POLITICA

Unioni civili e adozioni gay, Di Primio dice no: «figli devono avere un padre e una madre»

Sindaco: «la legge aprirebbe la strada al mercato delle schiave dell’utero in affitto»

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Unioni civili e adozioni gay, Di Primio dice no: «figli devono avere un padre e una madre»

CHIETI. «Sì al riconoscimento dei diritti civili per le coppie di fatto, no ad una famiglia declinabile a seconda dei propri desiderata. Lo dico da genitore: i figli hanno il diritto di avere un padre e una madre».

Lo ha affermato ieri a Roma, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, promotore del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, illustrando, con il senatore Maurizio Sacconi, presidente della XI Commissione permanente “Lavoro, Previdenza sociale” e il deputato Alessandro Pagano, coordinatore del Comitato “Parlamentari per la Famiglia”, le posizioni a sostegno del “Family Day” che si terrà il prossimo 30 gennaio per manifestare contro l’approvazione del DDL Cirinnà che ha già raccolto centinaia di adesioni fra parlamentari, sindaci e amministratori  dei Comuni d’Italia.

«Come sindaci, ogni giorno dobbiamo fare i conti con  la realtà, una realtà che ci impone di offrire servizi per le famiglie e di vigilare affinchè il sistema sociale non venga minato nei suoi principi - ha dichiarato il Sindaco Di Primio nel corso del suo intervento -.C'è, invece, chi sostiene che la famiglia sia declinabile a seconda dei propri desiderata».

Di Primio si è detto pronto al riconoscimento delle coppie di fatto, «che non vuol dire equiparare tale unione ad un matrimonio. Ciò che chiediamo e' che non vengano calpestati i valori fondanti del nostro Paese e della società in cui viviamo. Ecco perché la nostra è una posizione che non va a caccia di un facile consenso».

Legata al Decreto, secondo il sindaco vi sarebbe, poi, un’ altra profonda considerazione da considerare: «il rischio che esso apra la strada al mercato dell’“utero in affitto”. Quanto rappresenta un disvalore la fecondazione eterologa? - ha proseguito il Sindaco - Una donna che affitta il proprio utero non è forse schiava dei desiderata di qualcuno? Si inizi, con l' approvazione di questa legge, ad immaginare una compravendita delle schiave degli uteri, "roba" da ricchi e, al tempo stesso, per poveri costretti a ricorrervi perché non avrebbero altri espedienti. La nostra non è una battaglia ideologica ma una battaglia di buon senso».

Alla conferenza stampa svoltasi nel pomeriggio di ieri sono intervenuti gli onorevoli: Carlo Giovanardi, Maurizio Gasparri, Lucio Malan, Barbara Saltamartini, Mario Sberna, Patrizia Bisinella, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi, Rocco Buttiglione, Federica Chiavaroli, Paola Binetti, i quali hanno aderito, insieme a centinaia di parlamentari, al Comitato “Difendiamo i nostri figli”.

Al Family Day, ha annunciato l’onorevole Pagano, hanno dato la propria adesione esponenti di Chiese Evangeliche, dell’Islam (componenti sciite e sunnite), delle sinagoghe ebraiche e gran parte della società civile.

«Qui alla Camera – ha affermato Pagano – si è creato un fronte trasversale, composto ad oggi da circa 250 parlamentari e da sindaci, capeggiati da Umberto Di Primio, contro il decreto Cirinnà.  Una legge che nega i diritti fondamentali dei bambini, legata al soddisfacimento di capricci e nei confronti della quale, ci dicono le statistiche, l’opinione pubblica è a sfavore. Il 30 gennaio sono certo che al Circo Massimo supereremo il milione di presenze».