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E D’Alfonso fa il De Luca, ai sindaci: «scatenatevi e fate votare per il sì»

Acerbo: «non si parla della riforma ma di milioni pubblici che non sono nè di Renzi nè di D'Alfonso»

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E D’Alfonso fa il De Luca, ai sindaci: «scatenatevi e fate votare per il sì»

ABRUZZO. «Vi chiedo da oggi al 4 di scatenarvi. Rendete questi 7 giorni importanti perché potete fare miracoli. Deve aumentare la quantità delle vostre iniziative anche frontali».

E poi: «fate in modo che entri in campo una vostra mobilitazione fatta non di riunioni, che a volte sono un vestire a festa della pigrizia. I genitori degli amici dei vostri figli devono essere avvicinati da voi per dire che il Sì serve. Deve essere rilevata che c'è una questione importante riguardante il Sì anche versata sui territori. Io sono convinto che vinciamo. Non è un modo dire. Per una serie di ragioni che si stanno componendo. E sarà straordinario. Dopo dobbiamo solo gestire la vittoria e lui (Renzi, ndr.) va aiutato ad avere una gestione della vittoria in maniera inclusiva. Ma serve un contributo distribuito e io voglio che la Regione Abruzzo sia una delle Regioni che dà il migliore contributo».

Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ricorda quasi Vincenzo De Luca, ma edulcorato, misurato e riflessivo perchè nella misura pubblica del suo intervento, davanti ai fedelissimi sindaci del centrosinistra (e a qualche giornalista) questa mattina nella sala consiliare del Comune di Pescara.

D’Alfonso ha vestito contemporaneamente in questi lunghi mesi di propaganda gli abiti istituzionali del presidente e del capobastone di partito; normalmente non si risparmia ma in questo caso ha fatto anche di più, consapevole di giocarsi il tutto per tutto in una tornata dove c’è un perenne “all in”, tutta la posta in gioco, sperando in un immediato e salvifico raddoppio il 5 dicembre.



LA RICADUTA SUI TERRITORI SE RENZI VA VIA

D’Alfonso non parla come il De Luca rilassato «perchè tanto i giornalisti non ci sono»  e non promette fritture di pesce ma è un continuo ammiccare alle ricadute benefiche per il futuro, ovviamente in caso di vittoria del Sì.

Cosa intende D’Alfonso quando dice «deve essere rilevata che c'è una questione importante riguardante il Sì anche versata sui territori»? Forse è lo stesso pensiero del governatore campano e cioè che “l’intesa” ed il “dialogo” con il governo ha permesso e permetterà l’arrivo di finanziamenti per centinaia di milioni di euro peraltro legati al miliardario masterplan?



LA GESTIONE DELLA VITTORIA...

Cosa intende D’Alfonso quando dice:  «sono convinto che vinciamo e dopo dobbiamo solo gestire la vittoria e lui (Renzi, ndr) va aiutato ad avere una gestione della vittoria in maniera inclusiva»?

Forse che poi bisognerà pensare ad amministrare i finanziamenti promessi (“gestione della vittoria”)?

Se fosse così però ci sarebbe un errore (il solito) ovvero legare l’erogazione dei finanziamenti pubblici alle mere logiche di amicizia partitica invece che di reali esigenze. E lo si fa ormai senza nemmeno più timore di sfigurare. Come se il masterplan fosse stato finanziato solo per la “simpatia” che Renzi nutre per D’Alfonso e non seguendo criteri oggettivi e reali che riguardano la nostra regione.   



L’OSSESSIONE CHE SI CHIAMA ROMA

D’Alfonso da mesi sta lavorando ad un solo obiettivo -riuscendoci quasi totalmente-: quello di accreditare la sua persona nei palazzi romani e presso la politica ai livelli più alti, in una strategia volta ad ingigantire il proprio prestigio personale sfruttando l’abilità nell’ottenere benefici, finanziamenti e via libera ai progetti, più o meno utili più o meno validi. I finanziamenti ottenuti non sono più il fine ma il mezzo per raggiungere consensi, prestigio e carriera.

E sullo sfondo adesso c’è pure la modifica della Costituzione (la suprema carta che necessiterebbe della massima condivisione). Lo si capisce chiaramente anche dai dibattiti dai quali emerge come prioritario il mantenimento degli assetti politici attuali.



«C’E’ BISOGNO CHE RENZI RIMANGA LI’»  

D’Alfonso conferma tutto: «io ce la metterò tutta però c'è bisogno che Renzi rimanga lì».

La Costituzione indietreggia rispetto all’obiettivo primario della mera detenzione e amministrazione del potere, un potere accresciuto solo se «Renzi rimane lì».

 

D’Alfonso è agguerrito anche di domenica mattina e per fortuna non suggerisce fritture di pesce  ma solo «un voto consapevole».

La stima di D’Alfonso per De Luca è cosa nota e l’ha ribadita quando, dopo l’appello ai sindaci, qualcuno tra i cronisti gli ha chiesto se il suo non fosse un invito in linea con quello finito nella bufera dell’ex sindaco di Salerno.

«No, no, no non è stile De Luca. Ho chiamato alla carica consapevole del valore della partita. Non c'è una connessione con premi, non ci sono vacanze con i pullman, di cui nessuno ha parlato. C'è soltanto la capacità di essere in sintonia con l'essere classe dirigente nazionale».

E le parole di De Luca?

«De Luca ha un'energia che io invidio e ogni mattina cerco di replicarla».



ACERBO: «SOLITA VECCHIA POLITICA CLIENTELARE»

Il primo commento in ordine cronologico è quello di Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista che ancora una volta fa notare «l’abuso del ruolo istituzionale» di D’Alfonso.

«Probabilmente la presenza di due giornalisti - che D'Alfonso ha immediatamente identificato - lo ha portato a tenere un intervento più garbato ma la sostanza è la stessa.

Il presidente usa la sua carica per condizionare l'orientamento dei sindaci che soprattutto nei piccoli comuni in caso di scarso risultato del Sì potrebbero temere ritorsioni in termini di finanziamenti e disattenzione da parte della Regione.

D'Alfonso probabilmente ha modulato le parole in modo da non incorrere nell'accusa penale di voto di scambio ma far balenare centinaia di milioni di euro di fondi ancora assegnare - dopo il 4 dicembre - con Masterplan, Psr dell’agricolutra, Por-Fesr del Piano di sviluppo urbano, fondi Fse e Fsc nazionale e ricordare il suo ruolo in cabina di regia suona come un avvertimento ben chiaro a chi lo conosce».

E ancora secondo Acerbo «D'Alfonso invita, o per meglio dire, ordina agli amministratori locali di fare campagna a tappeto come se fossero candidati. Democristiano com'è intende dire che si aspetta che portino al Si la stessa quantità di voti che controllano e muovano nelle elezioni amministrative. Dati misurabili, controllabili, su cui chiedere conto. insomma in ballo non c'è la Costituzione ma i soldoni. Bisogna far votare Sì non lo fa sulla base del contenuto della "deforma" costituzionale ma della costruzione di una filiera politica in cui D'Alfonso rappresenta l'anello di congiunzione col Presidente del Consiglio.  La solita vecchia politica clientelare che viene mobilitata per fare il casa per casa gettando nell'ultima settimana il peso delle cariche amministrative. Non consentiamo a questi politicanti da terzo mondo di stravolgere la Costituzione. I soldi pubblici non sono di Renzi nè di D'Alfonso».