può accettare di vedere continuamente pressate dal fisco, con il pregiudizio dell'evasione fiscale, un universo di piccole e medie imprese e di imprenditori che operano alla luce del sole e che ha il merito di essere il settore più dinamico del nostro sistema economico».
La realtà ipotizzata dagli indici è, secondo il sodalizio, ben lontana da quella in cui le imprese effettivamente operano.
L'aggiunta dei parametri di normalità economica, ha spiegato l'associazione, «con applicazione transitoria per il 2006, è in pratica una sorta di anticipazione dei nuovi indicatori di coerenza, che la Finanziaria 2007 ha previsto debbano entrare in vigore dopo adeguati accordi con le categorie economiche e in concomitanza con gli aggiornamenti periodici degli studi di settore».
La Confcommercio nazionale ha di recente calcolato la media di quanto le imprese del settore devono versare al fisco: si parla di circa il 50% degli imponibili dichiarati.
Se si esaminano poi le aliquote marginali, comprensive di IRPEF, lRAP e contributi previdenziali a carico dell'imprenditore, il prelievo complessivo è del 47% già a partire da 16.000 euro di reddito annuo e sale al 55% oltre i 26.000, senza tener conto dei tributi locali e delle addizionali all'imposta sul reddito.
«Queste cifre parlano da sole», chiude la Confcommercio, « ed evidenziano la necessità di ripensare ad un fisco più equo per tutti».

21/06/2007 10.14