LA DIFESA

Alessandrini fa il marziano e resta ancora un pò

«Tutelerò al mia immagine», «errore fatto in buona fede», «solo tecnicismi»

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Alessandrini fa il marziano e resta ancora un pò

PESCARA. «Della inchiesta non parlo, non è il momento e non è la sede adatta». C’è il segreto istruttorio e per questo Marco Alessandrini, dopo aver convocato d’urgenza una conferenza stampa,  non risponde alle domande che miravano a chiarire la ragione che ha portato al cambio di versione davanti al pm circa la firma dell’ordinanza con il divieto di balneazione mai pubblicata. Anche in Consiglio comunale, qualche giorno fa, non ha raccontato tutto per fila e per segno - ha spiegato- proprio perchè c'erano fatti coperti da segreto istruttorio. 

Dopo una notte, forse non semplice, il primo cittadino ha deciso: non si dimette, non ci sono le condizioni, con le due ordinanze (una retrodatata) non ha fatto male a nessuno e continua ad attaccare chi gli è a tiro e gli avversari politici. Anzi come ha già fatto in consiglio comunale è sembrato alterato, avvelenato, sopra le righe e un po’ fuori contesto, specie quando ha lanciato messaggi a destinatari non nominati per aver tirato in ballo la sua famiglia: «tutelerò la mia immagine», ha detto l’avvocato sindaco facendo riferimento a poco velate azioni giudiziarie.

 «Non mi dimetto. Ho firmato il testo dell'ordinanza il 3 agosto scorso perché mi è stata sottoposta quel giorno e perché sapevo, con ampia buona fede, che si trattava soltanto di un tecnicismo procedurale, senza riflessi sulla salute pubblica. Oggi comunque non lo rifarei».

 Così ha detto il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini che ha voluto spiegare nuovamente la gestione della vicenda relativa all'ordinanza di divieto di balneazione, seguita allo sversamento di 30 mila metri cubi di liquami in mare, causato dalla rottura delle condutture fognarie di via Raiale il 28 luglio scorso. Solo il 3 agosto sarebbe stata emessa l'ordinanza di divieto di balneazione, retrodatata al primo e contestualmente revocata attraverso una ulteriore ordinanza.

«Abbiamo risolto il problema il giorno dopo il guasto - ha detto il sindaco -. Già il primo agosto il mare era pulito e dunque non ci sono mai stati problemi per la tutela della salute pubblica».

Alessandrini, invece, ha preferito non commentare le indiscrezioni relative al mutamento della versione dei fatti fornita in Procura al pm Anna Rita Mantini.

BUGIE DETTE IN BUONA FEDE

Il primo cittadino ha tentato di portare l’attenzione sui fatti a contorno della firma dell’ordinanza, una sorta di giallo estivo che si sta concludendo nel peggiore dei modi.

Ma dopo la ritrattazione davanti al pm la vicenda è cambiata radicalmente allontanandosi dal “problema inquinamento” e diventando “politica” (un sindaco che mente) e “giudiziaria” (un sindaco che compie reati per coprire una omissione).

E da Alessandrini ci si attendeva una sola risposta che non è arrivata: perché ha mentito ed ha continuato a farlo sostenendo una versione falsa ed autoassolutoria?

Alessandrini, invece, è passato al contrattacco definendo «strumentali le accuse e le richieste di dimissioni avanzate dall'opposizione».

Si è scagliato contro il M5s, che ieri gli aveva chiesto un passo indietro, anche in considerazione del cognome che porta. Un evidente riferimento al padre, giudice ucciso da Prima Linea negli anni Settanta. «Sono polemiche volgari e inaccettabili, che investono la mia famiglia e la mia persona - ha rimarcato il sindaco -. Non c'è nulla di più violento che chiamare in causa persone che non ci sono più e non possono difendersi». E al centrodestra ha detto: «Prima di ergersi a moralizzatori pensassero alle secche finanziarie in cui ci hanno lasciato e all'inattendibilità dei bilanci che ci hanno fornito».

NIENTE DIMISSIONI VOLONTARIE

Insomma un colpo di scena per certi versi inaspettato, visto che alcuni speravano più in una presa di coscienza piena dell’accaduto che avrebbe ancora una volta limitato i danni e salvato in parte il personaggio.

Purtroppo per tutti l’atteggiamento di oggi del sindaco  non fa che confermare che la confessione in procura non è il frutto di una vera resipiscenza maturata in piena coscienza dopo un errore (a tutti può capitare di sbagliare)  ma la conseguenza di una serie di  eventi che lo hanno in qualche modo costretto a dire la verità. Infatti Alessandrini -che dice di essere andato in procura spontaneamente- in un  primo interrogatorio ha fornito la versione “pubblica” già ribadita cento volte per poi ammettere le proprie colpe ma solo dopo aver ascoltato una intercettazione telefonica che pare non gli abbia lasciato scampo. Solo a quel punto Alessandrini ha ammesso: «ho firmato il 3 agosto e poi abbiamo retrodatato».

