LA CONTESTAZIONE

Referendum, D’Alfonso fa propaganda a scuola. M5S scrive al ministro. Lui: «mi autodenuncio»

Ieri evento al Manthonè

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Referendum, D’Alfonso fa propaganda a scuola. M5S scrive al ministro. Lui: «mi autodenuncio»

 

PESCARA. Interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione da parte del Movimento 5 Stelle dopo l’evento di ieri all’Istituto Manthonè di Pescara sul referendum Costituzionale al quale ha partecipato anche il presidente della Regione Luciano D’Alfonso. Dal suo staff arriva la comunicazione: «il presidente si autodenuncerà alla magistratura».

L’incontro- dibattito dal titolo "Le ragioni per votare Si'. Le ragioni per votare No" è stato organizzato dall'ITS. Tra gli ospiti, come detto, anche il presidente D’Alfonso che si è soffermato sui problemi della Corte Costituzionale che dalla riforma del 2001 ad oggi «è stata ingolfata di cause tra Stato e Regioni, per la marea di competenze che sono state assegnate alle regioni», ha spiegato al microfono

Con la nuova riforma targata Renzi e al vaglio del referendum del prossimo 4 dicembre «almeno si precisano le competenze, cioè si dà alle regioni il potere del fare, ed è più chiaro il rapporto con infrastrutture e trasporti», ha detto il governatore perorando le posizioni del sì.

«Avremo meno materie, ma la cosa sarà compensata dalla presenza politica delle regioni nel nuovo senato, perchè nel nuovo Senato ci sarà anche la presenza 'fisica' delle regioni. Esattamente come sostengo la clausola di salvaguardia ricordandomi cosa proposero in termini di istruzione e immigrazione alcune regioni del nord».

La presenza di D’Alfonso al dibattito, però, è stata mal digerita dai 5 Stelle che, tramite il deputato Gianluca Vacca, hanno presentato una interrogazione al ministero dell’Istruzione.

«L'attività formativa e di approfondimento delle scuole dovrebbe essere svolta sempre secondo criteri imparziali e meramente informativi, senza propaganda politica», sostiene Vacca. «La presenza del governatore è stata quindi del tutto inopportuna, poiché erano già presenti un esponente del Sì e uno del No».

I 5 Stelle  chiedono al Ministero dell'Istruzione d'intervenire per garantire l'imparzialità nelle attività formative della scuola sul referendum, anche diramando una circolare in cui si chiede ai dirigenti scolastici di assicurare un'equa presenza di esponenti, sia di schieramenti politici che dei comitati referendari, delle ragioni del sì e del no.

In attesa di un intervento del ministero, i 5 Stelle chiedono subito ai dirigenti scolastici e agli uffici provinciali e regionale di evitare che le scuole diventino prede della propaganda politica, garantendo l'imparzialità «e salvaguardando la missione principale dell'istruzione, cioè la formazione di cittadini informati e indipendenti».

E chiedono a D'Alfonso di evitare questi «sbilanciati espedienti propagandistici, almeno nelle scuole» conclude Sara Marcozzi, consigliera regionale M5S.

 

A replicare alla presa di posizione del deputato e' Andrea Catena, consigliere del presidente della Giunta regionale che spiega: «D'Alfonso rispondera' con un'autodenuncia in procura, per sottoporre al giudizio della magistratura i suoi atti. Infine - conclude il consigliere del governatore - informiamo Vacca e i suoi amici che a fine ottobre terremo un'iniziativa con il sindaco di Parma Federico Pizzarotti in una scuola di Pescara per parlare della citta' da ingrandire».

Catena si dice infine sorpreso che a lamentarsi sia Gianluca Vacca, di professione docente nella scuola secondaria: «se seguissimo la sua stessa logica, con che faccia potrebbe ripresentarsi a insegnare dopo il mandato parlamentare?».



PAR CONDICIO E ISTITUZIONI NEUTRE?

Da alcuni giorni è entrata in vigore la legge sulla par condicio per cui la campagna elettorale referendaria è iniziata ufficialmente e le norme prevedono obblighi precisi.

Le istituzioni pubbliche, per esempio, non potrebbero attivarsi per fare propaganda in nessun senso dovendo rimanere, per principio, neutre.


La propaganda politica dovrebbe essere fatta esclusivamente dai partiti.

Eppure nei giorni scorsi su tutti i giornali si è parlato della ministra Boschi all’estero per parlare del referendum invitando a votare sì, pare con spese a carico delle istituzioni. Anche in Abruzzo c’è sempre stata grossa confusione tra comunicazione istituzionale e politica; la prima a carico delle istituzioni, la seconda dei partiti. Confusione che qualche volta può creare qualche inciampo come quella del video propagandistico (ovviamente per il sì) finito per qualche minuto sul canale istituzionale del Consiglio Regionale d’Abruzzo per poi comparire su quello del Pd Abruzzo e sulla pagina Facebook del Presidente D’Alfonso.

La domanda è: chi ha confezionato  quel video  e perchè era in possesso di chi lavora per il Consiglio regionale?