DIETRO I PARAVENTI

Alta tensione e colpi bassi: l’ottobre rosso di D’Alfonso

Frizioni, richieste da evadere, antipatie e "prime donne". Mentre il centrosinistra guerreggia la procura indaga

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Alta tensione e colpi bassi: l’ottobre rosso di D’Alfonso

 

ABRUZZO. La “Regione veloce” di D’Alfonso corre spedita, specialmente su alcuni fronti che stanno particolarmente a cuore al presidente e, dopo due anni e un pò, sembra essere arrivati al punto di saturazione per cui si rende necessario un cambio di passo.

C’è chi se ne è convinto e chi se ne convincerà.

Occorre rivedere gli equilibri, accontentare qualche richiesta e stopparne altre, riposizione uomini e interessi, imbarcare nuovi soldati.

Insieme alla situazione politica interna alla maggioranza di centrosinistra -sempre più esplosiva- bisogna tener conto anche di fattori esterni che contribuiscono in concomitanza a far aumentare la pressione. L’Abruzzo come una pentola a pressione che, tuttavia, non scoppierà.

E’ forse molto più simile ad una tubatura quando aumenta la pressione  ed i punti più deboli sono i primi ad essere soggetti a rotture e fuoriuscite: bisogna subito intervenire a tappare ma bisogna anche far scendere la pressione...

Tra assessori e consiglieri sono sempre di più le rivendicazioni interne alla maggioranza, si alza il tiro e si approfitta del momento per alzare le poste, chi si era acquietato per un pò è tornato a bussare.

Più tempo passa e più emerge e si acuisce la spaccatura tra dalfonsiani e legniniani, ed ogni occasione è buona per aumentare lo scontro o promettere sfaceli.

 
IL TAPPO STA PER SALTARE (MA NON E’ UNA FESTA)

Nei mesi si è aggravata sempre più la frattura tra i dalfonsiani ed il resto del mondo (che combacia nel Pd quasi perfettamente con coloro che non vedono di buon occhio il solipsismo del presidente D’Alfonso, accentratore di natura e direttore di una orchestra dove pure suona molti strumenti.

Nel tempo, insieme alla spaccatura interna al PD, è cresciuto dall’altro lato il rapporto solido con il governo Renzi.

Ma c’è un fatto nuovo ed importante che ha accelerato lo scadimento dei rapporti tra D’Alfonso e Di Matteo, arrivati ad un punto di svolta. Forse si è superato quello di non ritorno.

E’ successo qualche giorno fa.  L’occasione è stata data dalla rioccupazione dell’Aca e dalla elezione del nuovo amministratore o del cda dopo la fase di amministrazione controllata.

Di Matteo, già esponente di peso del partito dell’acqua 10 anni fa, l’ha giurata a D’Alfonso il quale anche all’Aca ha deciso chi e come.

I due sono ai ferri cortissimi, D’Alfonso non perde occasione di stuzzicarlo pubblicamente durante i consigli regionali in una sorta di sfottò criptico che capiscono solo in due. Ma Di Matteo è più sornione, lavora e intreccia relazione e stringe accordi come quello con il centrodestra che non è andato a buon fine nell’ultima assemblea dell’Aca.

Ora da giorni girano molte voci sempre più insistenti e variegate che parlano di intercettazioni e di denunce che racconterebbero verità per ora ignote su scenari da retrobottega.


DENUNCE E MEZZE VERITA’

Una di queste voci è stata confermata e racconta anche che lo stesso Donato Di Matteo è stato interrogato per ore in gran segreto dalla procura di Pescara e che a domande non meglio precisate su Aca e dintorni abbia preso la palla al balzo per raccontare qualche verità che potrebbe creare un grattacapo in più al presidente-avversario. La procura ha voluto sentire come persona informata sui fatti Di Matteo nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Forestale sull’Aca per la quale sono già scattate acquisizioni di atti sul bando fatto ritirare dall’Ato ma le voci hanno tenuto banco per tutta la settimana arrivando persino a parlare di “traffico di influenze” o “voto di scambio”.

Di Matteo ne avrebbe anche parlato in giunta smorzando e minimizzando e attenendosi al segreto impostogli di non rivelare particolari.

Di vero c’è che molti sindaci sono stati interrogati per verificare e acquisire notizie e c’è chi dice che alcuni avrebbero confermato pressioni per una votazione in un senso invece che un altro ma anche loro sono vincolati al segreto.

Al momento non vi sono certezze ma tutto si inserisce in un contesto già descritto che riguarda l’ossessiva e invasiva prepotenza della politica ed i suoi giochi di potere e controllo.

Solo che, oltre ad essere nefasti, questi giochi (vedi recente passato) potrebbero anche configurare reati piccoli ma fastidiosi.

Nulla di nuovo, solo che ora, sembra per coincidenza, la procura si sarebbe trovata col naso proprio lì mentre le cose stavano succedendo.

Cosa c’è di vero lo si vedrà col tempo anche perchè contemporaneamente bisogna gestire ulteriori frizioni interne e antipatie che ogni tanto producono echi poco chiari anche all’esterno.

L’assessore Andrea Gerosolimo potrebbe ripartire all’attacco e togliersi qualche sassolino. Nel frattempo avvicinamenti sempre più chiari ci sono verso Ncd della senatrice Federica Chiavaroli con la quale D’Alfonso ha già sperimentato azioni congiunte e vittoriose.

Un rimpasto in giunta potrebbe persino essere poca cosa (e non facile) perchè le nuove forze vogliono un assessore e fare spazio non è semplice. Cacciare Di Matteo peraltro implica uno sforzo forse troppo grosso anche per D’Alfonso e non conveniente: se non altro continuare a smentire e far finta che si vada d’accordo, ha i suoi vantaggi.

Senza dimenticare che anche con l’assessore Paolucci i rapporti non sono più così idilliaci come un tempo, anche se l’uscita dal commissariamento dalla sanità per un pò aiuterà ad elargire qualche sorriso in più.

C’è persino chi in mezzo a questo guazzabuglio inserisce un discorso che sembrerebbe fuori luogo come il passaggio di mano del giornale più importante d’Abruzzo: Il Centro.

La cordata di imprenditori abruzzesi che hanno acquistato potrebbe influire in un senso o nell’altro  sulle vicende politiche a seconda della linea editoriale che sceglieranno.

Ci sono troppe cose importanti da fare e decine e decine di centinaia di milioni di finanziamenti, appalti e lavori da gestire per far saltare tutto per beghe di bottega.

Alla fine un accordo si trova sempre ed è meglio della guerra aperta.