Rifiutopoli, centrosinistra: «emergenza morale». Pdl contro pm: «disonorano chi non ha colpe»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Se gli indagati Di Stefano, Brucchi e Tancredi respingono ogni addebito l'opposizione si scatena e non c'è esponente di minoranza che non chieda le dimissioni di Chiodi.

Perchè se è vero che il governatore non è indagato in questa indagine, è vero però che da questa mattina agli arresti domiciliari c'è il suo uomo di fiducia, Lanfranco Venturoni al quale dopo la vittoria alle regionali ha affidato una delle poltrone più delicate, quella della Sanità regionale.

Ed è anche vero che Venturoni nel giro di un mese è il secondo assessore colpito da una inchiesta giudiziaria, dopo Daniela Stati, oggi fuori dalla giunta, ma nuovamente indagata con l'accusa di favoreggiamento. «La Giunta Regionale è falcidiata da vicende giudiziarie. Prima Daniela Stati, oggi Lanfranco Venturoni, arrestato a seguito di un'inchiesta sui rifiuti». Commentano Antonio Macera, segretario regionale Comunisti Italiani e il capogruppo in consiglio regionale, Antonio Saia.

«Al di là delle responsabilità personali di chi è coinvolto nelle inchieste giudiziarie, queste vicende inchiodano Chiodi a pesanti ed inevitabili responsabilità politiche». «Questa Giunta Regionale», continuano Macera e Saia, «questa maggioranza non hanno più alcuna credibilità politica ed istituzionale».

«Con gli arresti di Venturoni e di Di Zio, e i tanti avvisi di garanzia si denota ancora una volta che il funzionamento della Regione Abruzzo e di altre strutture pubbliche non rispondono alle esigenze dei cittadini», commenta invece il coordinatore provinciale di Teramo di Sinistra ecologia e libertà (Sel), Tommmaso Di Febo. «Viste le varie indagini nella Regione - prosegue la nota - é evidente che c'é un'emergenza morale, ma anche democratica. Non è possibile continuare a far finta di non vedere i danni provocati non solo nel settore dei rifiuti, ma anche della ricostruzione a L'Aquila e nella Sanità».

«L'inchiesta rivela ormai l'esistenza in Abruzzo di una vera e propria cricca», ha detto invece il capogruppo regionale dell'Idv, Carlo Costantini. «La preoccupazione è che molte scelte di ieri e di oggi di Chiodi e della sua Giunta non sono finalizzate all'esclusivo interesse degli abruzzesi, ma all'interesse di cricche. Chiodi ha vinto le elezioni, e le ha vinte per il rotto della cuffia - rileva il capogruppo Idv - perche' si era posto agli elettori come l'alternativa immacolata al sistema di potere che aveva governato la Regione negli anni precedenti. Questo rapporto si e' rotto, e' stato letteralmente demolito dagli scandali che ormai periodicamente investono le sue attivita'. Deve dimettersi immediatamente», chiude Costantini.

«Il tentativo di abbassare la soglia del 40% di raccolta differenziata», replica invece il segretario regionale di Rifondazione Marco Fars, «quale condizione per il via libera agli inceneritori, più volte annunciato dal presidente Chiodi e da Rc fortemente contestato, chiama in causa una responsabilità politica, prima ancora che giudiziaria, volta evidentemente a privilegiare gruppi di potere e non l'interesse dei cittadini. Considerata la Caporetto morale del suo centrodestra», il presidente, «farebbe bene a dimettersi immediatamente, non prima però di aver scritto una lettera a Berlusconi per chiedere la revoca della nomina del condannato Cicchetti e una lettera agli abruzzesi con tante scuse».

«Oggi l’Abruzzo della Società Civile della politica onesta», commenta invece Walter Caporale, consigliere regionale dei Verdi, «deve avere il coraggio e la forza di rialzare subito la testa e di dire no ora e per sempre agli inceneritori e  alla malavita che vi si lega indissolubilmente. Che Chiodi lo sappia: noi Verdi non permetteremo la trasformazione dell’Abruzzo in una pattumiera».

Parla di «necessità di una nuova classe dirigente», invece, Bruno Evangelista, portavoce regionale di Alleanza per l'Italia. «Al di la' degli stessi sviluppi dell'inchiesta giudiziaria - rileva Evangelista - fin d'ora si comprende che per contenere la sacrosanta indignazione degli abruzzesi, non vi e' altra strada che quella delle immediate dimissioni dell'intera Giunta e del successivo ritorno alle urne».

«Vorremmo sapere», chiede invece il segretario del Pd, Silvio Paolucci, «cosa dicono oggi quegli uomini senza memoria del Pdl abruzzese, che hanno alternato garantismo e violento giustizialismo a seconda delle loro convenienze personali. Questi uomini dovrebbero ora censurare il Presidente della Regione, che ha annunciato di voler disertare il Consiglio regionale fino a quando la magistratura non avesse risposto ai suoi desideri».

Dal gruppo del Pdl di Chieti arriva invece «piena solidarietà umana e politica» agli indagati, «certi che il rapido corso della giustizia restituisca la serenità che merita il popolo del Pdl abruzzese e provinciale». «Ciò che oggi sappiamo», commenta il vicepresidente della Provincia, Antonio Tavani, «lo apprendiamo dalle notizie di stampa. Siamo fiduciosi che gli inquirenti sappiano svolgere appieno il proprio compito, in modo da chiarire velocemente tutti i dubbi che si addensano nuovamente sulla nostra Regione».

