Tagli e scelte sbagliate? Ruffini (Pd): «a rischio la salute delle donne abruzzesi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ruffini critica la nuova riorganizzazione del test di screening ad Atri. A rischio la salute delle donne abruzzesi.

«La salute delle donne abruzzesi è sempre di più a rischio senza l’attività di prevenzione effettuata dal Centro regionale sui tumori di Atri».

A lanciare l’allarme è il consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini dopo che nel corso del 2011 si è assistito ad un dimezzamento dell'attività di screening nel Centro di Atri. «Questa giunta regionale», contesta l'esponente della minoranza, «ha azzoppato anche uno dei pochi servizi che funzionava ad Atri, un Centro che rappresentava un punto di riferimento regionale per le donne del teramano. Questo accanimento nei confronti di Atri da parte della giunta regionale più teramana di sempre è davvero incomprensibile».

Tornando allo screening, Ruffini ricorda che è un’attività diagnostica di malattie come il tumore all’utero, quindi un esame importantissimo per individuare fattori di rischio presenti in una comunità in una fase precoce, permettendo così di giungere ad interventi terapeutici tempestivi ed alla gestione standardizzata della terapia in modo di ridurre sistematicamente la mortalità delle donne.

«Nell’Abruzzo di Chiodi purtroppo anche l’attività di prevenzione è allo sfascio. Basti pensare che negli anni precedenti al 2011 si effettuavano nella regione Abruzzo circa 65.000 pap refertati mentre nel 2010 si sono avuti 9.000 pap refertati e 22.000 HPV», spiega Ruffini che sull’argomento ha presentato un’interpellanza in Consiglio regionale.

Ma nel 2011 l'assessorato regionale alla Prevenzione ha deciso di scindere lo screening in più parti: la prima fase gestita e curata dall'assessorato alla Prevenzione mentre la seconda fase (follow up e trattamento) che dovrebbe ricadere nel settore Diagnosi e Cura.

«E’ stata eliminata la struttura regionale di Coordinamento assegnando ai direttori generali la nomina di nuovi coordinatori aziendali che si devono occupare delle varie fasi dello screening, ovvero manca il collegamento tra il primo ed il secondo livello di screening per cui le donne che risultano positive al primo test non possono essere richiamate per i controlli ravvicinati», dice Ruffini.

«Infatti» incalza l’esponente del Pd «possono essere accettate all'esame di screening solo le donne che hanno ricevuto una lettera di convocazione. Le altre donne non possono fare il test HPV gratuito anche se è un loro diritto essendo trascorsi tre anni dal test precedente. La lettera di invito è uno dei punti importanti dello screening ma la presenza dei consultori familiari che da sempre si occupano e coinvolgono le donne nella prevenzione del tumore dell'utero ha determinato il libero accesso delle donne al pap test anche al di fuori della lettera di convocazione».

La nuova organizzazione del servizio prevede che siano screenate solo le donne che rispondono alla lettera di invito, tale situazione ha avuto come conseguenza che sono scesi notevolmente i test effettuati: nella Asl di Teramo si è passati dai 1.917 HPV refertati nel 2010 ai 264 HPV refertati nel 2011, «difatto comportando uno scarso utilizzo del personale sanitario con ulteriori costi a carico della collettività anche perchè ogni Asl deve affittare o comprare le attrezzature per effettuare i test (HPV e PAP test di secondo livello) assumendo biologi che effettuano gli esami».

Nell’interpellanza Ruffini ha quindi chiesto al presidente della Giunta Regionale e all’assessore competente perchè sono stati soppressi i tre Centri regionali tra cui quello di Atri ed al momento qual è la soluzione alternativa per garantire i servizi visti i dati recenti «che mostrano la quasi cancellazione del servizio».

20/09/2011 9.53