Il sindaco aggiunge pure di «aver fatto tutto in buona fede» ma da quanto finora emerso parrebbe che si sia in presenza di un piano ben concertato e ideato –insieme agli altri indagati- al fine di creare un falso (ordinanza retrodatata) per coprire una omissione (il divieto di balneazione).

Sta di fatto che Marco Alessandrini ha deciso di andare avanti nonostante tutto, di accollarsi su di sé ombre, dubbi e sospetti, dove l’avviso di garanzia in sé è forse la cosa meno grave ed ha deciso di rimanere su quella poltrona che imporrebbe ben altre qualità.

Quelli che seguiranno saranno giorni pesanti e difficili per l’amministrazione comunale e questo strazio che si prolungherà ancora per un po’ non aiuterà nessuno. La scelta però può indurre a più di una riflessione profonda.

Come farà Alessandrini quando le indagini si chiuderanno e si chiederà il suo rinvio a giudizio?

 «INDISCREZIONI DI STAMPA»

E la tensione sale tra il centrosinistra. Alcune frange della maggioranza iniziano a riflettere sulla possibilità  di “mollare” il sindaco se non altro per evitare che trascini tutti verso il fondo e azzerare ogni velleità elettorale altrui.

E questa mattina si è registrato anche lo scontro tra il drappello di una ventina di persone che erano con i consiglieri comunali pentastellati ed i capogruppo PD, Marco Presutti.

 Davanti all'entrata della sala giunta del Comune c’è stato un botta e risposta mentre si attendeva con ansia il sindaco che aveva convocato in tutta fretta e d’urgenza una conferenza stampa per le 12.

Presutti ha invitato il gruppo pentastellato a rispettare l'iniziativa del sindaco. A quel punto gli attivisti del M5s hanno attaccato: «Ci vuoi cacciare?», «continui a difendere un sindaco che mente?», ha detto Enrica Sabatini, «ci vuole un po' più di onestà».

 Presutti ha risposto rivendicando la propria onestà e bollando come «indiscrezioni di stampa, la vicenda relativa ad un procedimento penale ancora da chiarire».

Poi su Fb Presutti ha postato la foto di Checco Zalone con la scritta “siamo una squadra fortissimi” rivolto ai pentastellati e al loro seguito esiguo.

E già dalle 11 gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno presidiando la scalinata del Palazzo del Comune di Pescara. Hanno esposto uno striscione con la scritta "Pescara tradita" e un cartello con la scritta "dimissioni subito". Presenti il capogruppo comunale Enrica Sabatini, i consiglieri comunali Massimiliano Di Pillo e Erika Alessandrini e il consigliere regionale Domenico Pettinari. Tra cori inneggianti alle dimissioni del sindaco Marco Alessandrini, Pettinari ha preso la parola al megafono: «I cittadini di Pescara pretendono verità, mentre il sindaco ha mentito per mesi. Adesso deve andare a casa, perché questa amministrazione non è più credibile. Noi abbiamo già il nostro sindaco, che si chiama Enrica Sabatini ed è pronta a governare con la sua formidabile squadra».

 La Sabatini ha annunciato: «Invieremo nuovamente la richiesta con la mozione di sfiducia ai consiglieri di maggioranza. Serve soltanto un'altra firma. Se non arriverà, significa che questi consiglieri di maggioranza vogliono un sindaco che mente alla città».

 Il capogruppo del M5s ha inoltre aggiunto che «invierà ogni giorno una email al sindaco, per riferirgli le ragioni dei cittadini ed esortarlo a dimettersi».

FORZA ITALIA INSISTE SULLE DIMISSIONI

«Nella redazione di un’ordinanza non esistono ‘tecnicismi’», ha detto invece il capogruppo di Forza Italia in Regione, Lorenzo Sospiri: «si scrive l’ordinanza e si mette la data del giorno in cui viene scritta, firmata e protocollata, perché le ordinanze non si possono ‘retrodatare’, salvo voler redigere un atto falso. La smettesse il sindaco Alessandrini a propinare improbabili tesi per giustificare una menzogna perpetrata per tre mesi ai cittadini, alle Istituzioni, finanche a un magistrato. Oggi, fra le tante sciocchezze dette in conferenza stampa, non ha pronunciato l’unica parola che la città si attendeva: dimissioni, le sue, quelle del vicesindaco Del Vecchio e, automaticamente, dell’intera giunta e maggioranza di governo. Dimissioni ormai ineluttabili per le quali è già cominciato il conto alla rovescia».

«Riteniamo che il sindaco di Pescara Marco Alessandrini farebbe bene a presentare le sue dimissioni, magari retrodatandole al giorno prima del consiglio comunale straordinario del primo ottobre sulla balneazione aperto ai cittadini, quando, in relazione al nostro intervento, disse di avere sentito cose 'grottesche'», dice invece il Forum dell'Acqua.