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Il governo cassa la Cassazione: i petrolieri non pagheranno tasse ai Comuni

Altro favore trai tanti. Melilla e i parlamentari di Si scrivono al primo ministro

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Il governo cassa la Cassazione: i petrolieri non pagheranno tasse ai Comuni

Paolo Gentiloni

ROMA. Ma quanti sono i favori che questo ed il passato governo hanno fatto ad industriali e petrolieri?

Nonostante un referendum e alcune sentenze, il governo tiene particolarmente alla sorte dei petrolieri cercando di avvantaggiarli il più possibile con variegate forme.


L’ultimo tentativo, andato peraltro a buon fine, è quello inserito nel decreto-legge “Misure urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi in favore delle zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 11 aprile e di imminente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il decreto che dovrebbe risolvere dopo 10 mesi i problemi dei terremotati conterrebbe una norma intrusa di interpretazione autentica finalizzata alla detassazione, con effetto retroattivo, degli effetti ICI, IMU e TASI delle piattaforme di estrazione di idrocarburi ubicate nel mare territoriale.

Che c’entra i terremoto con le piattaforme?

Nulla se non una nuova occasione da sfruttare.

Una precisa e circostanziata lettera al presidente Gentiloni la firma Gianni Melilla, deputato di Si, che tra le altre cose fa notare come tale norma, con tutta evidenza, si porrebbe in contrasto con i principi sanciti dalla sentenza n. 3618 del 24 febbraio 2016 della Corte di Cassazione che ha ritenuto che le piattaforme petrolifere siano soggette ad accatastamento e quindi assoggettabili all'imposta comunale sugli immobili (ICI) e, conseguentemente, anche all'imposta municipale propria (IMU) e alla tassa sui servizi indivisibili (TASI).


La sentenza è stata infatti molto importante perché ha posto fine ad una diatriba in corso da anni, che ha visto i Comuni contrapporsi sia alle società petrolifere in materia di applicazione dei tributi immobiliari, sia all'Agenzia delle entrate che, nei fatti, ha sempre ritenuto che le piattaforme petrolifere non fossero da iscrivere in catasto, con ciò alimentando ancora di più il contenzioso tributario. 

Per esempio il Comune di Pineto poteva beneficiare di 16 milioni che con molta probabilità sono stati cancellati con un tratto di penna.

Niente più soldi (e polemiche su come utilizzarli).

L'importanza della questione è stata evidenziata anche dalla presenza di diverse interrogazioni parlamentari, nelle quali si richiama una giurisprudenza di merito incapace di pervenire a una soluzione uniforme. Inoltre, la pronuncia della Corte di Cassazione andava oltre il caso specifico oggetto del giudizio, enunciando princìpi di diritto molto importanti, come l'obbligatorietà dell'assoggettamento all'imposta dei fabbricati non iscritti in catasto, indipendentemente dalle eventuali problematiche collegate alla determinazione del loro valore imponibile. 


«Al riguardo», scrive Melilla, «si evidenzia il grave danno economico che una norma di interpretazione autentica finalizzata alla detassazione, con effetto retroattivo, comporterebbe sulla finanza degli enti locali interessati, e quindi sui servizi e sugli investimenti già programmati, trattandosi di risorse economiche relative agli anni dal 2011 al 2016 e quindi correttamente previste e contabilizzate. Peraltro un intervento normativo di questo genere oltre a necessitare di una copertura economica consistente, sia comunque lesivo dei limiti generali dell’efficacia retroattiva delle leggi stabiliti dalla Corte Costituzionale concernenti la salvaguardia dei fondamentali valori di garanzia posti a tutela dei destinatari delle norme, al fine di garantire la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico. Sul piano politico, inoltre, non sarebbe accettabile giustificare una mera regalia di oltre 300 milioni di euro alle compagnia petrolifere, a danno delle comunità locali, in violazione con gli impegni assunti dal Governo in sede di approvazione presso la Commissione VI (Finanze) della Camera dei deputati delle risoluzioni 7/01023, 7/01017, 7/01041 in data 15 giugno 2016».

Melilla dunque chieda che la pubblicazione sia fermata per poter cassare quella norma ferma restando la volontà politica di elaborare al più presto un emendamento soppressivo.

Hanno firmato con Melilla:

Onorevoli Francesco Laforgia, Davide Zoggia, Michele Mognato, Delia Murer, Lara Ricciatti, Roberta Agostini, Tea Albini, Pierluigi Bersani, Franco Bordo, Luisa Bossa, Angelo Capodicasa, Eleonora Cimbro, Alfredo D’Attorre, Donatella Duranti, Guglielmo Epifani, Claudio Fava, Ciccio Ferrara, Vincenzo Folino, Paolo Fontanelli, Aniello Formisano, Filippo Fossati, Carlo Galli, Florian Kronbichler, Danilo Leva, Giovanna Martelli, Marisa Nicchi, Giorgio Piccolo, Michele Piras, Michela Rostan, Stefano Quaranta, Michele Ragosta, Arcangelo Sannicandro, Arturo Scotto, Roberto Speranza, Nicola Stumpo, Adriano Zaccagnini, Giuseppe Zappulla.