Medioevo Abruzzo

Alessandro Biancardi

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L’EDITORIALE. Dove sta andando l'Abruzzo? O forse sarebbe più corretto dire: dove ci stanno trascinando? Si aprono nuove inchieste, vengono tirati dentro nuovi nomi (e anche svariati doppioni) ma il grado di allarme sociale rimane sempre lo stesso: non ci sono in questa regione notizie più importanti e meno importanti, quelle che dovrebbero far saltare sulla sedia, indignare, sollevare e quelle invece che meritano uno sguardo per poi voltare subito pagina. Tutto è uguale e somministrato con il solito finto distacco e del "tranquilli, tranquilli… tutto va bene".
Noi non crediamo al distacco, nè all'equidistanza di alcuno e siamo molto preoccupati per la dilagante malapolitica che si ritrova in ogni piega dell'amministrazione pubblica (assunzioni, consulenze, lavori pubblici, gestione di servizi, gestione delle finanze, clientele...), siamo preoccupati altresì per la mancanza assoluta di contrasto e di controllo dei manovratori che agiscono liberamente e allegramente.
Dunque la domanda allora potrebbe essere: per quanto tempo ancora ci trascineranno nel baratro?
Quanto tempo ancora dovremo sopportare questo sistema, queste regole?
Molto dipenderà da quando gli abruzzesi capiranno, quando acquisteranno la consapevolezza di quello che gli sta capitando intorno.
Per fare questo bisognerà attendere che i giornalisti inizino a fare la loro parte, semplicemente “esercitando il mestiere” rispettando quelle regole di deontologia e civiltà sempre più calpestate per raggiungere il solo scopo di confondere il cittadino e allontanare sempre più quella consapevolezza, utilissima ed indispensabile per cambiare le cose.

E domenica i giornalisti saranno chiamati a votare i rappresentanti del nuovo Ordine regionale e nazionale, sempre così discreto e silenzioso, così etereo, evanescente; mai si è sentita in Abruzzo la voce autorevole intervenuta a chiarire o sanzionare scorrettezze palesi, nè è stata data voce e giustizia a tutti quei cittadini che si rivolgono all'Ordine perchè si sono visti in qualche modo calpestare i loro diritti di partecipazione democratica ad un dibattito che li riguardava molto da vicino o perchè una notizia che li vedeva protagonisti è stata data distorta, magari per fare piacere al "potente" di turno.
Commistione tra informazione, economia e politica abbiamo scoperto essere una realtà non debellata e, dunque, ancora presente ma non risulta si stia facendo nulla per il cancro di questa professione che si espande in men che non si dica all'intera società.
Il rispetto delle regole imposte a tutti i giornalisti potrebbe costituire il primo passo per la normalizzazione di questa regione che normale non è.
Un Ordine vero che faccia rispettare le regole sarebbe il primo passo.
I cittadini si sentirebbero più sicuri, più tutelati, gli amministratori potrebbero sentirsi il fiato sul collo...
In mancanza dovremo accontentarci di notizie distorte e sempre più parziali fino a discostarsi in maniera grottesca dalla realtà che vogliono rappresentare, di rapporti sempre più stretti con i politici che interverranno come vorranno, a dire quello che vorranno e non importa se sono cumuli di menzogne.
Fino al prossimo scandalo, fino alle prossime intercettazioni telefoniche.

Basta con il premiato markettificio senza ritegno e sventolato ai quattro venti infischiandosene della obiettività e della verità, dei fatti e delle conseguenze. Infischiandosene dei cittadini.


Così la disinformazione si fa anche con l'omissione: che fine hanno fatto le inchieste della Fira, Montesilvano, Delverde? Perchè sono sparite dai giornali, perchè non si vuole più far sapere come stanno le cose?
Forse per far credere che «il sipario sia calato» e che è «tutto finito»?
Per esempio sono arrivate anche agli altri le minacce e le diffide che sono arrivate a noi a non parlare di una certa cosa che è successa ad un certo sindaco e ad una certa giunta portata via da una tormenta anzi da un Ciclone?
Il degrado culturale e ideologico della nostra politica è al culmine, le connivenze hanno raggiunto livelli di commistioni tali che ormai basta tirare un solo filo per disfare tutta la coperta, tutti sono legati a tutti, le cordate alle altre cordate, il centrodestra al centrosinistra in un patto inscindibile di non belligeranza su argomenti chiave con il risultato di una copertura reciproca.
Riusciremo mai a liberarci della logica affaristica del favore e della tangente?
Riusciremo mai a liberarci delle mele marce?
Riuscirà il nostro ordinamento a garantire una punizione nell'era dell'indulto?
In definitiva sarà abbastanza forte la procura di Pescara a sopportare un peso di lavoro e responsabilità mai così imponente?
Molto dipenderà da noi giornalisti, molto dipenderà da noi cittadini ma dovremo imparare a protestare e a reclamare i nostri diritti.
Dovremo imparare a denunciare e a credere nelle forze dell'ordine.
Nessuno dovrà più sentirsi protetto da complicità e omertà.

Coraggio il Medioevo è alle porte.
Coraggio il meglio è passato.


a.b. 19/05/2007 11.08