LA PROPOSTA

Forum: «basta spartizioni e poltrone, l’Aca ha bisogno di trasparenza e controllo diffuso»

La proposta delle associazioni ai sindaci che nei fatti non hanno mai controllato

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Forum: «basta spartizioni e poltrone, l’Aca ha bisogno di trasparenza e controllo diffuso»



PESCARA. «L’Aca deve garantire una gestione pubblica, efficiente, trasparente e partecipata del servizio idrico integrato. I sindaci invece di pensare alle spartizioni dei posti devono spiegare come intendono evitare la privatizzazione della società e organizzarla affinché risponda alle necessità dei cittadini e non a quello dei gruppi di potere nei singoli partiti».


Quelli del Forum abruzzese dell’acqua sono concetti talmente semplici da apparire scontati e retorici.

Non per la politica che oggi governa l’Abruzzo, nè per i sindaci, nè per le varie forze politiche, tutte -chi più chi meno- hanno avuto voce in capitolo nella gestione fallimentare dell’Aca. “Fallimentare” non è una metafora catastrofica perchè in 10 anni i politici ed i sindaci che fanno parte della società pubblica non si sono accorti mai di nulla (nè della corruzione, nè dei bilanci falsi) e nel frattempo si sono accumulati 120 mln di euro di debiti scaricati con la procedura di concordato preventivo sui creditori che rinunceranno al 45% dei loro crediti.

Per ora a pagare -per modo di dire- c’è solo l’ex presidente Ezio Di Cristoforo sotto processo per tangenti ed un procedimento per danno erariale alla Corte dei conti. Per il resto per i partiti non esistono gravi responsabilità politiche, del resto ammetterle li farebbe apparire masochisti.


Una delle proposte avanzate dalle associazioni sarebbe quella di è trasformare la società in consorzio di diritto pubblico,  prevedendo forme di controllo diffuso da parte di associazioni, movimenti e singoli cittadini, proprio quello che è mancato all’Aca in questi anni e che servirebbe…come l’acqua.


La partecipazione costante della comunità alla gestione di questo bene primario sarebbe un fondamentale aiuto alla politica distratta e miope e potrebbe dare vita a meccanismi virtuosi oltre a rendere difficoltosi i metodi del passato.

«Invece i sindaci e i gruppi di potere all’interno di ciò che rimane dei partiti», aggiunge il Forum, «continuano in lotte all’ultimo sangue per la spartizione delle poltrone. L’ACA è arrivata ad un passo dal fallimento, non vorremmo che il ritorno degli appetiti porti in breve tempo alla privatizzazione forzata per manifesta rapacità nella gestione di un bene pubblico fondamentale. Osserviamo indignati questa corsa alle poltrone che nasconde solo il tentativo di controllare gli appalti che stanno arrivando. Stupisce che nel dibattito intervengano anche quegli stessi personaggi che hanno partecipato a vario titolo nei peggiori fallimenti delle opere pubbliche connesse al Servizio Idrico Integrato a Pescara, dal fangodotto al potabilizzatore. Opere per decine di miliardi delle vecchie lire ora in abbandono, in cui gli unici a guadagnarci sono stati le aziende che li hanno costruiti e i tecnici che li hanno collaudati».


SE D’ALFONSO INVOCA IL COMMISSARIO...

Da tempo tra le altre cose il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, parla e auspica addirittura un commissario governativo che possa risolvere le lentezze delle leggi in materia di appalti.

La nomina di un commissario imporrebbe al territorio l’ennesimo “dittatore” legittimato a procedure d’urgenza e di emergenza, aggirando le normali procedure, trasparenza e concertazione, cose che si sono ben viste al tempo di Bertolaso a L’Aquila o nei dieci anni passato con il commissario Goio i cui risultati discutibili e costosi di certo non hanno nè risolto il problema dell’inquinamento e nemmeno mitigato.


«Strano che D’Alfonso ammetta così platealmente il suo fallimento», continua il Forum , «visto che se c’è bisogno di un Commissario straordinario viene spontaneo chiedersi cosa rimane delle figure locali. A cosa serve un sindaco? A cosa serve il Presidente della Regione?

Questa proposta suona come una beffa visto che nessuno pare ricordare che sul fiume e sui relativi depuratori siamo stati commissariati per ben 10 anni, dal 2006 al 2016 con Adriano Goio. I risultati, se così possono essere chiamati, sono sotto gli occhi di tutti. D’Alfonso invece ripropone il solito mantra dell’uomo solo al comando che può fare veloce e risolve. Ci pare che a smentirlo ci sia la storia dei commissariamenti nella penisola, che hanno significato esclusivamente nuovi centri di potere, nuove spartizioni di posti, immenso sperpero di denari e zero opere per i cittadini. Il Servizio Idrico Integrato ha bisogno di partecipazione e trasparenza per funzionare correttamente, per essere efficiente ed efficace. I sindaci rimettano al centro della loro azione la ricerca del bene comune e non quella del controllo degli appalti e/o dell’ennesima occupazione di qualche poltrona».