CAMPAGNA ELETTORALE

Luigi Di Maio a Chieti: «inutile leggere i programmi elettorali degli altri»

Il capo politico dei 5 Stelle in Abruzzo: «giusto che ci facciano le pulci»

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Luigi Di Maio a Chieti: «inutile leggere i programmi elettorali degli altri»

CHIETI. «Ci fanno le pulci come giusto che sia ma dimostreremo che siamo l'unica forza politica della storia che ha tagliato per 23 milioni di euro gli stipendi dei parlamentari».

 

Luigi Di Maio è tornato sullo scandalo restituzioni anche a Chieti dove ieri sera ha partecipato ad un evento elettorale. Teatro gremito e interventi da parte di alcuni dei candidati alla prossima tornata elettorale, come Elio Lannutti e l’ormai ex giornalista (come ci tiene sempre a specificare) Primo Di Nicola.

Poco prima di arrivare a Chieti proprio Di Maio aveva fatto il punto, con i dati ufficiali, sulle mancate donazioni di alcuni parlamentari.

E’ emerso che sarebbero «solo 8» i deputati e senatori "morosi" per un ammanco, tuttavia, che arriva a 800 mila euro. E per alcuni le cifre sono decisamente importanti. Ivan Della Valle: 270mila euro. Girolamo Pisano: 200mila euro. Maurizio Buccarella: 137mila euro. Carlo Martelli: 81mila euro. Elisa Bulgarelli: 43mila euro. Andrea Cecconi: 28mila euro. Silvia Benedetti: 23mila euro. Emanuele Cozzolino: 13mila euro.

Di Maio ha circoscritto gli effetti dello tsunami "rendicontazioni" per il M5s esibendo la patente di grandi donatori al fondo pubblico per i crediti alle Pmi e per l'ammortamento del debito pubblico.

Ben 23 milioni di euro certificati dal Ministero dell'Economia.

«Per quanto mi riguarda si apre la settimana dell'orgoglio Cinquestelle», ha detto provando a ribaltare lo sconforto per la vicenda e chiedendo ai parlamentari che si sono distinti per le donazioni di andare in giro per l'Italia a esibire i propri bonifici, magari presso le imprese che hanno fatto nascere.

«Dimostreremo che siamo l'unica forza politica della storia che ha tagliato per 23 milioni di euro gli stipendi dei parlamentari» è stato il leit motiv con il quale ha provato a rincuorare le truppe dei candidati e gli elettori proprio mentre scoppia l'altra grana, quella di Bruxelles.

 L'addio di un 5 Stelle di peso come David Borrelli suona infatti come una porta in faccia sbattuta al nuovo corso del M5s, per di più in piena campagna elettorale.

«Non mi ha risposto neanche» al telefono ha detto il capo politico del M5s. L'eurodeputato, "grillino" della prima ora e primo consigliere comunale per una lista civica pentastellata eletto in un capoluogo di provincia, nel 2008 a Treviso, proprio ieri sera è uscito dal buio in cui si era nascosto e sibillino ha precisato: «Non ho problemi di salute e non ne ho mai accennato. Ora è arrivato per me il momento di cambiare percorso per un nuovo movimento di imprenditori e risparmiatori».


«INUTILE LEGGERE I PROGRAMMI ELETTORALI»

«È inutile leggere i programmi elettorali. Tutti vogliono tagliare le tasse. Ma io faccio una sola domanda: se oggi puoi cambiare le cose perché non lo hai fatto quando hai governato negli ultimi vent'anni? Perché non lo hai cambiato? A Berlusconi dico che la flat tax poteva farla nel 94, sembra che non abbiano mai governato prima. La verità è che: Dimmi chi ti finanzia le campagne elettorali e ti dirò perché governerai. Perché se le campagne continuano a pagartele e banche i petrolieri, governerai per loro», ha detto Di Maio a Chieti. «Il problema non sono i programmi elettorali Ma la credibilità. Ecco perché dico che grazie al lavoro dei giornalisti italiani adesso molti più italiani sapranno che il movimento ha mantenuto le promesse».


STOP NOMINE POLITICHE NELLA SANITA’

«Eliminare la legge che permette ai politici la nomina dei manager della sanità : a capo deve esserci un manager che vince un concorso non un politico», ha detto ancora Di Maio che ha poi chiarito che nel programma di governo del movimento c'è anche quello di «mettere soldi nella scuola per strutture di edilizia, aumentare gli stipendi degli insegnanti e per il reclutamento degli insegnanti».

Ma il canddiato premier ha parlato anche di migranti: «non vengono in Italia, vengono in Europa. E allora quei paesi dell'Est che ci dicono che non vogliono gli immigrati dall'Italia non gli dobbiamo dire 'bene', a questo punto non vi diamo i fondi europei se ci lasciate da soli senza darci una mano. «Anche perché - ha aggiunto - ormai l' immigrazione è diventata un business da 4,5 miliardi, finiti in tasca a chi ha finanziato campagne elettorali. Noi usiamo quei soldi per fare trattati di cooperazione. E, inoltre, chi viene qui deve essere identificato in due mesi e non in due anni, perché è così che diventa un affare».