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Consiglio comunale di Pescara ancora «teatro dell’assurdo»

Assise bloccata per irremovibilità delle parti: opposizioni con magliette di protesta

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Consiglio comunale di Pescara ancora «teatro dell’assurdo»

Marco Alessandrini

PESCARA. Niente consiglio per impossibilità di trovare una soluzione. E’ saltato di nuovo il consiglio comunale di Pescara che si era interrotto bruscamente tra le polemiche l’ultima volta perché le opposizioni si erano presentate in aula con magliette che contestavano la giunta Alessandrini. In quella occasione la riunione era stata convocata per discutere dell’inquinamento del mare e del mancato avviso di divieto di balneazione.

Oggi tutto si è ripetuto uguale con le due parti irremovibili: il centrodestra si è rifiutato di togliere le magliette e, dall’altra, il presidente del consiglio (Pd), Antonio Blasioli, che ha ribadito la violazione del regolamento. Lo stesso presidente ha poi deciso di chiedere un parere al prefetto per tentare di sbloccare questo empasse singolare.

Così la seduta è stata aggiornata a giovedì 1 ottobre alle ore 9 con lo stesso ordine del giorno.

«Stamane i consiglieri di Forza Italia e Ncd si sono ripresentati in aula indossando delle magliette che già il 3 settembre erano state causa di scioglimento della seduta. Ad un mio primo invito a desistere, gli stessi consiglieri hanno risposto negativamente, perseverando nel loro atteggiamento, per cui, come avvenuto nel Consiglio del 3 settembre mi sono visto costretto a sospendere di nuovo la seduta e a convocare la Conferenza dei capigruppo».

In sede di conferenza Testa e Antonelli sono stati invitati da tutti gli altri capigruppo rappresentati in Consiglio a desistere per consentire ai lavori di andare avanti, vista anche l’importanza dell’ordine del giorno, legata al Bilancio e Piano di riequilibrio.

Tornati in aula i consiglieri hanno esplicitato le intenzioni di non recedere dal proposito.

«Avendo rispettato il diritto di espressione», ha detto Blasioli, «ho invitato i due gruppi consiliari a permettere che i lavori dell’aula si potessero svolgere nel decoro che compete alla istituzione più importante della città. Voglio ricordare che i lavori dell’Assise sono diretti dal Presidente del Consiglio Comunale ed affidati alla sua discrezionalità e che, pur non essendo materialmente previsto il divieto per i consiglieri di fare simili espressioni di volontà, è espressamente previsto un simile divieto per il pubblico presente alle sedute, divieto che ritengo estensibile per analogia a chi lo rappresenta sugli scranni».

«Comunico che ho già contattato la segreteria di Sua Eccellenza il quale sarà fuori sia oggi che domani, ma ho chiesto al dottor Bianco suo Capo di Gabinetto di essere ricevuto al più presto dal vice prefetto vicario, la dottoressa Paola Iaci», ha concluso Blasioli.

«Il Consiglio Comunale non è una curva da stadio o la tribuna di un palazzetto dello sport», ha detto il capogruppo Pd, Marco Presutti, «è un’aula di pensiero e di confronto, nella quale gli eletti del popolo assumono democraticamente e nel rispetto reciproco le decisioni sulla città. I cittadini ci hanno scelto e ci hanno affidato funzioni di governo e di controllo per articolare pensieri, deliberare e rendere possibile l’attuazione delle decisioni, non per proporci come improbabili capi ultras che urlano sulle maglie slogan forse difficili da argomentare e difendere con le parole. Le istituzioni non sono proprietà di chi ha vinto le ultime elezioni e nemmeno ostaggio di chi le ha perse, ma sono dei cittadini cui forse stiamo suscitando più sconforto che attesa fiduciosa, trasformando l’aula consiliare nel fronte degli spalti. Non siamo stati eletti per indossare magliette, ma per amministrare attuando buone politiche.

Per salvaguardare la credibilità della nostra funzione mi sento di dire che ci vogliono meno magliette e più buona politica».

Critici dunque gli esponenti del centrodestra mentre il M5s si è tirato fuori dalla querelle ed ha annunciato la propria uscita dall’aula fino a quando non si tornerà a discutere dei problemi della città.

Il sindaco Marco Alessandrini ha stigmatizzato il comportamento del centrodestra ed ha nuovamente parlato di «teatro dell’assurdo».

IL COLPO DI CODA FINALE

 Proprio nel momento in cui Blasioli aveva appena annunciato la chiusura del consiglio ha anche avvertito che anche  il consiglio comunale già convocato per domani proprio sulla balneazione sarebbe slittato.

A questo punto la bagarre è riscoppiata ed il consigliere Marcello Antonelli ha fatto notare che l’aver aggiornato la seduta odierna è una cosa altra cosa ben diversa è invece far slittare una seduta già regolarmente convocata.

 «Pur rivendicando il diritto ad indossare le magliette», hanno detto i consiglieri di Forza Italia, Nuovo Centro Destra e Pescara Futura, «domani le avrebbero tranquillamente ripiegate per non prestare il fianco a Blasioli e alle sue capziose interpretazioni censorie del regolamento e per permettere, invece, il regolare svolgimento del Consiglio aperto e dare la possibilità ai cittadini di esprimere liberamente le proprie opinioni».

I rappresentanti del Centrodestra hanno immediatamente diffidato Blasioli dal procedere nella illegittima volontà di non far svolgere il Consiglio, e, comunque gli stessi saranno regolarmente in aula alle 16 riservandosi, «ove Blasioli e il Partito Democratico continuassero nel loro atteggiamento vergognosamente dittatoriale, di porre in essere iniziative volte alla tutela della democrazia e della libertà di espressione, ad iniziare dalla occupazione simbolica degli uffici della Presidenza del Consiglio».

«Il sindaco Alessandrini ha paura, è chiaro», ha sottolineato l’avvocato Fiorilli, ex vicesindaco, portavoce della associazione “Pescara mi piace”, «e ha paura la sua Giunta e tutta la sua maggioranza: temono evidentemente il confronto pubblico, temono di dover raccontare alla popolazione cos’è accaduto quel 28 luglio e di dover spiegare perché il sindaco Alessandrini, pur sapendo che nel mare c’erano 30milioni di litri di feci, ha deciso di non dire nulla, sostiene di aver fatto l’ordinanza, che però nessuno ha mai letto perché ha consapevolmente scelto di tenerla nascosta, di non pubblicarla sull’albo pretorio, privandola, di fatto, di efficacia, con un comportamento tanto ambiguo e anomalo da giustificare l’apertura di ben due inchieste da parte della Magistratura».