CONFLITTI E INTERESSI

Aca, l’ultima battaglia di D’Alfonso per occuparla: ma è scontro nel Pd

L'assessore Donato Di Matteo (ex Aca) starebbe organizzando i fedelissimi

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Acqua avvelenata, ecco perché Di Matteo è uscito dall’inchiesta

D'Alfonso e Di Matteo

ABRUZZO. Dopo due anni e mezzo di “esondazione”, praticamente senza argini, pare che qualcuno abbia deciso di contenere lo straripante potere del presidentissimo Luciano D’Alfonso.

Solo qualche giorno fa il governatore ha organizzato una riunione con diversi sindaci del pescarese, argomento scelto? Strategie per rioccupare l’Aca e riprenderne il controllo totale.

L’azienda divorata dal “partito dell’acque” sembra essere ora al centro della madre di tutte le battaglie, tutte interne al Pd, una parte del quale non vede di buon occhio il marcato disequilibrio imposto dalla gestione dalfonsiana.

Di fatto è in atto una grande offensiva del presidente di Regione per la conquista dell'Aca. Una offensiva iniziata da qualche settimana e che potrebbe essere sfociata anche nella violenta reazione contro la giornalista Lilli Mandara (denuncia con richiesta di danni) ed il suo caustico blog. Mandara è anche il neo addetto stampa della società: la giornalista è ben vista da una parte del Pd che non è quella dichiaratamente dalfonsiana.

Nella riunione con i sindaci il presidente della Regione ha suggerito ai sindaci amici di ripristinare il consiglio di amministrazione della società dopo la gestione affidata all’amministratore unico Vincenzo Di Baldassarre e conquistare la maggioranza, per poi caldeggiare fortemente la presidenza al presentissimo Giampiero Leombroni, pensionato, già dirigente con D’Alfonso ai tempi di Provincia e Comune e, prima e dopo, in forza alla Toto spa, già nominato commissario all’Arap e sempre presente alle riunioni più importanti della Regione, come per esempio quelle sul contestato progetto di finanza per la costruzione del nuovo ospedale di Chieti (Maltauro) e non si sa a che titolo.

Ci sarebbe però una minima parte del Pd, piuttosto timida, che non vedrebbe di buon occhio le proposte e le iniziative “politiche” di D’Alfonso, se non altro perché significherebbe mettere nelle sue mani anche questo ente, già fortemente clientelare e fondamentale che continua a muoversi come un carrozzone politico causa di troppi mali…

Non è chiaro se la timidezza avrà il sopravvento ma è certo che il malumore serpeggia come un fiume carsico che potrebbe rimanere confinato tra le rocce o emergere. Tra le fila di chi sarebbe contrario alla “soluzione Leombroni” c’è Donato Di Matteo che è stato già indicato (insieme ad altri del suo partito) dieci anni fa come uno degli esponenti principali del partito dell’acqua. Già a capo dell’Aca è stato anche indagato e poi prosciolto nella maxi inchiesta sull’acqua avvelenata di Bussi ma per lui il pm Anna Rita Mantini non ritenne di procedere perchè non era lui che guardava le missive ricevute, cioè quelle che la Usl di Pescara aveva inviato all’Aca per informarla dei veleni (qui il provvedimento integrale).

La storia dunque sembra ripetersi uguale e offre a Di Matteo ancora una volta la possibilità di riorganizzare le truppe. Questa volta la guerra è intestina e tutta interna al partito. Non a caso qualche attento osservatore teme che ad averne la peggio sia proprio il PD, anche perchè qualcuno avrebbe già alzato la voce e minacciato di strappare la tessera.

Qualcun altro, invece, starebbe stringendo accordi con qualche sindaco del centrodestra pur di frenare l’enplain dalfonsiano, una soluzione ad oggi non più tanto scandalosa come un tempo.

Dietro la guerra dell’Aca c’è una classe politica che ormai non teme più le inchieste giudiziarie, tanto da accapigliarsi ancora per poter guidare una vera e propria bomba atomica in grado di esplodere in qualsiasi momento, per molte ragioni legate solo alla sua “mission” che dovrebbe essere tutelare e gestire il ciclo idrico in 64 Comuni. In realtà si tratta di una società mai controllata dall’Ato (composta dagli stessi sindaci e altrettanto politicizzato) accusata di aver falsificato i bilanci tra la perenne e persistente distrazione della Regione, così come nessuno dei tanti sindaci si accorse mai della corruzione contestata a Di Cristoforo, ex presidente del cda, sempre sostenuto anche dopo essere stato indagato. Del resto il sodalizio politico ai suoi tempi è sempre stato lampante tanto che gli stessi primi cittadini approvavano i bilanci (falsi) sulla fiducia.

Ed oggi la storia si ripete dopo il presunto risanamento operato, dopo il concordato preventivo che ha permesso di far scontare il pauroso debito accumulato da amministratori senza scrupoli (130 mln di euro) alle aziende che con l’Aca lavoravano e, soprattutto, ha permesso alla politica di uscirne praticamente indenne nonostante scandali immensi come Bussi, l’acqua avvelenata, l’acqua razionata per anni, le reti colabrodo, i continui aumenti tariffari, centinaia di milioni di euro spesi per lavori che non hanno portato benefici, il depuratore di Pescara a singhiozzo, la fogna in mare da 30 anni.

Sembra che ancora una volta l’importante non sia amministrare bene ma gestire appalti, ora per centinaia di milioni di euro già annunciati.


