IL CASO

Consigliera comunale non può andare in Consiglio, datore lavoro non concede il permesso

Barbara Toppi «si poteva almeno spostare la data»

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Consigliera comunale non può andare in Consiglio, datore lavoro non concede il permesso

Barbara Toppi

MANOPPELLO. Assente in Consiglio comunale per la prima volta in 6 anni in quanto il datore di lavoro non ha dato il via libera.

E’ successo ieri a Manoppello: la consigliera Barbara Toppi non c’era a causa del diniego del responsabile della Polizia Municipale del Comune di Casalincontrada, che ha negato il permesso e dunque la presenza alla seduta «per inderogabili motivi di servizio».

Il Consiglio comunale ha condannato l’atteggiamento del responsabile del Comune di Casalincontrada che non ha concesso il via libera ed ha espresso solidarietà alla collega.

E’ stato anche ufficialmente che «tali dinieghi non si avverino più nel futuro al fine di non ledere i diritti dei consigliera». Anche perché la legge è chiara: «i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, componenti dei consigli comunali hanno diritto di assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario per la partecipazione a ciascuna seduta dei rispettivi consigli e per il raggiungimento del luogo di suo svolgimento».

Ma Toppi sa bene che nonostante il divieto, forse, una soluzione diversa poteva essere trovata.

Lei se la prende, infatti, con il presidente del Consiglio comunale e il suo atteggiamento «riprovevole»: «nonostante la conferenza dei capigruppo avesse concordato la data del 28 luglio ha poi deciso di anticipare comunicandolo tramite un messaggio WhatsApp».

Conosciuta la nuova data, insieme alla consigliera Silvia Di Donato, Toppi ha chiesto che almeno il Consiglio si svolgesse nelle primissime ore del pomeriggio, sempre per esigenze lavorative, ma non c'è stato alcun riscontro.

Quello di ieri era un Consiglio comunale molto importante: tante le cose in ballo dalla ratifica di una variazione d'urgenza al bilancio all’assestamento e la salvaguardia degli equilibri per l'esercizio 2017. E poi ancora le osservazioni della Corte dei Conti al rendiconto del 2014 ma anche la risposta ad una interrogazione di Toppi.

Proprio per questo la consigliera si sarebbe aspettata una maggiore considerazione verso i consiglieri di minoranza.

 

«La solidarietà che mi sarei aspettata (e che avevo esplicitamente chiesto con una nota trasmessa a tutti i consiglieri), era di altro genere», ha detto la diretta interessata, «sono, infatti, un agente di polizia municipale e lavoro a Casalincontrada, un Comune di 3.200 anime, che per 5 giorni l’anno diventa meta di migliaia di avventori, richiamati dalla Sagra della Marrocca, una delle manifestazioni estive più rinomate della Regione. Credo non sia difficile immaginare quanto sia impegnativo garantire il servizio con sole due unità lavorative, soprattutto alla luce delle disposizioni impartite dal Questore e dal Prefetto a seguito di apposito tavolo sull’ordine e sicurezza pubblica.

In considerazione di tali obblighi, il mio Responsabile del Servizio (che in sei anni mi ha sempre espresso parere favorevole, consentendomi di partecipare a ben 82 Consigli e spesso sostituendomi sul posto di lavoro, visto che siamo solo in due) non poteva fare altrimenti di quel che ha fatto in quanto i cinque giorni di preavviso non sarebbero stati sufficienti per organizzare il servizio. Non si tratta, quindi, di un comportamento scorretto o illegittimo verso il lavoratore, ma di una furbesca manfrina di chi governa Manoppello. Infatti, come detto sopra, la verità solidarietà sarebbe stata permettermi di partecipare ai lavori, facendo slittare il Consiglio Comunale a lunedì.

Faccio notare che, tra l’altro»,conclude la consigliera, «la data fissata è stata diversa da quella decisa dalla Conferenza dei capigruppo. Se ne deduce che l’attuale maggioranza ha dunque fatto il possibile per evitare la mia partecipazione alla seduta ma, vergognandosene, ha poi deliberato una penosa e ridicola solidarietà. Insomma, come detto nel titolo, oltre al danno la beffa».