DOPO LA CONDANNA

Grandi Rischi, senatori Pd difendono De Bernardinis. Centofanti: «tacete»

Pezzopane: «valuti possibilità di dimettersi da Ispra»

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Bernardo De Bernardinis

Bernardo De Bernardinis

L’AQUILA. Il processo Grandi Rischi, chiusosi definitivamente a novembre scorso con l’assoluzione dei componenti della Commissione e la condanna a 2 anni del solo Bernardo De Bernardinis, continua a far discutere.

La Cassazione nei mesi scorsi ha sancito che gli scienziati della Grandi rischi non rassicurarono i cittadini dell’Aquila. A fuorviare gli aquilani, una settimana prima del terremoto in Abruzzo, fu solo un’intervista in tv dell’allora vice-capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, il braccio destro di Guido Bertolaso.

Dunque alla fine di un processo contestatissimo e discusso, in tutto il mondo, spesso definito un «processo alla scienza» pagherà solo De Bernardinis.

In sua difesa si sono mossi qualche giorno prima di Natale due senatori Pd, Stefano Vaccari e Massimo Caleo, dopo che la Cgil ha espresso dubbi sulla legittimità del ruolo che proprio De Bernardinis continua a ricoprire come presidente dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). 

Vaccari, segretario della Commissione Ambiente di Palazzo Madama, e Caleo, capogruppo Pd nella stessa Commissione, hanno scritto al ministro Gianluca Galletti chiedendo di lasciare De Bernardinis al suo posto: «esprimiamo rispetto e stima per la figura e la storia personale e professionale del Presidente De Bernardinis, che ha sempre improntato la sua azione all'interno delle istituzioni con correttezza ed onestà. La vicenda dell'Aquila, nella sua tragicità, è stata connotata anche sul piano giudiziario dalla considerazione che la comunità scientifica potesse in qualche modo prevedere l'evento sismico poi verificatosi e consentire quindi alla popolazione di salvarsi. Un assunto - notano concludendo i senatori dem - che non ha trovato alcun riscontro tecnico da parte della comunità scientifica internazionale né, a dire il vero, da altra autorità giudiziaria'».

Affermazioni che però non coincidono con quanto realmente accertato dai giudici.

Ma questa difesa d’ufficio, che arriva per altro da due parlamentari non abruzzesi, non è piaciuta affatto ad Antonietta Centofanti, del Comitato vittime familiari Casa dello Studente, che nella notte del sisma del 6 aprile 2009 perse proprio in quella casa suo nipote Davide, uno degli 8 studenti rimasti uccisi sotto le macerie. 

Secondo Centofanti i sue senatori avrebbero rotto «un doveroso e opportuno silenzio» e ancora una volta  «si mente, sostenendo che la condanna inflitta a De Bernardinis va ascritta alla mancata prevenzione del sisma». 
«Dimenticano questi signori», continua Centofanti, «le sconvolgenti intercettazioni che ci consegnano un Bertolaso arrogante che "ordina" che si proceda ad una operazione mediatica. Dimenticano questi signori il vergognoso balletto del verbale redatto dalla Commissione Grandi Rischi (verbale uno e trino) a strage avvenuta, mentre una intera comunità scavava tra le macerie per recuperare i propri morti. Dimenticano questi signori che la sentenza di primo grado parla di rassicurazioni disastrose e non di mancata prevenzione del sisma, come le varie lobby e pezzi della comunità scientifica internazionale hanno sostenuto e continuano a sostenere, consapevoli di mentire oppure non adeguatamente documentatisi.Dimenticano questi signori che la sentenza della Cassazione attraverso la condanna di De Bernardinis indica precise responsabilità della Protezione Civile.  Chiediamo a questi signori almeno di tacere, visto che sono incapaci di rispetto. E di preoccuparsi di proteggere la vita di chi rischia di morire per frane, alluvioni, mancanza di sicurezza sui posti di lavoro, crolli ecc. ecc. , piuttosto che delle poltrone (Presidenza ISPRA) e poltroncine di De Bernardinis e affini».

Sul caso interviene anche la senatrice aquilana del Pd, Stefania Pezzopane secondo la quale De Bernardinis dovrebbe valutare l’opportunità di lasciare l’incarico all’Ispra.

«Trovo che sia spiacevole mettere il coltello in una ferita ancora aperta - dice Pezzopane - Nessuno a L'Aquila ha ma preteso che la scienza prevedesse il terremoto. Semmai è vero il contrario di quanto alcuni miei colleghi hanno scritto: proprio perché crediamo pienamente nel ruolo della scienza, vogliamo ribadire che il potere non può e non deve piegarla al proprio volere, come è accaduto purtroppo nel 2009».