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Arresto Tancredi, Cialente si difende: «non volevo dargli l’incarico»

Il sindaco ricorda quei giorni e dice: «non era commissario per la ricostruzione»

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Massimo Cialente

Massimo Cialente

L'AQUILA. «L'incarico a Pierluigi Tancredi? In quei giorni che non c'era nessuno, vorrei che si capisse che eravamo 5 o 6 assessori, mi si disse di darglielo, io non ero convintissimo, ma firmai. Ma non era certo commissario per la ricostruzione, non doveva seguire tutti i palazzi, deve essere chiaro».

Così il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, parla dell’ex assessore del Pdl, all’epoca dei fatti consigliere comunale e da lui nominato delegato del Comune dell’Aquila per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città. 
Un uomo dell’opposizione messo in una postazione strategica per una città da ricostruire. Il centrosinistra che concede una posizione agli avversari perché? 
Una delega che creò qualche mal di pancia tanto che in quei giorni Cialente venne subissato di sms di protesta da parte dei cittadini e poi decise di annullare quell’incarico.

Tancredi è finito ai domiciliari sia nel gennaio 2014, nell'inchiesta "Do ut des" su tangenti e appalti di messa in sicurezza (la stessa che vede indagato l’ex vice sindaco Roberto Riga), sia due giorni fa per la nuova indagine "Redde rationem", nella quale gli viene contestata anche l'accusa di estorsione a imprenditori per continuare a tacere negli interrogatori.

E oggi Cialente torna su quella nomina da lui decisa: era il 19 giugno 2009, meno di tre mesi dal sisma: la notizia dell'incarico a Tancredi da parte del primo cittadino, all’epoca al suo primo mandato, venne seguita da una protesta popolare via sms diffusi a centinaia sul cellulare privato del sindaco, che venne fatto girare in una catena, alla fine il mandato fu revocato.

La scelta del sindaco secondo alcuni era inopportuna perché Tancredi non era un tecnico (ha un diploma da ragioniere) ma anche  perché era già finito in indagini e inchieste giudiziarie - alcune delle quali riguardanti anche presunti danni erariali - per fatti risalenti all'epoca in cui era amministratore pubblico.

Cialente oggi parla poi dell'attività di brokeraggio, inteso come mediazione per procurare affari nel post-sisma alle imprese.

«C'è stato da parte di consiglieri comunali e pezzi importanti della classe dirigente aquilana, non solo politici - rileva il primo cittadino - Alcuni consiglieri lo hanno fatto avendo degli uffici, Tancredi almeno da consigliere comunale si dimise. Illegittimo, illegale? D'altronde sono entrate ditte importanti arrivate da tutta Italia, che stanno facendo tanto senza nulla lasciare alla città, e sono state portate da qualcuno che poteva».

Sul tema interviene anche l'assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano: «non voglio ripercorrere quei tempi, mi limito a dire che L'Aquila approda ancora alle cronache nazionali per un fatto non bello di 6 anni fa - commenta - A quei tempi io non ero assessore, ma consigliere. Non mandai sms al sindaco ma gli dissi quello che dovevo dire nel luogo che avevo, il Consiglio comunale, com'era mio dovere».