LA DIFESA

Di Pasquale, «ma quale scandalo, mio marito assolto»

L’ex consigliere comunale contro le «strumentalizzazioni dei blogger» teramani

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Di Pasquale, «ma quale scandalo, mio marito assolto»

TERAMO. «Rocco di Giacomo è stato assolto da ogni addebito». A darne notizia la moglie, Manola Di Pasquale, che oggi contesta alcuni blogger teramani (senza citarne il nome) che nei mesi scorsi avevano trasformato in «clamoroso scandalo» l’indagine a carico di suo marito.

Una indagine che in sede penale si era chiusa con un luogo a procedere e che la giustizia contabile aveva invece sanzionato con 24 mila euro di risarcimento in favore della Regione. Adesso questa sentenza è stata ribaltata.

L’indagine ruotava intorno alla realizzazione di un'oasi marina sul fondale del mare Adriatico, per la protezione e lo sviluppo delle risorse acquatiche, nel tratto di mare antistante i Comuni di Pineto e Silvi.

Il dipendente della Provincia di Teramo era accusato di inadempienze «agli obblighi di controllo e vigilanza derivanti dal contratto di appalto e, in particolare, di aver consentito la fornitura in qualità e quantità di materiali e prestazioni d'opera inferiori e difformi rispetto alle pattuizioni contrattuali».

Secondo l’accusa le inadempienze avrebbero indotto in errore la Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo, che avrebbero dunque finanziato un'opera difforme dal progetto. Progetto che, tra l'altro, era stato elaborato dallo stesso Di Giacomo, che poi ne aveva seguito tutto l'iter.

«SENTENZA GRATIFICANTE»

«Risulta particolarmente gratificante approfondire le considerazioni in fatto e in diritto che la Corte d'Appello presso la Corte dei Conti di Roma ha voluto esprimere nella sentenza assolutoria», commenta oggi soddisfatta Di Pasquale.
In particolare, i magistrati hanno ritenuto che tutte le opere erano state valutate e approvate dalla Regione Abruzzo alla fine dei lavori e che Di Giacomo, «con estrema diligenza», aveva presenziato a tutte le fasi lavorative previste dal progetto (dal getto del calcestruzzo nelle casseformi alla maturazione dei massi artificiali; dal trasporto al luogo dello stoccaggio al carico sul motopontone; dal trasporto in mare al posizionamento nelle aree previste; non tralasciando identica cura per i massi naturali, dei quali aveva calcolato con grande attenzione numero e volume, perché fosse tutto rispondente al progetto approvato e finanziato).
Inoltre i giudici di secondo grado ritengono che Di Giacomo non solo seguì con coscienza tutte le fasi di realizzazione del progetto, ma effettuò tutti i controlli possibili, nei tempi e nei modi a lui consentiti dalla sua qualità di dipendente della Provincia, perché il progetto avesse l'esito previsto.
«Giova ricordare, a titolo di informazione», continua Di Pasquale, «che l'esposto venne presentato tre anni dopo la fine dei lavori, mentre i controlli in loco disposti per il procedimento giudiziario, addirittura sei anni dopo la fine dei lavori. Quasi nessun eco ebbe, ovviamente, la notizia del non luogo a procedere che chiuse il procedimento penale, ma grandissima eco, anche con il costante riferimento alla mia qualità di coniuge, ebbe invece la condanna di mio marito da parte della Corte dei Conti, a risarcire la somma di 24mila euro».