LA PROTESTA

Legge elettorale, Napolitano critica. Renzi: «non è fascistellum». Grillo: «è porcata»

Ok prime fiducie,M5s-Mdp mobilitano piazza

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

240

Legge elettorale, Napolitano critica. Renzi: «non è fascistellum». Grillo: «è porcata»


ROMA. Il Rosatellum 2.0 supera i primi ostacoli nell'aula della Camera, con l'approvazione di due delle tre fiducie poste dal governo. L'obiettivo è di chiudere entro oggi la partita a Montecitorio.

Intanto infuria la polemica sulla decisione dell'Esecutivo:la fiducia non solo ha indignato gli oppositori della legge, che hanno portato in piazza i militanti, ma ha suscitato obiezioni anche nella maggioranza e al Pd, e persino nell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il Pd difende la scelta, unico modo per portare a casa la riforma elettorale.

Che il governo abbia subito la richiesta della maggioranza di porre la fiducia sul Rosatellum 2.0 lo ha dimostrato l'assenza dei ministri sui suoi banchi; c'era solo il sottosegretario all'Interno Giampiero Bocci.

 In Aula si è verificato quello che i gruppi avevano annunciato: le due fiducie sono passate con i voti di Pd, Ap, Civici, Minoranze linguistiche, mentre FI e Lega sono usciti dall'Aula per marcare il loro accordo sulla legge.

Il "no" è giunto da M5s, Mdp e Fdi. Alla fine nella prima fiducia si sono registrati 307 sì, 90 no e 9 astenuti, mentre nella seconda ci sono stati 308 sì, 81 no e 8 astenuti.

Le astensioni sono arrivate da quanti nella maggioranza hanno definito "inopportuna" la fiducia, come alcuni deputati di Des-Cd o, nel Pd, Gianni Cuperlo.

Dissenso anche da Rosi Bindi, che ha votato la fiducia, ma dirà "no" alla legge nel voto finale.

Matteo Renzi, ha ricordato che la fiducia sulla legge elettorale fu posta da De Gasperi nel 1953: «Si e' parlato di fascistellum - ha attaccato - abbiamo una torsione verso l'assurdo di commenti che ci definiscono come fotocopia del fascismo. Ci rendiamo conto della gravità di questa violenza verbale? Il Rosatellun prevede collegi in misura inferiore al Mattarellum ma dove sia l'elemento fascista dei collegi sfugge».



LA PROTESTA IN PIAZZA

Il "no" delle opposizioni è stato gridato sia in Aula che nelle piazze. Nel pomeriggio di ieri Mdp ha chiamato nella vicina piazza del Pantheon i propri militanti, mentre i simpatizzanti di M5s hanno ascoltato le "arringhe" di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico davanti Montecitorio.

Le parole usate sono state forti («golpe istituzionale», «attacco alla democrazia»).

Il tam-tam diffuso via social dal M5s è riuscito a mobilitare i cittadini che con la loro pressione, da fine mattina, sono riusciti a piano piano a 'sfrattare' l'altro Movimento, quello dell'ex generale Pappalardo, che da ieri presidiava la piazza. E ad offuscare i sostenitori di Rifondazione Comunista che si erano pure loro dati appuntamento sotto l'obelisco per protestare contro il Rosatellum. E che si sono poi trasferiti nell'altra piazza, quella chiamata da Mdp e Sinistra Italiana.

 E punta a mobilitare la piazza anche Beppe Grillo: «i cittadini avranno la loro parte di responsabilità se nascerà l'ennesima legge elettorale porcata».

 

Il candidato premier Luigi Di Maio è fiducioso: la mobilitazione potrebbe davvero smuovere le acque e far naufragare la legge elettorale. «Dovete fare sentire la vostra voce» e «poi vedrete che ce la faremo: io ci credo molto perché ogni volta che noi in Parlamento abbiamo avuto bisogno del popolo italiano, voi avete risposto». E nella piazza che per tutto il pomeriggio si è sgolata gridando «onestà, onestà», chiama alla protesta ad oltranza.

Oggi dalle 13,30 i popolo 5 Stelle sarà di nuovo davanti la Camera per una 'veglia per la democrazia': «abbiamo una battaglia da combattere, se domani non ce la faremo l'appuntamento successivo è al Senato. Noi siamo dalla parte giusta della storia: se i partiti non perderanno sulla legge elettorale, perderanno tanta gente che aveva ancora fiducia in loro» dice. E ne pagheranno il conto nelle urne: «Vedendo questa folla sono sicuro che alle prossime politiche li manderemo a casa».



«GENTILONI HA PERSO CREDIBILITA’»

La fiducia sembra aver spezzato anche il rapporto di rispetto di Mdp verso Paolo Gentiloni: «Ha perso credibilità, uno con credibilità avrebbe detto 'non ci sto'», ha detto Pierluigi Bersani. Giorgio Napolitano ha criticato il ricorso alla fiducia che, ha sostenuto, «limita pesantemente» l'ambito di intervento dei parlamentari.

Massimo D'Alema attacca: la legge elettorale è «inaccettabile, segno di irresponsabilità del gruppo dirigente del Pd che logora la democrazia».

E mentre l'avvocato Felice Besostri e Roberto Fico tirano per la giacca Mattarella, invitandolo a non firmare la legge, il capo dello Stato ha invitato a tener a mente innanzi tutto l'obiettivo di avere una legge varata dal Parlamento: «La forza della nostra democrazia sta nella capacita' di rispettare la pluralità e di comprendere quando e' in gioco il bene comune che richiede un impegno condiviso».