Quando la mafia faceva le ferie in Abruzzo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

14778

Quando la mafia faceva le ferie in Abruzzo
INCHIESTA. ABRUZZO. Ville, appartamenti, ma anche garage e lotti di terreno. Città, mare, montagna e collina. Se c'è chi dice che in Abruzzo la mafia non esiste, c'è invece qualche prova concreta -fondamenta solide e cemento armato- che possono garantire la presenza di personaggi di spicco della malavita organizzata sul territorio. Secondo il rapporto dell'agenzia del Demanio, ripreso dall'associazione Libera (www.libera.it) di Don Ciotti, i beni confiscati alle mafie e alle associazioni criminali in Abruzzo sarebbero 18, dal 1996 al 2006.
ABRUZZO AL TERZO POSTO TRA LE REGIONI DEL CENTRO ITALIA

Meno di dieci anni che hanno portato alla luce un numero esiguo di immobili (e non solo) se confrontato con i dati della Sicilia (3350 beni confiscati), Campania (1171) Calabria (1093).
Ma è quello stesso dato, che non arriva nemmeno alle venti unità, che fa balzare la regione al terzo posto tra quelle del centro Italia con il maggior numero di confische dopo Lazio (322) e Toscana (23).
Ben altra realtà per le vicine di casa Molise, con appena 2 beni confiscati, o l'Umbria con nessun bene e le Marche, appena 1.
E più a sud, anche la Basilicata risulta più tranquilla con 11 beni individuati e confiscati.
Queste proprietà sono il segno evidente che con il passare degli anni la malavita organizzata ha cominciato a scoprire il territorio impervio, nascosto e mal collegato dell'Abruzzo; tutte caratteristiche positive per chi cercava e continua a cercare "tranquillità".
Posti lontani da occhi indiscreti per traghettare i loschi giri d'affari, riciclare denaro sporco, transitare indisturbati o vivere stabilmente in tutta libertà.
E una volta trovata la giusta zona si può anche costruire, edificare, progettare, per pulire e far fruttare in qualche modo denaro derivante da operazioni illecite.
Mentre questa presenza prolifera la regione, i suoi abitanti, i miti popolari e le istituzioni continuano a credere e far credere che questa sia l'isola felice.


Visualizzazione ingrandita della mappa


LA MARSICA LA ZONA PIU' COLPITA

Basta scorrere il lungo elenco e tra le città di tutta Italia, risaputamente covo di malavitosi, spuntano anche paesi apparentemente tranquilli dell'entroterra nostrano.
E si scopre che tra Tagliacozzo,Ovindoli, Pescasseroli ci sono case, ville, appartamenti e garage di personaggi di spicco del crimine organizzato.
Un nome su tutti quello di Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della Banda della Magliana.
Nel mandato di cattura a suo carico, il giudice Lupacchini scrisse: «Nicoletti funziona come una banca, nel senso che svolge un'attività di depositi e prestiti e attraverso una serie di operazioni di oculato reinvestimento moltiplica i capitali investiti dell'organizzazione».
Fatto sta che 10 dei 18 beni confiscati in Abruzzo (tutti nel 2001) appartengono proprio a Nicoletti, e cointestati anche a Sergio Gangemi.
Ci sono due fabbricati ancora liberi e un terreno agricolo non assegnati a Scurcola Marsicana (via delle vigne), provincia dell'Aquila con meno di 2500 abitanti a 700 metri sul livello del mare.
Poi ancora un fabbricato a Cappadocia (località valle Fucero), comune sempre in provincia dell'Aquila al confine con il Lazio che può vantare appena 520 abitanti. Due gli appartamenti e un garage nella nota zona di montagna
Pescasseroli (località colli bassi).
Anche Tagliacozzo, celebre campo di battaglia a fine 1200 per Corradino di Svevia e Carlo d'Angiò, si è dimostrata negli ultimi decenni terreno fertile per il malaffare: lì Nicoletti possedeva una villa (nelle foto) (via Collicciano), un appartamento e un garage (via Berna), adesso tutti affidati al Comune che dovrebbe predisporre alloggi per indigenti e senza tetto.
Giuliano Rocchetti, specializzato in traffico di stupefacenti e usura, invece, aveva scelto Ovindoli, piccolo paese immerso nel verde dei pascoli e nella neve. Lì aveva acquistato un appartamento e un garage, entrambi confiscati . Nel 2002 solo a Roma a Rocchetti sono stati confiscati oltre 2 miliardi di lire appartamento e garage.
In Abruzzo c'era (o è stata identificata) decisamente poca roba.




A TERAMO E BASCIANO, GASPARE MIONE

A Gaspare Mione, invece, lo stato ha tolto in via definitiva nel 2005 due fabbricati, da adibire ad uso residenziale uno a Teramo (via Molinari), e un secondo in un paese poco distante, Basciano (via Brecciarola) comune di 2.500 abitanti. Mione, esponente della mafia siciliana, è stato inserito in una relazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo nella lista di persone sottoposte alle confische più ingenti. Tra i nomi spiccano quelli ben più noti di Giovanni Brusca e Totò Riina.
Nella lista ci sono poi due appartamenti e un garage a Silvi Marina (contrada Piomba) intestati a Silvano, Maurizio e Fabrizio D'Innocenzo e confiscati tra il 1996 e il 2005. Due beni anche nella provincia di Pescara, uno a Città Sant'Angelo (via saline Nord) e uno a Montesilvano (strada da denominare 172).




