POLITICA

Guerra nel Pd, Cuzzi contro: «atteggiamento anti-democratico e volgarmente offensivo»

Attacco ai rappresentanti aquilani: «da chi ha perso le elezioni necessaria maggiore serenità»

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

550

Guerra nel Pd, Cuzzi contro: «atteggiamento anti-democratico e volgarmente offensivo»

Giacomo Cuzzi

PESCARA. «Le dichiarazioni dei dirigenti del Pd Aquilano destano sgomento rispetto alla legittima facoltà di avanzare proposte che ogni iscritto ha all'interno del Partito. È un principio democratico e sono stupito dalle reazioni del segretario del Pd dell'Aquila e del consigliere Pietrucci che evidentemente, essendo a corto di argomenti, preferiscono buttarla in caciara chiedendo, senza averne titolo,  "dimissioni". Tutto ciò molto probabilmente per raccattare qualche consenso viste le ultime performance».

Così Giacomo Cuzzi, assessore al Comune di Pescara e membro dell’assemblea nazionale del Pd, risponde alle accuse mosse nei suoi confronti dopo la proposta di far diventare la ‘Nuova Pescara’ (ossia i Comuni si Pescara, Montesilvano e Spoltore che dovranno fondersi) il nuovo capoluogo di Regione.

Contro Cuzzi e il segretario del Pd di Montesilvano, Enzo Cantagallo, si sono scagliati praticamente tuti: dalla senatrice aquilana Stefania Pezzopane al vice presidente di regione Giovaanni Lolli, ma anche i consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci, Sandro Mariani e tutto il Pd de L’Aquila.

Ma Cuzzi non ha proprio digerito le critiche arrivate dal capoluogo di regione, da poco passato al centrodestra dopo la sconfitta elettorale proprio in casa Pd: «credo che sia più consono, a chi ha perso le elezioni nel più grande cantiere d'Europa, un atteggiamento mite e riflessivo».

«SI POSSONO PROPORRE IDEE»

«In un partito politico», continua Cuzzi, «ognuno ha facoltà di proporre idee, soluzioni e progetti, esse possono essere condivise o meno ma tutte meritano rispetto, approfondimento e allo stesso modo meritano rispetto le persone. Purtroppo, al contrario, assistiamo ad una  violenta reazione che desta preoccupazione sullo stato della democrazia interna al partito e sul sano e necessario dibattito che deve animare la politica e il partito stesso attraverso il combattimento delle idee. Ritengo che tali reazioni, fortunatamente isolate, siano semplicemente anti-democratiche».

Secondo Cuzzi «il Pd è la casa di tutti e in questa casa, nel rispetto delle regole, ognuno deve essere libero di avanzare proposte e di poter dire la sua sulle questioni. Il partito del pensiero unico non può e non deve esistere e il mio impegno sarà sempre rivolto alla costruzione di una comunità politica capace di confrontarsi sulle tesi e di proporre reali soluzioni per il nostro territorio».

Cuzzi risponde anche al presidente della Regione secondo il quale la proposta di cambiare il capoluogo fossse una proposta sotto effetto di alcol: «questa non penso sia una visione "etilica" e magari l'etilometro andrebbe fatto ogni mattina a quelli che prima erano contrari alla grande Pescara e oggi per lanciare spot elettorali sono divenuti favorevoli dopo anni di immobilismo. Ribadisco le mie posizioni da uomo libero, favorevole alla nascita della Città metropolitana nel rispetto dell'esito referendario e continuo a ritenere necessario un approfondimento con i comuni interessati circa i tempi per l'attuazione, a mio avviso troppo stringenti. Credo che il progetto vada da subito ampliato con altre fusioni inter-provinciali, guardo a Francavilla e San Giovanni Teatino, e che bisogna lavorare affinché da subito i Comuni progettino il futuro dell'area metropolitana attraverso l'unione dei servizi, la programmazione urbanistica del territorio, le problematiche di carattere sociale e la sanità».

Secondo Cuzzi, comunque, la proposta, aldilà delle reazioni, ha generato un elemento  positivo, quello di aver aperto un dibattito interno al Partito e nei livelli istituzionali.

«Per quanto mi riguarda», insiste l’assessore comunale, «la Nuova Pescara non potrà essere un esperimento, non si può giocare sulla pelle dei cittadini, quindi ritengo che le questioni vadano approfondite,  se ci sarà la voglia di confrontarsi in maniera civile sulle diverse ipotesi per poter realizzare al meglio questa progettualità. Mi auguro che tale confronto possa essere costruttivo nella speranza che quella parte della classe dirigente del Pd, oggi indignata per la proposta del Capoluogo, avrà argomenti aldilà del nervosismo e delle barricate. E credo che questo processo dovrà essere guidato dal resuscitato "per l'occasione" partito regionale».


PD PESCARESE DIFENDE CUZZI

«Una comunità politica condivide in primo luogo valori e regole non sindacabili, soprattutto poiché frutto di un sentire talmente radicato da non dover essere messo ogni volta in discussione», scrivono in una nota il Gruppo consiliare PD (Marco Alessandrini,  Francesco Pagnanelli, Marco Presutti, Maria Ida D’Antonio, Tiziana Di Giampietro, Piero Giampietro, Leila Kechoud, Fabrizio Perfetto, Emilio Longhi, Tonino Natarelli e Pierpaolo Zuccarini).

«Tra questi sicuramente non c’è il reato d’opinione, salvo tesi farneticanti e criminali in violazione di principi costituzionali. E sino a prova contraria nella Costituzione si parla solo di Roma come capitale e non tra i principi fondamentali della Carta (peraltro solo nella versione rinovellata nel 2001, nel 1948 non se n’era ravvisato il bisogno). Pertanto rispediamo al mittente le dichiarazioni inopportune e offensive di chi vorrebbe addirittura espulso dal partito chi si è permesso di affermare tesi divisive.  Siamo un partito aperto e inclusivo, in cui nella responsabilità di fronte alla comunità resta e deve restare possibile articolare un dibattito che non conosca argomenti tabù. Resta naturalmente l’opportunità di affrontare le questioni nel merito del tempo e delle circostanze, e senza dubbio l’assetto istituzionale in questa Regione non è il tema all’ordine del giorno di questa comunità politica. Ma cantare fuori dal coro non può essere motivo per la perdita di questa nostra speciale cittadinanza. Al più si può osservare che chi lo fa sia stonato, sempre che il dichiarante abbia l’orecchio fino non meno della lingua pronta».