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Sanità abruzzese, allarme su tagli e riorganizzazioni tra Vasto e Chieti

Febbo: «delibera secretata sul nuovo ospedale»

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Sanità abruzzese, allarme su tagli e riorganizzazioni tra Vasto e Chieti

ABRUZZO. La riorganizzazione della Sanità abruzzese mette in allarme il territorio e la realizzazione di nuovi nosocomi, i cui progetti non godono della trasparenza che probabilmente meriterebbero, non lascia dormire sonni tranquilli.

All’interno della maggioranza di centrosinistra da mesi non mancano perplessità e dubbi e adesso anche Mario Olivieri, consigliere Regionale Abruzzo Civico, lancia un paio di spunti per richiamare all’ordine il presidente-commissario D’Alfonso e l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci.

Olivieri si focalizza sul Vastese e sottolinea che la procedura per la realizzazione del nuovo ospedale di Vasto attraversa una fase di «non chiara lettura». Non è dato sapere, infatti, se la volontà della Giunta Regionale è univocamente orientata a realizzare in via prioritaria il nuovo ospedale di Vasto.

La ASL di Lanciano Vasto Chieti è proprietaria del sito di circa 10 ettari, sul quale dovrà sorgere il nuovo ospedale. Inoltre la decisione di realizzare l'ospedale su tale sito è stata presa dal Comune di Vasto già da diversi anni. Secondo Olivieri bisogna accelerare le procedure per l'iter, compresa la stesura del progetto definitivo, e l'indizione della gara, visto che i fondi ci sono.

«Qualsiasi ritardo nella gestione dell'iter realizzativo non sarebbe giustificabile nei confronti del Vastese e del sottoscritto», insiste il consigliere regionale che non dimentica neppure l'attivazione dell'emodinamica presso l'ospedale di Vasto. Ormai diverso tempo è passato da quando, a turno i vari direttori generali, e i vari presidenti di Giunta, hanno preso impegni in tal senso, mai mantenuti.

«Dalle parole bisogna passare ai fatti», insiste l’esponente di Abruzzo Civico.

Sullo sfondo la sanità territoriale, ancora ferma al palo, sia a Vasto e sia a San Salvo. I Distretti Sanitari sono in attesa di personale e mezzi: «non possiamo ripetere gli errori di chi ci ha preceduti, chiudendo gli ospedali e lasciando il territorio sguarnito di servizi sanitari», chiede Olivieri.

Il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, riflette invece su quanto sta accadendo in queste settimane sul territorio teatino colpito ormai da tempo, pesantemente, da una riorganizzazione sanitaria che, se attuata, rischia penalizzare l’area in termini di posti letto e qualità sei servizi erogati.

C’è stato un trasferimento di posti letto da Chieti verso le cliniche private di Pescara e Città Sant’Angelo autorizzato da un decreto commissariale, il famigerato numero 4, tenuto per troppo tempo segreto e questo di per sé è un fatto gravissimo; un provvedimento che è stato reso pubblico solo durante la seduta della Commissione di Vigilanza, appositamente convocata e comunque dopo un esposto in Procura firmato proprio da Febbo.

«Quella dei trasferimenti è una scelta dal punto di vista imprenditoriale», spiega Febbo, «e solo per quello, che potrebbe essere anche giustificata ma non è accettabile in termini di gestione complessiva dei posti letto: sarebbe opportuno infatti che i posti letto che vengono trasferiti tra le strutture private siano controbilanciati in favore del sistema pubblico».

Il decreto Lorenzin, più volte preso a pretesto per giustificare l’incongruenza delle scelte di questo governo regionale, parla proprio di equilibri del sistema sanitario nel suo complesso tra pubblico e privato. E questo trasferimento di posti letto tra l’altro è stato aspramente contestato dall’intersindacale sanitaria abruzzese proprio nel termini rimarcati da Febbo.

«Lo scenario che si va delineando – spiega ancora Febbo – è caratterizzato non solo da una clamorosa assenza di trasparenza ma anche dal mancato rispetto dei ruoli istituzionali, dalla sconfortante inerzia delle Asl coinvolte e dalla mancanza di considerazione nei confronti dell’Università d’Annunzio che di fatto è stato esautorata».

E mentre si va verso la definitiva chiusura di Villa Pini, che potrebbe addirittura essere trasformata in Hub per la prima accoglienza per immigrati, su Chieti aleggia lo spettro del nuovo mega ospedale tanto caro al presidente D’Alfonso.

«Anche in questo frangente assistiamo alla irrispettosa censura in quanto non riusciamo ancora a leggere i contenuti della Delibera di Giunta che valida il project - financing per la nascente struttura», protesta Febbo. «Un provvedimento di cui tutti ne parlano ma ancora “secretato” e del quale non si conoscono né dettagli finanziari né organizzazione dei posti letto né tantomeno cosa sarà delle unità operative complesse (si parla di una perdita di almeno 6 e altre 11 tra Lanciano e Vasto!!!) e semplici».

Anche in questo caso resta il mistero intorno al coinvolgimento dell’Ateneo teatino, di fatto messo da parte nonostante un ruolo primario all’intero dell’ospedale clinicizzato di Chieti.

D'Alfonso tranquillizza dicendo che trattandosi di un project financing nulla cambierà per quanto riguarda i fondi dell’ex art.20 che dovranno essere utilizzati per la realizzazione di 5 nuovi ospedali a Lanciano, Vasto, Avezzano, Sulmona e Giulianova, anche se alla luce dei fatti non può essere così data l’incidenza finanziaria insopportabile che ci sarebbe per il bilancio della sola Asl di Lanciano – Vasto - Chieti senza alcun intervento economico della Regione: per questo la Delibera è rimasta ferma dal 2 febbraio in Giunta, approvata dopo oltre un mese e a tutt'oggi “secretata”.

«Ritengo ancora più assurdo - conclude Febbo - il silenzio quantomeno assordante dei sindaci interessati, entrambi targati Pd, Pupillo (che peraltro come Presidente della Provincia avrebbe già dovuto dire qualcosa) e Lapenna».