Poliomielite:«ospedale a rischio chiusura si trasformi in centro specialistico»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nicola Cirelli e Luciana Forgione hanno partecipato insieme a circa 300 poliomielitici al convegno di sabato scorso a Roma "Dalla Poliomielite alla Sindrome Posto Polio" .
Tra i numerosi relatori Italiani e stranieri, anche autorevoli professionisti poliomielitici come Luisa Arrondini, specialista in Terapia Fisica e riabilitazione della Fondazione Don Gnocchi di Milano, la professoressa Rania Belmahfoud, primario del Centro dei Rieducazione e Riabilitazione funzionale di Parigi, il professor Antonio Toniolo, direttore del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell'Università di Varese.
«Le esperienze degli altri Paesi Europei», ha raccontato Nicola Cirielli, commissario provinciale Aniep Pescara, «sono ad uno stadio avanzato, mentre i Governi che si succedono in Italia non sono stati in grado finora di approvare nemmeno una delle tre proposte di legge per il riconoscimento ufficiale della "Sindrome Post Polio" come malattia cronica ed invalidante, in modo da ottenere il diritto all'esenzione della spesa sanitaria per ogni tipo di cura e terapia in argomento».
Gli storici centri di cura per la polio di Malcesine e di Ariccia, a detta dei loro rispettivi direttori Bruno Danzi e Daniele Martini, da soli, stentano a soddisfare la massiccia richiesta di diagnosi, cura e riabilitazione dei circa 70.000 poliomielitici Italiani.
«Appare, quindi, di attualità», ha ribadito Cirielli, «la richiesta dell'Aniep di Pescara di individuare in uno degli ospedali locali a rischio chiusura, la sede ideale per organizzare un centro di riferimento nazionale per lo studio e la cura degli esiti tardivi della poliomielite, in rete con quello di Malcesine e di Ariccia e col non trascurabile apporto che potrebbe fornire l'Università di Chieti e l'istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro».

19/06/2007 9.28