LA BATOSTA

Torrevecchia Teatina, il no all’impianto di rifiuti costa al Comune 300 mila euro

In primo grado sconfitta per l’amministrazione Baboro

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Torrevecchia Teatina, il no all’impianto di rifiuti costa al Comune 300 mila euro

Nando Marinucci

TORREVECCHIA TEATINA. Il Tribunale di Milano ha condannato il Comune di Torrevecchia a risarcire alla società austriaca Methapower Biogas Gmbh la somma di 291.241,41 euro, salvi ulteriori interessi e spese, per impegni legati all’impianto di trattamento rifiuti che si voleva realizzare a Torrevecchia Teatina.

L’amministrazione Baboro invitò ed aprì le porte agli imprenditori dei rifiuti deliberando interesse per questa scelta che avrebbe garantito grandi ricadute economiche e vantaggi occupazionali. In piena campagna elettorale si cambio improvvisamente idea rinunciando ai propri impegni e chiudendo dunque la porta alla Methapower. Una decisione repentina che fu riconfermata, una volta vinte le elezioni, nella prima seduta di consiglio comunale.

Il Comune, che non ha alcuna intenzione di pagare, ha deciso di fare appello affidando un incarico all’avvocato Fabrizio Rulli del Foro di Pescara (circa 10 mila euro di preventivo tra onorario e contributi).

«Comprendere le ragioni di una società invitata per fare propri interessi non è difficile», commenta oggi Nando Marinucci, candidato sindaco alle ultime elezioni con Il Girasole-No alla centrale, «invece rimane impossibile capire il comportamento di una Amministrazione che, nonostante tutti gli aspetti negativi fatti emergere nelle ripetute riunioni tecniche e consigli comunali (organizzati e fatti convocare dal sottoscritto), ha tirato diritto ficcandosi in una strada, adesso, senza via di fuga».

Marinucci ricorda che il sindaco Katja Baboro, insieme a Mincone (ex sindaco), «fece di tutto per convincere la cittadina della bontà dell’impianto, poi, per convenienze elettorali come si ricordava, fece altrettanto per rassicurarla su alcuna conseguenza economica. Comportamento strambo davvero, visti i risultati dopo due anni. Il disastro in una maniera o nell’altra era nell’aria e ora si comincia a consumare lentamente la parte più dolorosa, nel silenzio e nell’indifferenza di una comunità non ancora capace di realizzare l'idea».

«Cosa si riuscirà a combinare in così poco tempo, vista l’esecutività della condanna, è difficile a dirsi», continua Marinucci, «la Baboro comunque poteva e doveva caricarsi delle spese legali di 11mila euro, invece di farle sostenere ai cittadini. Questo, per dilettanti allo sbaraglio, forse è chiedere troppo.

Nonostante tutto, comunque, si spera che le conseguenze non ricadano davvero sui cittadini, con i più classici dei salassi tributari e che si troverà una qualche soluzione tecnica che, allo stato attuale, però, sembra del tutto campata in aria».