RASCHIARE IL FONDO

Dragaggio del porto di Ortona, Febbo e Cieri: «vistose contraddizioni e forti dubbi»

«La vasca di colmata deve essere autorizzata dal Via»

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Dragaggio del porto di Ortona, Febbo e Cieri: «vistose contraddizioni e forti dubbi»

Porto di Ortona

ORTONA. Gestione da bocciare e «vistose incongruenze» inerenti i lavori di dragaggio presso il porto di Ortona. 
Ancora una volta il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, e il capogruppo e consigliere comunale di Forza Italia, Tommaso Cieri, criticano il lavoro che ruota intorno agli imponenti lavori dello scalo ortonese.

Febbo ha presentato in questi giorni una interpellanza urgente al presidente della Regione e assessore competente, per chiedere a cosa sia realmente finalizzato il dragaggio del porto di Ortona, visto che il RUP, responsabile unico del procedimento, Americo Di Nicolantonio, con una nota (Prot. n° 2476) ha smentito quanto da lui stesso sottoscritto nell’elaborato del progetto R3 Relazione Ambientale Valutazione di Assoggettabilità.

E poi ancora si vuole sapere quando inizieranno e saranno completate le operazioni di dragaggio, considerato che il dragaggio dei fanghi B1 e B2 (che si trovano in gran parte sopra a quelli di classe A1 e A2) potranno iniziare solo dopo l’autorizzazione della nuova cassa di colmata da parte della Commissione VIA Nazionale. Inoltre Febbo chiede se non era il caso di acquisire prima l’autorizzazione e poi procedere con la gara, l’aggiudicazione dei lavori e la realizzazione del dragaggio e della cassa di colmata, condivisa dalla cittadinanza e dagli operatore portuali.

L’elaborato Relazione Ambientale Valutazione di Assoggettabilità – spiega Febbo - a pagina 10, recita: “I lavori di dragaggio dell’area portuale, in parte realizzati con l’attuale progetto dovrebbero, permettere l’ingresso in porto anche di imbarcazioni con stazza superiore a 14.000 tonnellate di stazza lorda, oggi impossibilitate ad accedervi a causa dei fondali ridotti per le correnti sottomarine (circa 7 metri all’imboccatura e 5 metri e 70 nelle banchine di Riva).

Con la nota n° 2476 del 25 gennaio 2016 a firma dello stesso Di Nicolantonio, con la quale si è risposto ad una richiesta di Febbo si scopre che il dragaggio non serve per “permettere l’ingresso in porto anche di imbarcazioni con stazza superiore a 14.000 tonnellate”, in quanto al punto 1 lo stesso afferma che “nel porto di Ortona attraccano, con i fondali attuali, navi aventi stazza lorda ben superiore ai 14.000 t.”. 
Inoltre, - afferma Cieri - al punto 6 della stessa nota si scopre che “Il progetto definitivo dell’aggiudicatario prevede una cassa di colmata all’interno del porto, lato banchina di riva, di limitata capacità, conforme alle previsioni del PRP vigente che di quello in itinere. La suddetta opera sarà di conseguenza sottoposta a specifica procedura autorizzativa sul progetto definitivo”.

«Nonostante ritenga che la questione della realizzazione di una vasca di colmata lato banchina di riva debba essere resa pubblica alla cittadinanza e agli operatori portuali – continuano Febbo e Cieri - sono oltre 7 mesi che cerco di far capire che la realizzazione di una vasca di colmata è una infrastruttura portuale la quale autorizzazione è di competenza della Commissione VIA Nazionale, come sottolineato nello stesso giudizio 2558 del 17 settembre 2015 dalla commissione VIA Regionale». 
«Peraltro - spiegano Febbo e Cieri - oggi siamo costretti a tornare, dopo mesi e mesi di nostre sollecitazioni, e sottolineare ed evidenziare pubblicamente tutte queste contraddizioni e forti dubbi poiché siamo i primi a volere di non perdere questi finanziamenti importanti per il lavori di dragaggio poiché sono somme importanti ottenute dal governo di centrodestra. Quindi ci aspettiamo di capire sia a livello normativo sia legislativo cosa è come intendono portare avanti questi lavori, soprattutto quelli inerenti la vasta di colmata, poiché vi sono ancora vistose incongruenze che attendono risposte». 
Secondo Febbo e Cieri la situazione si fa ancora più complicata alla luce della gara indetta dal Provveditorato alle Opere Pubbliche circa una superficie di dragaggio che, se appaltata, andrebbe a sovrapporsi all'area oggetto di appalto già definito per l' importo di 500.000 euro aprendo «scenari kafkiani e imbarazzanti».