100 MILIONI FRESCHI FRESCHI

Una delibera di Giunta stanzierà 100 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) a beneficio dei sistemi regionali di depurazione, dei quali almeno 30 saranno destinati all'area metropolitana di Pescara.

Un intervento che consentirà di realizzare un nuovo depuratore nel capoluogo adriatico, che sorgerà nei pressi di quello esistente.

E' questa la priorità annunciata da D'Alfonso, che ha deciso che questa sarà la soluzione, forse non la migliore, ma che dovrebbe almeno seppellire per sempre le responsabilità del passato legate al depuratore gestito per 30 anni da una ditta che fa capo a Di Vincenzo e sul quale non sarebbero stati fatti lavori di adeguamento e ingrandimento pure controfirmati. Una inadeguatezza strutturale di impianti vetusti unita a scandali soffocati che oggi presentano il conto e a pagare sarà come sempre la collettività.

A giocare la partita saranno anche il presidente dell’Ersi, Daniela Valenza, nominata da D’Alfonso, e già collaboratrice dello studio Milia nell’ambito della difesa di D’Alfonso nel processo Housework che vedeva tra gli imputanti anche Leombroni, il Commissario straordinario dell'ERSI, Luciano Di Biase, il direttore generale del Comune di Pescara, Pierluigi Caputi, il dirigente del settore rifiuti della Regione, Franco Gerardini, il Commissario dell'ARAP, Giampiero Leombroni e il sindaco di Spoltore, Luciano Di Lorito.

Secondo D’Alfonso «Pescara è offesa dalla cattiva funzionalità del ciclo idrico», e pare sia stata per lui una scoperta recente nonostante i quasi 20 anni passati ad amministrare Provincia e Comune.

La promessa è sempre la stessa: velocità, anche a discapito delle norme e magari dei controlli per cui lo stesso D’Alfonso ha inviato al più presto al Ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia, la richiesta per l'individuazione di una figura commissariale che gestisca «con velocità» le procedure e gli interventi previsti.


«ARROGANZA E SPUDORATEZZA»

L’attenzione rivolta all’Aca non è piaciuta a Maurizio Acerbo (Prc) che ha parlato di «arroganza e spudoratezza».

«La candidatura di Giampiero Leombroni alla guida dell’ACA», ha detto Acerbo, «poi mostra il timbro inconfondibile di Luciano D’Alfonso su tutta l’operazione. Non metto in dubbio professionalità di Leombroni, sicuramente assai operativo nel gruppo Toto come negli incarichi dirigenziali affidatigli da D’Alfonso in Provincia, Comune e Regione, ma è evidente che il presidente vuole avere il controllo diretto attraverso un suo uomo sulle decine di milioni di appalti che sono e saranno di competenza dell’ACA. D’altronde la stessa proposta dalfonsiana di nominare un commissario per la gestione degli interventi sulla depurazione rientra nella stessa logica. Una proposta ridicola che già D’Alfonso ci ha fatto sperimentare richiedendo al governo di nominare un commissario per il risanamento ambientale del fiume Pescara con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il Presidente notoriamente ha un’attrazione fatale per le gare d’appalto e per lui limitarsi a svolgere il ruolo di indirizzo, programmazione e controllo che spetta alla Regione è come costringere un alcolista a bere solo acqua».

«Questi signori», ricorda Acerbo, «sono stati capaci di erogare acqua avvelenata da sostanze chimiche cancerogene fino all’intervento nel 2007 del sottoscritto con Rifondazione, WWF e Forum Acqua che portò al sequestro dei pozzi e alla soluzione del problema con una modica spesa. Ebbero anche la spudoratezza di negare l’evidenza finchè non arrivò la conferma da parte dell’Istituto Superiore della Sanità nel procedimento giudiziario in corso. Hanno realizzato un assurdo potabilizzatore sul fiume Pescara per 26 milioni di euro mai entrato in funzione. Hanno tenuti bloccati decine di milioni interventi per le loro faide spartitorie sugli appalti. Hanno moltiplicato assunzioni e incarichi di parenti, amici, clientes ma non corrispondendo le “competenze” dei raccomandati a quelle che servivano all’azienda per fornire il servizio si son dovuti rivolgere a ditte esterne con moltiplicazione della spesa. Impossibile ricordare tutti gli scandali che hanno caratterizzato la loro gestione. Ne hanno combinate di ogni genere e ora tornano alla carica come se nulla fosse».

E ieri si è registrata una lunga riflessione del sindaco di Francavilla che sembrava in pole position che ha contestato l’idea di risanamento ( «i debiti sono ancora tutti lì») ha lanciato sul tappeto alcuni temi interessanti come la possibilità che la Corte d’Appello de L’Aquila possa in qualche modo sconfessare il tribunale pescarese e rigettare il concordato preventivo con ripercussioni nefaste e forse il fallimento certo della società.

Inoltre si è mostrato molto critico sul funzionamento della società e della scarsa qualità delle prestazioni e dei servizi ed ha chiesto al futuro presidente del cda (che reputa giusto che segnali D’Alfonso) «almeno 10 ore di lavoro al giorno» .

È stata convocata per i giorni 9 e 10 settembre nella sede di Confindustria in via Raiale 110, l'assemblea dei soci dell'Aca per procedere alla scelta dell'amministratore unico, secondo la richiesta pervenuta da parte di alcuni
Comuni.