DITTATURA DEL PETROLIO

Ombrina, chiusa la pratica: zero speranze. Renzi cambia volto all’Abruzzo

La lotta non si ferma e si programmano altre iniziative

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Ombrina, chiusa la pratica: zero speranze. Renzi cambia volto all’Abruzzo

ABRUZZO. Le indicazioni del Governo Renzi, con le leggi votate e mai messe in dubbio, erano chiare: il petrolio deve avere vita lunga. E così ieri il Ministero dello Sviluppo Economico durante l’ultima conferenza di servizi si è mostrato molto “duro” e “ostile” verso le istanze degli enti locali che sono apparsi uniti e compatti come non lo erano mai stati. Troppo tardi. Ora sembra che nulla più potrà scongiurare un radicale cambio di impostazione della nostra regione da agricola e turistica a petrolifera. Perché la valutazione positiva del progetto Ombrina aprirà la strada a molti altri progetti simili che prolifereranno in mare e non solo.

 Con questa decisione il Governo da solo ha creato di fatto un danno erariale di centinaia di milioni di euro, pari a tutti i finanziamenti nazionali ed europei spesi nel campo dello sviluppo dell’economia turistica, della agricoltura e di tutti quei settori che avranno una pesante ricaduta grazie al petrolio.

Si pensi solo al danno di immagine e di come sarà vista da domani in Italia e nel mondo l’Abruzzo, terra di petrolio e trivelle, e per quanto bello in molti decideranno di frequentare altri mari e monti. Sempre più difficile sarà convincere i turisti a venire a trascorrere vacanze da noi e bisognerà tenerne conto.

E se poi si pensa a come tutto questo è accaduto, alle manifestazioni oceaniche di protesta ignorate, alle istituzioni blande che non sono riuscite a imporsi al “loro” governo, alle favole delle approvazioni di leggi incostituzionali buone a nulla e quella del referendum, alla dittatura soft di politici troppo opachi e vicini alle lobbies del petrolio, il quadro diventa ancora più sconfortante.  

«Non ci saranno altre conferenze, loro aspettano le contestazioni di merito; poi ci sarà una decisione», ha detto ieri il vicepresidente dell'Abruzzo, Giovanni Lolli, in rappresentanza della Regione che annuncia, alla fine di una lunga mattinata, la decisione di pensare a fare ricorso sia sul procedimento seguito nei lavori della stessa Conferenza che su un eventuale approvazione del progetto da parte del ministero.

Tra l'altro Lolli fa presente come si stia «operando contro le leggi».

 Ed è per questo che annuncia «battaglia» perché «non si può andare avanti con un procedimento che è illegittimo» che «non colpisce solo l'ambiente ma anche l'economia regionale. Siamo di fronte ad un'arroganza inaccettabile, che porta ad uno scontro istituzionale».

Quello che è successo viene comunque preso, nei fatti, per un via libera all'approvazione del progetto Ombrina, tanto che il deputato abruzzese Fabrizio Di Stefano di Forza Italia chiede le dimissioni del presidente della Regione D'Alfonso «per protesta contro il governo Renzi»; sulla stessa scia i consiglieri regionali di Fi.

Il deputato pescarese M5S Gianluca Vacca ha parlato di «un ennesimo teatrino pietoso messo in scena dal Pd». Ma per tutta la mattina, la riunione al piano nobile del ministero è stata accompagnata da slogan e cori del Coordinamento 'No Ombrina', che ha atteso una decisione per oltre cinque ore.

«C'è una legge che blocca Ombrina - spiega Alessandro Lanci del Coordinamento No Ombrina - ed è quella della costituzione di un parco marino regionale della Costa dei Trabocchi secondo cui dal 6 novembre non si possono più fare attività petrolifere. Noi siamo qui per sostenere regione e comuni». Insieme con loro, a sostenere il 'no' al petrolio, anche Legambiente, Wwf e Greenpeace.

 Di fatto però il Mise ha ignorato la legge regionale (incostituzionale) che introduceva il divieto per le attività petrolifere entro le 12 miglia e neppure della legge regionale sul parco marino dei trabocchi.

Ha ignorato l'esistenza di ben due ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale contro Sblocca-Italia/Legge di Stabilità 2015, e Disciplinare-tipo. Infine, ha ignorato l'esistenza di un Referendum, ormai avviato, per l'abrogazione dell'art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo.

I prossimi passi saranno dunque il rilascio del titolo minerario a beneficio della Rockhopper Exploration ed inizio delle attività in mare entro il primo semestre del 2016.

«Cos'è questa se non una guerra dichiarata dal Governo agli abruzzesi?», si domanda il coordinamento NO Triv, «il Governo non intende dialogare con nessuno se non con se stesso: il che dimostra la necessità di accelerare sulla questione referendaria contro le trivelle in mare e terraferma, divenuta ormai questione non più procrastinabile. Oggi, più che mai, la questione Ombrina è questione che non riguarda più solo l’Abruzzo ma tutto il Paese. Ci si prepari velocemente, dunque, ad andare al TAR Lazio ma si risponda all'aggressione di un Governo ottuso e autoritario con iniziative forti e condivise nei luoghi della rappresentanza e nelle piazze, con tutto il senso di responsabilità e fierezza di cui l'Abruzzo e gli abruzzesi sono da sempre capaci».

 «Si è registrato un fatto grave ed inaudito, un evento a metà fra il raro e l'unico da quando esiste in Italia l'istituto della Conferenza dei Servizi», ha commentato l’assessore regionale, Mario Mazzocca, «un dirigente di un Ministero, dunque agente per conto del Governo, che si arroga il diritto di valutare e determinare su temi di competenza di un diverso organo costituzionale dello stato. Una decisione, quella di dichiarare "conclusa" la conferenza "a meno che emergano nuovi elementi" che portino a riaprirne i lavori, che lascia increduli. Nuovi elementi? E gli elementi evidenziati sia il 14 ottobre scorso che oggi non sono forse 'nuovi elementi'?

Già venerdì prossimo per tramite dell'Avvocatura Regionale è stata convocata una riunione in Regione con tutte le professionalità legali dei Comuni interessati per attivare tutti gli strumenti di legge per far valere le ragioni del territorio

E proprio domenica scorsa, 8 novembre, si è chiuso il primo appuntamento assembleare italiano convocato dal Coordinamento nazionale No Triv e dalle centinaia di organizzazioni aderenti alla iniziativa, dopo il deposito in Cassazione dei quesiti referendari abrogativi contro le trivellazioni in mare e su terraferma. 

Presso i locali dell’Ex Snia, al Parco delle Energie di Roma, l’assemblea ha dato il via ad un lavoro preparatorio teso alla costituzione di una organizzazione coordinata e democratica tra associazioni nazionali e locali, movimenti e comitati che sia espressione ampia della società civile e che articoli e condivida azioni comuni a sostegno della prossima “campagna” nazionale.