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M5S, scoppia il caso dei furbetti della restituzione

Il servizio messo on line dalle Iene vietato in tv per la par condicio

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M5S, scoppia il caso dei furbetti della restituzione

 

ROMA. «Tra deputati e senatori siamo ad una doppia cifra, è un partito fatto di furbi e furbastri che tradisce la fiducia dei cittadini. E il Movimento che dovrebbe controllare non controlla».

 Sono queste le parole con cui un ex militante, ai microfoni de Le Iene nel servizio sul M5S trasmesso via internet ieri sera. Il filmato non è andato in onda in tv a causa della par condicio ma sta rimbalzando sui social network.

Il servizio delle durata di 20 minuti svela i mancati rimborsi che, secondo l’ex attivista deluso, coinvolgerebbero diversi esponenti del M5S: «c’è chi dichiara bonifici non fatti. L’importo totale del fondo è inferiore a quanto dichiarato da tutti i parlamentari. Perché fanno il bonifico e poi lo annullano e i soldi finiscono nelle loro tasche».  

 

L'inchiesta de Le Iene ha portato al ritiro, di fatto, dalla campagna elettorale dei due parlamentari ‘scoperti’ Andrea Cecconi e Carlo Martelli. Non proprio due deputati qualunque, ma due parlamentari uscenti e ricandidati, il primo capolista nelle Marche e il secondo capolista in Piemonte (sfiderà il ministro Minniti).

Martelli è stato definito «l’alfiere» del Movimento: matematico, integralista del tipo «via tutti i dissidenti dei 5 Stelle», andato in tv per rivendicare di non guadagnare 12 mila euro ma ‘solo’ 3 mila,  componente della Commissione d’inchiesta sulle banche.

E' stato proprio l'ex militante intervistato da Le Iene, infatti, a fare i nomi dei due esponenti pentastellati, rei - è la sua accuso ai microfoni del programma Mediaset - di aver finto di restituire oltre 21mila euro, nel caso di Cecconi, e oltre 76mila nel caso di Martelli.

La mancata restituzione, spiega l'ex militante, si concretizza pubblicando sul sito "tirendiconto.it" i bonifici fatti salvo poi revocarli entro 24 ore dalla pubblicazione.


I DUE HANNO NEGATO

 Interpellati il 2 febbraio scorso dall'inviato de Le Iene Filippo Roma, sia Cecconi sia Martelli hanno negato fermamente.

«Non è vero, ho tutti i bonifici fatti, sono caricati online», ha spiegato Cecconi prima di andar via rassicurando che avrebbe telefono all’inviato per mostrargli gli estratti conto.

Non solo Cecconi non si è fatto più sentire ma ha pure chiuso la sua pagina Facebook.

 Martelli prima ha negato con forza («a me questa cosa non risulta, questa cosa qua finisce adesso, è una cosa terribile») e poi si è rivelato più possibilista: «farà questa verifica, se è così provvederò a sistemare tutto». Immancabili i tentativi di sviare il problema con le solite frasi da politici consumati: «adesso state violando la mia privacy», oppure «se non la smettete chiamo i carabinieri».

Dopo che la notizia dell’inchiesta delle Iene ha cominciato a circolare sul Blog dei 5 Stelle è stato pubblicato un comunicato stampa nel quale si confermava che i due non erano in regola con la rendicontazione ma i due, come ha detto Luigi Di Maio, «hanno già restituito tutto».

 

NUOVI CASI?

L’inviato Filippo Roma ha lasciato comunque intendere che i due parlamentari siano in buona compagnia anche perché secondo i calcoli il buco è da 226mila euro

Come riportano Repubblica e La Stampa, e come attesta il prospetto del Mise ottenuto da ilfattoquotidiano.it, i bonifici effettuati al gennaio 2018 a valere sugli stipendi dei parlamentari grillini ammontano infatti a 23,19 milioni.

Dato aggiornato al 9 febbraio 2018, quando dunque – in teoria – anche i versamenti “riparatori” di Cecconi e Martelli avrebbero dovuto essere arrivati a destinazioni. Ma sul portale che informa i cittadini su rimborsi e indennità restituiti dagli eletti del Movimento si legge che al fondo sono stati destinati “23.418.354,52 €”. Ballano quindi più di 226mila euro.


PROBLEMI AL MISE?

Nel frattempo, Di Maio da Salerno passa al contrattacco. «Solo un problema di contabilità, ieri abbiamo fatto le verifiche e quello che è venuto fuori è solo un problema di contabilità del Mise e del Mef. Sostanzialmente gli ultimi bonifici che stiamo facendo in questi giorni, non per correre ai ripari ma perché stanno scadendo le ultime rendicontazioni, non sono stati ancora accreditati sul conto, ma risultano sul nostro sito internet».

 

E C’E’ ANCHE IL MASSONE

Ma, sulla campagna di Di Maio, piomba il caso Catello Vitiello, candidato all'uninominale di Castellammare di Stabia e, secondo Il Mattino, legato alla massoneria. E tra Vitiello e i vertici del Movimento è scontro aperto. «Non sono più iscritto al Goi, non mi ritiro», spiega Vitiello.

«Sarà diffidato dall'uso del simbolo», è la secca replica del M5S.