CONTRO LA DEMOCRAZIA

Referendum, Ferrero denuncia Renzi: «rischia fino a 3 anni di carcere»

Il premier ha invitato all’astensione : «non può farlo»

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Referendum, Ferrero denuncia Renzi: «rischia fino a 3 anni di carcere»

ROMA. Alla vigilia del referendum sulle trivelle Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, annuncia di aver denunciato il premier Matteo Renzi alla Procura della Repubblica di Roma per il reato di induzione all’astensione.

La pena va da 6 mesi ai 3 anni di carcere, scrive Ferrero sui social pubblicando una sua foto mentre firma la denuncia.

L’esponente di Rc cita l’articolo 51 della legge 352 del 25 maggio 1970 che recita “…chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie funzioni all’interno di esse, si adopera (…) ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni (…)”.

«Le sue recenti dichiarazioni pubbliche a favore dell’astensionismo al referendum di domenica contro le trivelle costituiscono una palese violazione della legge e noi chiediamo alla Magistratura che il Presidente del Consiglio venga sanzionato», spiega Ferrero.

Renzi avrebbe quindi apertamente violato le legge. In particolare lo scorso 5 aprile 2016, in veste di presidente del Consiglio, mentre era a Palazzo Chigi, dopo aver compiuto una serie di considerazioni sul quesito referendario, ha detto: «Spero che questo referendum fallisca».

«Dopo quest’ennesima offesa alla democrazia», continua Ferrero, «questa ulteriore dimostrazione di arroganza di un premier non eletto dai cittadini, che pur di favorire i potentati economici e finanziari di cui il governo è espressione piena e diretta, non rispetta le leggi della Repubblica, Renzi se ne deve andare a casa».

Ma in queste ore anche il presidente emerito Giorgio Napolitano Proprio, dopo le dichiarazioni di Napolitano ha legittimato l’astensionismo, così sul Corriere della Sera il costituzionalista Michele Ainis ha sottolineato che chi ha incarichi pubblici non può fare propaganda per l’astensione dal voto. «I profeti dell’astensionismo, nel nostro ordinamento rischiano perfino la galera, secondo l’articolo del testo unico delle leggi elettorali per la Camera cui rinvia la legge che disciplina il referendum».

Il costituzionalista ha spiegato che è vero che il voto è un diritto e non un dovere e «ciascuno resta libero d’esercitare o meno i diritti che ha ricevuto in sorte. Tanto più quando s’annunzia un referendum, la cui validità è legata al quorum. Ma questo vale per i cittadini, non per quanti abbiano responsabilità istituzionali. Loro sono come i professori durante una lezione: non possono dire tutto ciò che gli passa per la testa, perché hanno un ascendente sugli allievi, e non devono mai usarlo per condizionarne le opinioni».

In queste ore sui social è diventato virale un pezzo di giornale del 1985, nel quale si riporta la sentenza della Cassazione che ricorda come sia condannabile chi fa propaganda per l'astensione, così come ricordato da Ainis in queste ore. Si tratta di un articolo del quotidiano La Stampa, dove il giornalista Pierluigi Franz ricorda come Mario Capanna, ex leader del '68, denunciò Bettino Craxi per aver esortato gli elettori a ignorare le urne.

E oggi Ferrero replica con Renzi.