IL TRASFERIMENTO AI COMUNI

Ma che fine fanno questi beni?
Molto spesso nemmeno i sindaci dei Comuni sanno della presenza sul territorio di questi immobili.
L'associazione Libera che si batte per una nuova legge in materia di confisca e destinazione al momento ha avvertito gli amministratori di Scurcola e Tagliacozzo. Qual è la reazione?
«Il sindaco di Scurcola non ne era a conoscenza, quello di Tagliacozzo sì», racconta Giuseppe La Pietra, referente di Libera Marsica che in accordo con le Istituzioni competenti, sta avviando un progetto per monitorare tutti i beni della regione, al fine di verificare l'uso che ne viene fatto.
«Dopo la prima sorpresa iniziale si dimostrano collaborativi».
Attraverso un bando pubblico si stabilisce poi la destinazione del bene che può diventare alloggio per disadattati, o tramutarsi in una vera e propria azienda per produrre olio, vino, pasta.
Una trasformazione simbolica per rompere con il passato e avviare una rinascita. Così avviene a Cinisi nella casa del boss Tano Badalamenti (a solo «cento passi» da quella di Peppino Impastato) o a Corleone, roccaforte di Totò Riina.
E se i primi cittadini ostentano meraviglia c'è chi nei paesi d'Abruzzo sapeva di quelle presenze.
Voci, pettegolezzi di chi si accorgeva dei nuovi fabbricati che crescevano in zone più o meno isolate (qualcuno avrà pur dato le autorizzazioni?), di facce sconosciute che venivano additate come personaggi loschi.

 

LA CRONACA E GLI ULTIMI ARRESTI

L'ultima confisca operata in regione risale al 2006, ma gli ultimi arresti di esponenti del crimine organizzato in Abruzzo sono assai più recenti. Basta scorrere le cronache locali. A giugno dell'anno scorso i carabinieri di Pescara hanno decapitato l'organizzazione criminale della famiglia Savignano,
considerata dalle forze dell'ordine la forma più importante di criminalità organizzata radicata in Abruzzo. A Febbraio è stato arrestato a Pescara un pluripregiudicato siciliano, figlio di ex collaboratore di giustizia.
Lo scorso aprile ad Opi, pieno Parco Nazionale d'Abruzzo, è stato rintracciato Nicola Del Villano, braccio destro di Michele Zagaria, ritenuto uno dei dieci latitanti più pericolosi d'Italia, boss del clan del Casalesi, irrintracciabile dal 1994.
Qualche giorno dopo a Vasto le forze dell'ordine hanno arrestato Vincenzo Acanfora, 47 anni, pluripregiudicato per associazione di tipo mafioso.
A febbraio del 2006 una giovane donna si suicidò, gettandosi dal balcone della casa in cui viveva con il fidanzato. Era Elena Maniero, figlia del boss Felice Maniero che aveva scelto l'Abruzzo, terra tranquilla, per rifarsi una vita e scrollarsi di dosso un passato scomodo.





TAGLIACOZZO NEL MIRINO DELL'ANTIMAFIA DI PALERMO

La villa sequestrata a Tagliacozzo a Nicoletti non è l'unico dato inquietante della zona.
Un anno fa la struttura turistica “Alba d'oro” è finita sotto i riflettori di un'inchiesta dell'Antimafia di Palermo alla ricerca del Tesoro di Vito Ciancimino, l'ex sindaco di Palermo, a suo tempo arrestato per mafia e morto nel 2002.
Secondo la Procura di Palermo il ricco tesoro sarebbe finito, per opera dei figli, investito in altri beni e soprattutto nel settore del gas, attraverso la Gas spa venduta nel 2004 ad una multinazionale spagnola per 120 milioni di euro.
Prima della cessione agli spagnoli però le quote della Gas spa erano detenute da Gianni Lapis, un professore tributarista che, per i magistrati, agiva come prestanome dei Ciancimino e per alcuni pentiti addirittura Provenzano e che era arrivato a Tagliacozzo attraverso la società palermitana che gestisce la rete del gas del comune abruzzese.
I 120 milioni della vendita della società sarebbero poi stati reinviestiti in Romania, Belgrado e anche nella “Alba d'oro srl”, la società impegnata nella realizzazione della struttura ricettiva a Tagliacozzo.

25 MILA I BENI CONFISCATI IN TUTTA ITALIA

Tra il sequestro e la confisca dei beni segue di solito un buco nero.
A confermarlo è stato recentemente anche il ministro dell'Interno, Giuliano Amato. Le statistiche sono a dir poco deludenti. Mediamente, infatti, possono trascorrere tra i 5 e i 10 anni.
I tempi di attesa più alti si riscontrano paradossalmente proprio nel sud del paese.

Ma quanti sono i beni confiscati in tutta Italia?
Ammontano a più di 25 mila stando alla banca dati gestita dall'agenzia del Demanio, di cui il 54,1% immobili, il 23,7% titoli e il 22,2% mobili.
Ma c'è un dato che deve far riflettere: l'andamento delle confische è precipitato vertiginosamente: nel 2000 i beni immobili confiscati erano 927 , nel 2001 sono scesi a 549, nel 2002 a 190, nel 2003 a 48.
Nel 2006 la cifra è aumentata nuovamente e si è arrivati a 216 immobili sequestrati, numero però ben lontano dai primi anni del nuovo millennio.
Ad oggi è quasi impossibile conoscere il valore complessivo di questo patrimonio, dato che il numero di beni dei quali è riportata la consistenza economica rappresenta meno di un quinto di quelli registrati nella banca dati.
Dopo la confisca anche la destinazione a nuovo uso diventa difficile a causa di gravami ipotecari, comproprietà con soggetti che non fanno parte dei traffici illeciti. Nel 35% dei casi, poi, le unità immobiliari risultano occupate abusivamente da parte delle famiglie stesse del mafioso proprietario a cui sono state confiscate.

Alessandra Lotti 11/06/2007