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Azienda Speciale, taglio da 900 mila euro, presidente si dimette

Di Costanzo (Pd): «intollerabile in periodo di crisi»

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COMUNE DI MONTESILVANO

MONTESILVANO. Nei giorni scorsi la presidente dell'Azienda speciale per i servizi sociali, Miriam Severini, si è dimessa.

L’annuncio lo ha dato via Facebook spiegando anche i motivi: «il bilancio 2016/18 approvato da poco prevede tagli importanti, in un momento in cui si dovrebbe fare uno sforzo per rafforzare il sostegno ai più fragili e alle famiglie. Non voglio essere complice di scelte che non condivido».

E il taglio è veramente sostanzioso: circa 900 mila euro in meno. «Si dovrebbe fare uno sforzo», ha insistito Severini, «per rafforzare il sostegno ai più fragili e in particolare investire su quelle fasce di popolazione che, seppur ai margini della povertà, possono essere ancora salvate e quindi ricondotte a possibilità di vita dignitose. Di tutto questo avrei voluto parlare, discutere, concertare. Cio' non è stato possibile nè di interesse di nessuno. Affidarsi alle sole rigide regole dell'economia può essere pericoloso... Grazie a tutti coloro che hanno dimostrato stima e affetto nei miei confronti».

«Speriamo che la presentazione delle dimissioni non sia da intendersi alla stregua di una modalità oramai necessaria per ri-indirizzare le scelte responsabili di interesse collettivo in capo all’ente», commenta Romina Di Costanzo (Pd).

«Già furono presentate, infatti, a pochi giorni dal suo insediamento e a giusta ragione, per riottenere l’affidamento di Trisi. Ora di fronte, ad un CdA, presieduto tra l’altro da una professionalità esperta del settore, che non viene resa partecipe nelle scelte che determinano il futuro dell’ente, e che si trova a dover subire passivamente una così scellerata decisione dell’amministrazione, quale quella di applicare dei tagli di 900 mila euro sui servizi e personale nel bilancio 2016/2018 dell’ente, è ovvio che le dimissioni vengono presto reiterate. Questo è sintomatico di un’amministrazione che manca di trasparenza e condivisione delle strategie».

Di Costanzo si chiede che senso abbia, in un periodo di crisi generale tagliare proprio i servizi e ridurre il personale: «prima la Scuola Civica di Musica, che ha subito dei tagli consistenti, poi la farmacia comunale, che è stata affidata in gestione a privati, anziché pensare a soluzioni alternative (oggi messe in atto proprio dai gestori privati), ora è il turno dell’Azienda, per la quale temiamo che questo sia solo l’inizio di un progetto di complessivo smantellamento. E’ ovvio che l’azienda in qualità di ente erogatore di servizi costituisce un costo; lo è per esempio per i due asili nido (per i quali diversamente dai comuni emiliani più virtuosi, che hanno una copertura di costi del 34%, si è al di sotto di circa dieci punti percentuali). Ma se tra quei costi si sceglie di tagliare proprio i servizi di erogazione, mantenendo nel contempo gli ingenti costi di gestione delle molte unità amministrative e dirigenziali, anziché ridurre i compensi, il numero, o il monte ore dei quadri dirigenti, viene meno proprio la finalità sociale dell’ente».

L’esponente del Pd è certa: «questo ravvisa una scarsa attenzione al sociale dell’amministrazione e una grave responsabilità gestionale di chi è al vertice della catena di comando e risponde del perseguimento degli obiettivi di efficacia ed efficienza delle azioni aziendali, e che ha inteso in questo caso la razionalizzazione dei costi come taglio dei servizi erogati».