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Cannabis terapeutica, la legge resta ancora nel cassetto

Un anno trascorso inutilmente mentre la Toscana va avanti

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Cannabis terapeutica, la legge resta ancora nel cassetto

ABRUZZO. Nel marzo 2014 è stata promulgata la legge di Rifondazione Comunista sull’uso della cannabis a fini terapeutici. 

Una legge già allora riconosciuta come la migliore e la più efficace tra quelle approvate in altre regioni italiane. La fine della legislatura non consentì tuttavia di procedere con l’emanazione delle norme applicative della legge in questione da parte della Giunta uscente.

“Da oltre un anno”, commentano Maurizio Acerbo e Riccardo Chiavaroli, “attendiamo inutilmente che l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci proceda all'attuazione. La legge resta tuttora disapplicata a danno dei tantissimi cittadini che, affetti da svariate patologie croniche, potrebbero invece ricevere immediato giovamento dall’uso di preparati a base di cannabis sia in termini di miglioramento generale della propria condizione, sia per ridurre o eliminare il dolore derivante dalla patologia. Non ci sono più attenuanti per un simile, ingiustificato ritardo che non solo configura una violazione di legge, ma soprattutto nuoce ai cittadini abruzzesi ammalati che attendono, insieme ai loro medici, da troppo tempo”.

Il documento era stato presentato a febbraio 2011 (è rimasto molto tempo chiuso nei cassetti) dai consiglieri Maurizio Acerbo (Rifondazione) e Antonio Saia (Prc) e sottoscritto anche dai consiglieri Pdl Ricardo Chiavaroli e Walter Di Bastiano.
Il progetto di legge ha per oggetto le modalità di erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche «e interviene», spiegano i promotori, «a colmare in parte l'ingiustificabile vuoto legislativo che permane a livello nazionale».
«Quando abbiamo presentato il nostro progetto di legge», spiega Acerbo, «nessuna regione aveva approvato leggi al riguardo. Ormai è diventato nutrito l'elenco delle regioni che hanno legiferato in materia. Comunque meglio tardi che mai».

Altre regioni, come la Toscana, hanno copiato la legge abruzzese nelle parti più innovative ed erogano ai pazienti i farmaci a base di cannabinoidi.
“Rivolgiamo un ulteriore, sentito appello pubblico affinché la Regione Abruzzo, finalmente, dia seguito alla legge”, insistono Acerbo e Chiavaroli, “e lo faccia proprio in queste ore in cui si celebra la Giornata contro il Dolore alla quale tanti, anche in Abruzzo, hanno dichiarato di aver aderito. L’utilizzo della cannabis a scopi terapeutici è prassi ormai stabile nei protocolli medici per lenire o cancellare il dolore. E allora, per quanto encomiabile sia dichiararsi d’accordo su una battaglia di principio, non basta la mobilitazione della coscienze se alle parole non seguono i fatti. Ricordiamo che mentre la Regione e lo Stato latitano ci sono malati che soffrono e le cui condizioni di vita potrebbero trarre grande giovamento dall'accesso ai farmaci e ai preparati a base di cannabinoidi”.
L'impiego clinico dei cannabinoidi, è stato sperimentato nella cura del glaucoma, nella prevenzione dell’emesi, nel controllo di alcune spasticità croniche, come adiuvante nel controllo del dolore cronico neuropatico associato a sclerosi multipla, nel trattamento del dolore nei pazienti affetti da cancro. I cannabinoidi hanno capacità di ridurrre gli effetti collaterali degli oppiacei (come la morfina), usati per i malati oncologici.
Ma nonostante numerosi derivati naturali della cannabis siano riconosciuti ed inseriti, fin dal 2007, nella tabella ministeriale che ne consente la prescrizione con ricetta medica, oggi alcuni particolari medicinali non sono ancora presenti nel mercato nazionale ed i medici possono richiederne l’importazione dall’estero all’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della salute.