POLITICA

Chiesa villa Carmine, parroco contro tutti: «ignoranza e interessi personali contro il progetto»

Don Paolo attacca politici e cittadini

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COMUNE DI MONTESILVANO

MONTESILVANO. «Il giorno più buio da quando sono qui»

Così don Paolo Lembo dopo la decisione presa dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Montesilvano di giovedì scorso di non concedere la permuta del terreno di via Giovi con quello di Via Verdi per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale.

Lui evidentemente ci sperava che l’operazione andasse in porto ma alla fine la maggioranza Maragno non è riuscita a spuntarla ma è andata sotto. Il progetto dunque è sfumato.

Don Paolo attacca tutti, politici e cittadini (una parte) che avrebbero remato contro l’operazione quanto mai necessaria visto che la comunità religiosa è cresciuta molto negli ultimi anni e c’è bisogno di spazio.

Il prelato è convinto che «molte persone del luogo con veemenza, con parole e discorsi hanno ostacolato con tutte le  loro forze ed  hanno iniziato a fare  forti pressioni politiche, perchè tutto andasse in fumo, al punto che una questione sola tecnica, l’ hanno fatta diventare una lotta politica».

E poi ancora: «anche gente che frequenta la chiesa ha remato contro contribuendo a questo risultato finale, sollevando questioni assurde dettate spesso da ignoranza, interessi personali e anacronistiche  nostalgie che vede una parrocchia di circa nove mila abitanti ed in continua espansione, pensarsi solo come il borghetto intorno alla chiesetta. Il risultato  negativo ottenuto è il frutto di tante voci contrarie dei residenti che non hanno voluto accettare la novità di un nuovo sito in via Verdi idoneo e spazioso per il bene della comunità e che hanno fatto pressione sui politici per affossare tutto…ci sono riusciti, ma chi perde non è Maragno, ma la parrocchia e la sua parte giovane, i 350 e più ragazzi del catechismo costretti ad andare di qua e di là, le celebrazioni fatte a destra e a manca perché non c’è spazio, i disabili che non possono partecipare alle celebrazioni».  

Ma in queste ore anche la politica cittadina è in fermento.  Secondo Romina Di Costanzo, segretario Partito  Democratico di Montesilvano, quello che è accaduto in Consiglio «è l’ennesima dimostrazione della debolezza di questa amministrazione che naviga a vista e non ha più i numeri per governare, nonostante gli acquisti di fine stagione ai saldi prenatalizi». 

«Nel corso del consiglio comunale sono emerse contraddizioni tecniche e politiche, inesattezze, imbarazzi e riferimenti poco chiari che ci hanno impedito di votare la proposta», dice invece il Movimento 5 Stelle.

«Durante la lunga sospensione del consiglio, è andato in onda il disperato tentativo in camera caritatis di sindaco e giunta, i quali hanno cercato di porre rimedio con qualche emendamento alle incongruenze emerse nel corso della discussione della delibera. Il risultato è stato forse peggiore dell'originale un ''Frankenstein'' inaccettabile».

«Abbiamo perso un'occasione di sviluppare non solo un centro di culto, ma anche di ampliare i servizi a disposizione della Comunità», dice invece il consigliere Adriano Tocco.

«Una persona che riveste il ruolo di consigliere dovrebbe saper riconoscere e valutare cosa è opportuno ed importante per la città. Nella votazione di ieri c'era in ballo un complesso che andava al di là della chiesa stessa, ma che avrebbe incluso un centro sportivo e tanti altri servizi che potevano essere offerti ai residenti di Villa Carmine e non solo. Evidentemente, si è scelto di non offrire questa occasione a Montesilvano. In questa votazione ognuno di noi ha fatto una scelta secondo propria coscienza e responsabilità, senza alcuna imposizione di tipo politico. Ho espresso il mio parere favorevole al progetto - dice ancora Tocco - perché convinto della bontà della proposta. Peccato che si è persa una bella opportunità che avrebbe avuto ricadute importanti su tutto il territorio. Questa votazione è un colpo non di certo alla nostra maggioranza, ma uno sfregio alla città stessa. È davvero desolante vedere colleghi consiglieri esultare per la mancata realizzazione di un'opera che avrebbe arricchito e migliorato la qualità della vita dei nostri concittadini». 

Il consigliere aggiunge una considerazione anche in merito ai 5 Stelle: «Il movimento pentastellato razzola in un modo e predica in un altro. Evidentemente i consiglieri di Montesilvano non si trovano in linea con il Movimento nazionale, dal momento che si alleano con il Pd, con cui sono ben noti i contrasti, pur di contrastare questa Amministrazione».

TUTTI I DUBBI (SENZA RISPOSTA) DI DI STEFANO

Il consigliere Gabriele Di Stefano, anche lui ha votato no, fa invece notare che in Consiglio comunale aveva posto una lunghissima serie di domande alle quali però non è arrivata alcuna risposta.

«Conseguenza vuole», spiega oggi, «che ero impossibilitato a votare positivamente la delibera proposta».

Di Stefano avrebbe voluto sapere in questi anni quanti sopralluoghi sono stati effettuati, se esiste un progetto già presentato alla CEI su Via Giovi e se esiste una risposta ufficiale, quali sono le cause ostative al finanziamento della CEI in Via Giovi e se ci sono stati impedimenti si è provato a risolverli.

E poi ancora quale certificato di destinazione urbanistica è stato consegnato alla CEI? Perché un progetto importante per la cittadinanza non è stato mai affrontato seriamente in questi dieci anni? Perché la cittadinanza non è mai stata mai coinvolta su questo progetto di spostamento in Via Verdi? Quanti incontri sono stati fatti con i cittadini? quali i risultati? Perché su Via Giovi si è riflettuto per oltre 10 anni mentre su Via Verdi si vuole bruciare le tappe tra Natale e Santo Stefano? Perché il Consiglio Comunale ne è venuto a conoscenza solo il 23 dicembre 2015 e il 29 dicembre il Consiglio?  Perché nel 2008 il consiglio voto all’unanimità dei presenti ed oggi il Consiglio è diviso nella maggioranza stessa? Per Via Verdi con quale certificato urbanistico sarà avviata?  È stata rispettata la verifica della quota minima di verde pubblico del 60% prescritta all’ultimo comma dell’art. 59 delle NTA per dare la destinazione F3 riportata in delibera?  Siamo sicuri il lotto di Via Verdi sia compatibile con la costruzione della Chiesa?  Si è valutato il rischio idrogeologico per l’area di Via Verdi sita nella zona bassa in prossimità del Fiume Saline? I cittadini della zona di via Verdi poiché non avranno il 60% a verde potranno effettuare ricorso, spendendo risorse proprie? Perché mancare di rispetto a questi cittadini?