GUERRA ALLA MEMORIA

Con la scusa del cyberbullismo ecco la censura generalizzata per legge

In Parlamento attende l’ultima approvazione: legge modificata dopo la tragedia di Tiziana Cantone

Redazione Pdn

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MONTECITORIO

ROMA. Che si chiami cyberbullismo o diritto all’oblio l’importante è conseguire l’obiettivo di cancellare informazioni sul web. Non importa se quelle informazioni siano legali o illegali, che dietro vi sia una cultura incivile o sia frutto di lavoro professionale degli operatori dell’informazione.

Tutti nello stesso calderone, tutti passibili di cancellazione e dunque di censura a semplice richiesta di chi si senta offeso o infastidito. E guai a chi non cancella: le sanzioni sono alte. Anzi altissime.

Da tempo ormai è chiara la direzione della classe politica italiana e non solo: la pretesa tutela ad ogni costo della privacy e della reputazione che si ritiene violata da notizie scomode, non importa se vere oppure no.

L’ultima minaccia alla libertà di pensiero ed al diritto di cronaca e di critica arriva dalla Camera dei Deputati che è chiamata ad approvare un testo di legge nato per combattere bullismo e cyberbullismo ma che purtroppo, a causa di un percorso legislativo sfuggito di mano, potrebbe rivelarsi come un inusitato strumento di repressione della libertà di opinione.

Il vulnus maggiore è scaturito da un emendamento inserito e approvato in Senato dopo la tragedia di Tiziana Cantone la 31enne napoletana che si è suicidata dopo che un video porno era diventato virale e le aveva rovinato la vita.

Tutti i giornali, a sproposito, hanno parlato di diritto all’oblio e spinto la necessità di tutelare in qualche modo vicende simili per impedire altri suicidi o stati di ansia provocati da notizie divulgate sul web. Purtroppo l’assoluta ignoranza sul tema ha prodotto i suoi effetti colti in tempo record dalla politica che è forse la prima categoria che aspira alla cancellazione di notizie scomode.

Peccato che il diritto all’oblio nel caso Cantone non c’entri proprio nulla così come non c’entri nulla la problematica della cancellazione delle notizie scomode.

In quella vicenda infatti la violazione della privacy e probabilmente la commissione di altri reati vi è stata nel momento in cui è stato pubblicato per la prima volta il video porno che come tutti i video porno non possono essere pubblicati e divulgati, specie sui social network, e senza il consenso dell’interessato.

Se quel video non poteva essere pubblicato è chiaro che parlare di diritto all’oblio è un assurdo.

Ma c’è il sospetto che la confusione sia voluta così come nella lettura dei vari articoli sulla vicenda non c’è mai la netta separazione tra contenuti scomodi, che magari violano la privacy, e le notizie di cronaca cioè coperte dal diritto di cronaca che ha una tutela completamente diversa dalla costituzione e dalle norme italiane ed Europee.

Cancellare un articolo di cronaca non è la stessa cosa che cancellare una foto privata pubblicata senza consenso.

Ora per effetto di questa nuova legge che si sta per approvare il gestore di un sito, un giornale online, o un semplice blogger, potranno essere costretti a rimuovere contenuti che possano generare “ansia” a un qualsiasi reclamante, e ciò anche se il contenuto non configuri minimamente un reato di stalking, diffamazione, ingiuria, ecc. La rimozione dovrebbe avvenire entro le 24 ore e le sanzioni in caso di inerzia (anche giustificata) sarebbero pesantissime (fino a 180.000 Euro).

«In altre parole», spiega Innocenzo Genna di radiobruxelleslibera.com, «anche se il testo votato martedì potrebbe rivelarsi utile per le vittime del bullismo (ma c’è chi già sostiene il contrario ), se ne potrà avvalere altresì chiunque per far rimuovere qualsiasi critica, sostenendone il carattere offensivo ed ansiogeno. Il destinatario della segnalazione non potrà che provvedervi, per non rischiare la mega-sanzione. Difficile pertanto immaginare che questa legge non darà luogo ad abusi ed effetti collaterali censori, seppur indesiderati. Peraltro, le problematiche di cui sopra lasciano prevedere una sicura incompatibilità con la Convenzione Europea dei diritti umani, che sancisce la libertà di opinione, nonché con la Direttiva europea 2000/31 sul commercio elettronico, che prevede meccanismi diversi per la rimozione dal web di contenuti illegittimi. Non bisogna illudersi, tragedie quali quelle generate dal cyberbullismo non vengono abolite per legge, tuttavia molto si può fare nel campo dell’educazione e ogni investimento in questa direzione non sarà mai abbastanza. L’attuale investimento previsto dalla legge di 220mila euro potrebbe essere decisamente aumentato».

Sullo sfondo rimangono tutti i problemi mai risolti legati ad una certa cultura che esplode sul web dove tutti credono di poter dire qualunque cosa essendo coperti da un anonimato che non è tale; rimangono i problemi generati dal vuoto normativo che esiste da più di un decennio e che dovrebbe regolamentare chiaramente cosa e quando i contenuti possano essere cancellati specie dai giornali on line e non lasciare campo libero ad una giurisprudenza ondivaga e pericolosa come quella che emerge dalla stessa Cassazione come nel caso che ci ha visti soccombere grazie ad una clamorosa sentenza che ha rotto ogni equilibrio e coerenza creatasi nel tempo tra giurisprudenza e decisioni del garante della privacy.

Credere di poter cancellare informazioni scomode ma vere (perchè impedirebbero una piena riabilitazione) di per se cozzerà sempre con una idea alta e vera di giustizia e di democrazia.

In un paese civile e culturalmente sano il diritto all’oblio non sarebbe considerato uno strumento valido per tutelare reputazioni e privacy.

*** I TESTI A CONFRONTO: PRIMA E DOPO LA MODIFICA ***