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Razzi contro Forza Italia Abruzzo: «ridicoli, senza sede né bandiere. Io incontro la gente al bar»

Il senatore attacca Pagano e Febbo: «si dimettano»

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Razzi contro Forza Italia Abruzzo: «ridicoli, senza sede né bandiere. Io incontro la gente al bar»

ABRUZZO. E’ andato in Corea del Nord, ha visto i «missili di Kim» e garantito che «sono veri», è rimasto bloccato in aeroporto «per colpa di un problema di radar» e una volta tornato a casa spara a zero sui vertici regionali del suo partito chiedendo le dimissioni di Nazario Pagano e Mauro Febbo.

Il senatore Antonio Razzi ormai è un habitué delle trasferte coreane. Qualche giorno fa ci è tornato dopo un invito formale ricevuto dal regime per la Festa del Sole, per i 105 anni di Kim Il Sung, il nonno di Kim Jong-un.​ Ha assistito alla sfilata di militari e missili: «è uno spettacolo magnifico, molto bello da vedere. La coreografia è bellissima e mi ha dato tutta un’altra impressione; niente guerra, ma pace».

Lui ci è andato «come atto di cortesia e anche nella speranza di poter essere utile in questo momento di tensioni» e ancora una volta ha avuto la stessa impressione: « è tutto nuovo e ordinato, aspettano i turisti. Sono persone precise e la città è pulita, mi ricorda la Svizzera».

Ha spiegato che lì nessuno ha paura di Donald Trump e delle minacce di una guerra nucleare perché «vogliono la pace».

E se Razzi porta speranza e toni distensivi in Corea, a casa sua da mesi è battaglia con i vertici del partito.

«Forza Italia e' a secco», attacca il senatore. «In Abruzzo la situazione rasenta il ridicolo. Non c'e' una sede, non c'e' una bandiera. Niente. Personalmente a Pescara ricevo quanti desiderano parlare con me nel bar vicino casa mia. Tutti coordinatori e comandanti fasulli senza carattere e neanche organizzazione. Non servono».

«Il signor illustrissimo e mai troppo lodato coordinatore Pagano - ha proseguito il parlamentare - si chiama fuori dai giochi non avendo mai saputo fare il suo lavoro. Lascia, il suddetto, esporre il povero Mauro Febbo che, come un bambino tra i campanelli, spara notizie senza fondamento. Ha dichiarato che il senatore Antonio Razzi non paga al partito il dovuto. Non e' informato il giovanotto e si informi perche' il sottoscritto dal 2013 ad oggi, carta canta, ha versato nelle casse del partito 67.400 euro ed e' in regola con quanto deve. Che la coppia Pagano Febbo, fosse ridicola e fallimentare, l'ho denunciato da anni - ha precisato Razzi - che le cose sarebbero finite in questo modo era palese gia' dal quel di'. Senza contare che, nonostante fossi un senatore di Forza Italia, nonostante fossi in regola con i miei doveri di supporto al partito, non sono mai stato invitato ufficialmente ai convegni ed ai consessi pubblici del partito organizzati dalla famosa coppia di star Pagano-Febbo. Dico - e' l'affondo finale di Razzi - che e' ora che la rinomata coppia si dimetta liberando i posti a gente meglio qualificata che si dedichi al partito con passione per ridare senso pratico ed evidente in Abruzzo della presenza di Forza Italia».


FEBBO: «NON ACCETTO LEZIONI DAL FORTUNATO NOMINATO COME RAZZI»

«Il senatore (sic!!) Razzi ha perso un'altra occasione per tacere e per l’ennesima volta ha dimostrato agli abruzzesi la sua alta capacità di capire e cogliere le dinamiche interne di un movimento politico».

Questa la replica del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che sottolinea «come anche avevo intuito, seguendo alcuni programmi nazionali di intrattenimento e imitazioni di comici, che l’emigrante Razzi avesse seri problemi con la lingua italiana oltre ad essere un personaggio televisivo sempre più apprezzato. Ma di questo ne siamo grati e infinitamente riconoscenti poiché esporta la sua cultura e intelligenza in tutta Italia e in tutto il mondo. Capisco che – continua Febbo – oggi il senatore ha molto tempo da dedicare alla sua attività politica visto che non è stato prescelto per essere il candidato sindaco di Roma, ma lo invito calorosamente a non preoccuparsi della mia attività politica con insinuazioni inutili e poco corrispondenti alla realtà poiché abbiamo due storie completamente diverse. Prima di tutto io non ho mai fatto il salto della quaglia per vivere (inutile ricordagli la sua intervista per il tradimento) e poi non accetto lezioni da chi proviene da un Partito Giustizialista, come quello di Di Pietro che ha costruito la propria fortuna perseguendo Silvio Berlusconi ed i fondatori di Forza Italia. Inoltre, non accetto lezioni da un semplice e fortunato “nominato” visto che il sottoscritto è sempre stato eletto attraverso le preferenze. Da sempre mi sono misurato nel mio collegio raccogliendo un largo e corposo consenso attribuitomi dai miei elettori scrivendo il mio nome e cognome».