ACQUE TORBIDI

Il suicidio politico di Alessandrini

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 Il suicidio politico di Alessandrini

Marco Alessandrini

PESCARA. Era fin troppo prevedibile la deriva “politica” di questo Consiglio,  per meglio stiracchiare fatti e verità, per fare ammuina e… inquinare ulteriormente le acque. Sarebbe stato eclatante, di converso, se tutti avessero deposto le maglie della propria squadra (anche quelle tanto chiacchierate di protesta) e avessero dato semplicemente il loro contributo per arrivare alla verità, un concetto che è rimasto in un universo parallelo.

Ma da ieri si è avuta l’ennesima prova che -oltre a tenere nel cassetto le ordinanze- l’amministrazione Alessandrini non vuole fare chiarezza o dare spiegazioni.

Il sindaco del record di consensi, come ha tenuto a ricordare ieri, ha fatto le sue scelte. La partita a scacchi che sta giocando da due mesi diventa sempre più difficile.

Ma oggi sul primo cittadino, presentatosi come «il nuovo» , la «nuova politica», la persona pulita e perbene, il figlio del magistrato ucciso,  incombono pesanti dubbi sul suo operato e ci sono molti indizi che portano ad avere dubbi sul fatto che abbia detto la verità.

I dubbi sorgono per vari ordini di ragioni.

1)      La sua versione. Le ragioni addotte per la mancata pubblicazione di una ordinanza sono di per sé gravi  ed ammettono una mancanza grave e la violazione di un obbligo preciso di legge

2)      Il suo discorso. Si chiedevano risposte e fatti, il sindaco ha deciso per l’invettiva facendo finta di non sentire le precise domande rivoltegli e non spiegando i fatti: cioè quando è stata firmata l’ordinanza e nemmeno ripetendo le cose dette nelle varie commissioni e sui giornali.

3)      L’inchiesta penale. Dubbi sorgono per le indiscrezioni trapelate: secondo la procura l’ordinanza sarebbe stata retrodatata e questa sarebbe la ragione per cui non è stata pubblicata, smentendo clamorosamente le verità della amministrazione

In condizioni del genere un politico navigato -e per assurdo anche un vero “uomo nuovo” - si sarebbero comportati in maniera diversa da Alessandrini ed avrebbero affrontato in qualche modo di petto la vicenda, difficile e insidiosa. In queste condizioni e con questi presupposti è stato probabilmente un suicidio non retrocedere nemmeno di un millimetro e non ammettere nemmeno una piccola defallaice.

Lo avesse fatto, Alessandrini avrebbe mantenuto un minimo di credibilità e di fiducia anche da parte dei semplici cittadini e non solo dei tifosi e sodali, quelli pronti a tutto per difendere gli interessi del gruppo.

    Non sentire il bisogno di dare spiegazioni e platealmente non rispondere ai consiglieri che gli ponevano poche domande è stato un passo falso che segna la sua storia politica.

Non ripetere e confermare nemmeno le “verità” già dette è stata una scelta addirittura più grave e forse la più micidiale. Se poi il sindaco avesse già ricevuto un avviso di garanzia, come è stato chiesto, allora il pasticcio sarebbe da Guinnes.

E’ incredibile come per i nostri amministratori la possibilità di ammettere un errore non sia proprio nello spettro delle possibilità, come se ammettere un errore fosse un segno di debolezza e non di forza.

Ma in tutta questa storia sono le parole dette dal sindaco Alessandrini a creargli i maggiori problemi.   

 Ora non resta che attendere e sperare che la verità arrivi comunque, magari dalle carte giudiziarie. E sarebbe l’ennesima sconfitta per tutti ed la prova che non si è imparato proprio nulla dal passato.

Peccato. Mortale.

a.b.

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Posted by Marco Alessandrini on Venerdì 2 ottobre 2015