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Migranti in agriturismo a Manoppello? «Non c’è l’agibilità»

I dubbi sollevati dal vice sindaco

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Migranti in agriturismo a Manoppello? «Non c’è l’agibilità»

PESCARA. la struttura individuata dalla Cooperativa Polis per ospitare i presunti profughi a Manoppello, ovvero ‘I Calanchi’ a Colle Sant’Andrea, è inagibile, non è dotata di tutti i requisiti necessari per garantire l’accoglienza, dunque non può ospitare nessuno.

Lo hanno detto ieri in un documento il vicesindaco di Manoppello, Melania Palmisano, e il capogruppo consiliare della lista ‘Uniti per Manoppello’ che hanno sollevato la pesante problematica in una lettera indirizzata all’Ufficio Tecnico comunale e al sindaco chiedendo che, in assenza dei requisiti richiesti, non venga rilasciato quel certificato di agibilità, anche alla luce della petizione sottoscritta da 800 cittadini preoccupati di quanto accadrà nella loro cittadina tra pochi giorni.

Forza Italia sostiene questa richiesta.

«Siamo francamente stanchi della strumentalizzazione populista operata sulla pelle dei presunti profughi, gente che non scappa da guerre, ma da una condizione di povertà per venire nel nulla, ovvero nel nostro Paese dove si aggiungono alle nostre emergenze di degrado – commenta il capogruppo Lorenzo Sospiri -. Coloro che si prestano al business continuano a parlare di ‘accoglienza della misericordia’, di principi come la solidarietà, peccato che per la loro misericordia e solidarietà siano disposti a concedere l’uso dei propri immobili solo a pagamento, e infatti l’imprenditore di Manoppello ha ammesso di aver concesso l’uso del proprio agriturismo per i migranti solo per far fronte alla crisi che attanaglia, evidentemente, la sua azienda».

Forza Italia dunque solleva questioni tecniche che non consentono l’utilizzo dell’agriturismo per ospitare i presunti profughi. Dice l’imprenditore che la sua struttura «possiede tutte le autorizzazioni previste dalle normative».



TRE PROBLEMI

Non la pensano così gli amministratori di Manoppello, ovvero il vicesindaco Palmisano e il capogruppo Di Bartolomeo i quali in una lettera indirizzata anche al sindaco hanno sollevato tre problematiche: la mancanza di autorizzazione allo scarico da parte della Provincia: l’ipotesi di fossa a tenuta non è legittima in quanto si dovrebbe dotare di fitodepurazione o subirrigazione; l’Attestazione di Prestazione Energetica non risulta depositata presso il competente servizio regionale.

«Manca il codice identificativo, pertanto è nulla», chiarisce Sospiri, «infine inottemperanza della legge 13/89, ovvero non vengono spiegati i presidi adottati per il superamento delle barriere architettoniche (porte, gradini, dislivelli, bagni)».

Per queste ragioni i due amministratori hanno chiesto che non venga rilasciato il certificato di agibilità al fabbricato in oggetto, come da richiesta protocollata in Comune solo il 14 ottobre scorso.

Tradotto: a oggi l’agriturismo, intestato alla signora Myriam Moffa, e non Nicolino Moffa, non è dotata di agibilità: «ci chiediamo», va avanti Sospiri, «anche come sia possibile che qualcuno abbia preso in considerazione quell’immobile per accogliere i presunti migranti. Di nuovo – ha constatato il capogruppo – ci sembra di rivivere la stessa situazione di Pianella dove un imprenditore pretendeva di ospitare 20 presunti profughi in una struttura collaudata per soli 7 posti letto e siamo riusciti a sventare l’invasione. Ovviamente ci attendiamo attenzione e soprattutto rigore da parte del sindaco e dell’Ufficio tecnico comunale, chiamati a far rispettare le regole e la legge, e, in questo caso, a tener conto dell’accorato appello di 7mila abitanti che stanno vivendo ore di ansia dinanzi alla prospettiva dell’arrivo di un esercito di immigrati, che non hanno ancora il permesso di soggiorno, ma che piuttosto dal loro arrivo dovranno iniziare la relativa pratica».