«Conosco bene Tancredi e Venturoni, ma ancor di più Fabrizio Di Stefano», commenta invece il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio (Pdl), «e per questo sono certo che sapranno uscire a testa alta da questa vicenda chiarendo, se necessario, la loro posizione».

Il senatore dell'Idv, Alfonso Mascitelli dell'Idv ha presentato una interrogazione parlamentare urgente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con la quale chiede la revoca degli incarichi commissariali a Chiodi e l'affidamento a una figura terza di garanzia. «Nella nostra regione - ha spiegato il senatore - abbiamo tre emergenze: quella morale, quella del terremoto e quella della sanità. I fatti purtroppo ci dicono che Chiodi ha già fallito sulla prima, non vogliamo che ora ci porti al fallimento sulla seconda e sulla terza».

Per Mascitelli il presidente «non è nelle condizioni oggettive, personali e ambientali per poterlo fare. E di questo chiederemo conto a Berlusconi e al suo governo, così sarà chiaro ai cittadini di chi sono le responsabilità». «Cambiano i colori, cambiano le giunte ma il risultato è sempre lo stesso», commenta invece Marco Forconi di Forza Nuova. «Chi oggi s'indigna ieri era colpevole, chi ieri s'indignava oggi è in galera: il popolo italiano ed abruzzese, invece, è sempre lì, sempre più nauseato e ridotto alla fame per i lussi e le cricche di una Casta che, anche quando aveva incassato colpi in apparenza mortali, non ha mai conosciuto flessione. Distruggeremo, insieme agli abruzzesi», chiude Forconi, «questa bicamerale di poteri occulti, andando alle elezioni immediatamente e dimostrando che l'onestà, il rigore e l'onore non sono valori che si acquisiscono con i soldi ma con il sacrificio e l'umiltà di chi ha, davvero, desiderio di governare».

«C’e’ bisogno di una svolta radicale», chiede la segreteria regionale Cgil Abruzzo. «La questione morale deve tornare ad essere elemento centrale dell’agire politico; legalità, trasparenza e partecipazione l’unico modo con cui gestire la cosa pubblica e restituire agli abruzzesi fiducia nelle istituzioni». La Cgil Abruzzo deciderà le iniziative per sostenere «questa svolta etica e morale, necessarie anche per la crescita e lo sviluppo, coinvolgendo le energie positive presenti nella regione».

22/09/10 15.30

PICCONE E PASTORE: «QUESTA INCHIESTA NON HA LE GAMBE PER CAMMINARE»

Esprime «convinta solidarietà all'assessore Venturoni» e ai colleghi senatori «la cui onestà e correttezza non sono in discussione», anche Filippo Piccone. «Assicuro fin d'ora», dice il senatore, «che non consentiremo che in Abruzzo si ripeta la stessa situazione della quale il centrodestra ha indirettamente beneficiato: una Giunta regionale che cade per iniziativa dell'autorità giudiziaria, e dopo oltre due anni nessun colpevole».

Non risparmia attacchi alla magistratura il senatore Andrea Pastore: «mi auguro che quella parte della magistratura abruzzese più responsabile consideri che così operando si rischia di disonorare chi senza colpe esercita il mandato politico ma anche di rinviare ‘sine die’ il momento in cui l'Abruzzo potrà riprendere il cammino dello sviluppo. Si faccia presto a chiarire i fatti contestati», prosegue Pastore, «agli inquisiti, ma sin da ora posso testimoniare che il presunto favore ricevuto da Forza Italia per la locazione della sua vecchia sede di Pescara è assolutamente inesistente e sarebbe stato facilissimo verificarne l'infondatezza con un semplice accesso di polizia giudiziaria. Se di questo livello sono anche gli altri fatti contestati credo che l'inchiesta non abbia le gambe per camminare e che il centro-destra, ed in primis il presidente Chiodi dovranno continuare, senza tentennamenti o esitazioni nel percorso intrapreso».

Solidarietà agli indagati anche da parte di Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. Ma anche in questo caso non mancano attacchi agli inquirenti: «nessuno nega all'autorità giudiziaria di svolgere indagini, ma di fronte a tutto ciò che è accaduto - concludono - non si dovrebbe smarrire il senso di responsabilità, perché l'Abruzzo non ha più bisogno di questi spettacoli».

Solidarietà agli indagati è arrivata anche dal presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano che si dice convinto della «loro estraneità ai fatti». «Mi auguro che questa vicenda che mi lascia perplesso si chiarisca al più presto. Ho fiducia nell'operato della magistratura», ha concluso Pagano.

PRC TERAMO CHIEDE DIMISSIONI DI BRUCCHI

Per il Circolo di Teramo del Partito della Rifondazione Comunista «mai il nome di Teramo era stato connesso con vicende all’apparenza così gravi da meritare l’apertura in tutti i telegiornali nazionali». «Maurizio Brucchi, Lanfranco Venturoni, Paolo Tancredi, la Teramo Ambiente sono figure apicali di uno schema che sembrava delineare un virtuosismo unico». Il PRC chiede, «da subito», al sindaco Brucchi di dimettersi, «anche per poter serenamente difendersi dalle pesanti accuse, lasciando alla città di Teramo la possibilità di giudicare con nuove elezioni l’operato di un’amministrazione eletta anche, secondo la Procura di Pescara, grazie ai soldi “donati” per la campagna elettorale del PDL da un imprenditore, Di Zio, in attesa di pesanti “favori” come ringraziamento».

22/09/10 18.03