AMMINISTRATIVE 2014

Ricorso elettorale, Scurti resta consigliere comunale grazie alla legge di 60 anni fa

Di Federico: «pronto ad andare in Cassazione»

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Ricorso elettorale, Scurti resta consigliere comunale grazie alla legge di 60 anni fa

PESCARA. Il Consiglio di Stato sancisce che Adamo Scurti resti consiglieri comunale.  

Giancarlo Di Federico il primo dei non eletti per soli 3 voti nella lista civica "Persone comuni per Pescara" con Alessandrini sindaco nella scorsa tornata elettorale nei mesi scorsi ha presentato ricorso al Consiglio di Stato dopo il parziale accoglimento del suo ricorso da parte del Tar di Pescara. 

Secondo il candidato non eletto, che con l’appoggio dell’avvocato Marina D’Orsogna ha presentato il ricorso al Consiglio di Stato, sarebbero stati commessi «palesi e gravi errori» in sede di valutazione del voto disgiunto che in caso di corretta lettura lo avrebbero portato dritto in Consiglio comunale. 

I giudici di Palazzo Spada adesso ripescano una legge del 1960 di cui diversi articoli sono stati abrogati ma non il comma che recita «sono inefficaci le preferenze per candidati appartenenti ad una lista diversa da quella votata».
Una lettura piu' attuale delle schede avrebbe portato di certo ad una surroga tra il ricorrente Giancarlo Di Federico ed il consigliere comunale Adamo Scurti il cui scarto elettorale è di soli 3 voti di preferenza.
«Nel 1960», commenta oggi Di Federico, «il voto disgiunto non esisteva come fattispecie elettorale; nella sostanza ho preso piu' voti del controinteressato e la giustizia troppo spesso applica dei filtri e dei principi che si discostano oltremodo dalla reale volontà delle persone». 
Difatti dalle operazioni di verificazione esperite dalla Prefettura, sono uscite 6 schede con il nome e cognome di Di Federico, ed in particolare in 4 schede è emersa la perfetta corrispondenza circa la volontà di voto espressa ex ante dagli elettori delle sezioni 97 e 31 già in sede di presentazione del ricorso al TAR; il risultato che si è prodotto in seguito a tale verificazione è stato l'avere optato per il voto disgiunto apponendo il nome e cognome Giancarlo Di Federico sul rigo corrispondente alla lista persone comuni per Pescara (senza barrare il simbolo) e quindi tracciando il segno sul simbolo della lista movimento 5 stelle (senza collegamenti con altre) poiché la preferenza espressa sull'unica lista si traduce necessariamente anche all'attribuzione di voto al candidato sindaco ad esso collegato( Enrica Sabatini).
«Le sentenze si rispettano, si accettano e questo è vero», commenta Di Federico, «nel senso che esse ci sono, con la loro efficacia imperativa; senza però dimenticare che il fatto stesso che ogni ordinamento offre un sistema di mezzi di impugnazione sta a palesare che è scontata l'eventualità che la decisione possa essere censurabile da chi non vi si acquieti: la suprema Corte di Cassazione dirà l'ultima sulla modalità di espressione della volontà dell'elettore ai giorni nostri rispetto a 60 anni fa. Ringrazio tutti gli elettori che mi hanno sostenuto nella campagna elettorale: ho portato i loro voti fino al consiglio di stato a Roma per il grande valore che attribuisco a ciascuno di essi».