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L’Aquila, si rischia il caos. Cialente pronto alle dimissioni, il prefetto diffida

Il sindaco: «se vado a casa io perde la città e tutta l’Italia»

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Cialente indagato per corruzione e tentata concussione

Massimo Cialente

L’AQUILA. Saranno giorni difficili, i prossimi, per la città de L’Aquila che rischia di veder sgretolare l’amministrazione cittadina sotto i colpi del bilancio, prima della fine naturale del mandato del primo cittadino.

Il problema è sempre quello: mancano i soldi e Cialente chiede al governo Renzi di intervenire.

In caso contrario lui si dimetterà. Una scena vista diverse volte in città quelle delle dimissioni annunciate, una volta pure date per poi essere ritirate. E adesso accade ancora una volta.

Stamattina il prefetto dell'Aquila Francesco Alecci ha inviato al sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e, per conoscenza, al segretario generale dell'ente Carlo Pirozzolo e al presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti, formale comunicazione di diffida affinche' il Consiglio comunale provveda, entro venti giorni, all'approvazione del Rendiconto di Gestione 2015 e del Bilancio di Previsione 2016.

Il prefetto ricorda che la mancata approvazione dei due documenti entro il termine di legge, fissato al 30 aprile, comporta l'attivazione delle procedure dettate dalla normativa di riferimento che prevede, come ultima soluzione, lo scioglimento del Consiglio e dispone la notifica della comunicazione a ciascun consigliere comunale. Il termine di venti giorni per l'approvazione del Rendiconto di Gestione 2015 e del Bilancio di Previsione 2016 decorre da oggi ed e' fissato, pertanto, a mercoledi' 25 maggio.

«Inizia il conto alla rovescia - ha dichiarato il sindaco Massimo Cialente - per la sopravvivenza di questa consiliatura e di questa amministrazione eletta, per la seconda volta, al governo della citta' nel 2012. In buona sostanza, se potra' giungere al termine del mandato quinquennale, conferito dai cittadini per ricostruire la citta', o se dovra' essere mandata a casa con un atto prefettizio, come avviene per i Comuni mafiosi. Tutto questo per una scelta del Governo o per un gravissimo errore di valutazione, e per l'assoluta mancanza di fiducia, rispetto alle segnalazioni che, fin dal mese di ottobre 2015, abbiamo inviato dal Comune dell'Aquila, il quale non ha, pertanto, nulla da rimproverarsi. Abbiamo fatto tutto cio' che era di nostra competenza e in nostro potere, nel pieno rispetto istituzionale, e abbiamo prodotto una precisa documentazione anche in termini di conteggi».

Dunque se, entro i prossimi 20 giorni, non arrivera' il finanziamento richiesto – ha detto chiaramente Cialente - per compensare le maggiori spese e le minori entrate determinatesi a seguito del sisma, attraverso un atto normativo, o comunque politico, ufficiale da parte del Governo, contenente la previsione dell'entita' e della tempistica dell'erogazione dei fondi, inviterò personalmente i consiglieri di maggioranza a presentare, insieme a lui, il 25 mattina, le dimissioni.

«Anche nei momenti piu' difficili, infatti, abbiamo sempre combattuto a testa alta e e non ci siamo mai fatti umiliare», ha detto ancora il sindaco. «Lo scioglimento del Consiglio con un atto prefettizio sarebbe, invece, un'umiliazione che offenderebbe non me ma l'intera comunita' aquilana che, in questi anni, ha reagito all'enorme tragedia che l'ha colpita, imponendo che la citta' venisse ricostruita ai Governi che si sono avvicendati alla guida del Paese. Non meritiamo, dunque, e non subiremo umiliazioni».

Oggi Cialente si appella al presidente Mattarella (come fece qualche anno fa con il collega Napolitano) ma anche al presidente dell'Anci, per salvare la consiliatura «e consentirci di continuare l'opera di ricostruzione della quale gli aquilani possono andare fieri. In caso di scioglimento dell'assise si registrerebbe, di contro, una sconfitta non del sindaco Cialente, della giunta o della maggioranza, ne' tantomeno solo del Governo, ma dell'intero sistema Paese».