LA MONTAGNA

«Il Comune di Rapino vuole chiudere gli impianti della Maielletta»

L’ex sindaco Cocciaglia contro il progetto della amministrazione Micucci

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«Il Comune di Rapino vuole chiudere gli impianti della Maielletta»

RAPINO. Il sindaco uscente Rocco Cocciaglia (2009-2014), oggi a capo dell’opposizione in Consiglio comunale, si schiera apertamente contro  un progetto che dice potrebbe portare alla chiusura degli impianti della Maielletta, cuore del bacino sciistico più rinomato del Chietino e uno dei più prestigiosi d’Abruzzo.

 Nei giorni scorsi infatti la giunta Micucci ha sciolto il contratto con la società Mammarosa Funivie e si è ripresa i terreni.

La società che gestisce il bacino sciistico della Majelletta è risultata morosa per oltre 100 mila euro, accumulati in due anni, soldi che sono in realtà sono stati pagati ma fuori dai termini perentori.

Una azione inattesa del Comune che nei prossimi mesi potrebbe varare un bando per l’assegnazione degli impianti.

«Cerchiamo qualcuno che voglia fare interventi seri su questi sito», ha detto Micucci, «può essere anche l'attuale gestore. Non ci interessa chi sia l'operatore, purché presenti un piano con investimenti per far sì che il bacino della Majelletta possa finalmente ripartire».

Il Comune ha intenzione di stipulare un nuovo contratto che sia però della durata di 9 anni e non di 40 come quello precedente, sottoscritto nel 2010. E visti i problemi e i contenziosi aperti sull’ultimo contratto non si esclude un replay fatto di rallentamenti e carte bollate.

«Cosa aspettarsi da una compagine che si è candidata per distruggere tutto quanto realizzato da chi l’ha preceduto? Anche dalle nostre parti opera una Isis, scalcinata ma aggressiva», dice Cocciaglia, «il livello di irresponsabilità raggiunge il massimo (al limite del trattamento) con la minacciata risoluzione del contratto di affitto con la società Mammarosa funivie - che dal 2013 ha un nuovo Cda – solo perché vi è stato un ritardato pagamento dell’affitto, poi prontamente saldato al ricevimento della lettera di sollecito.

L’ex sindaco ricorda come in qualità di firmatario del contratto «per eccesso di zelo e proprio per evitare denunce, che puntualmente ci sono state con procedimenti ancora pendenti, volle inserire nel contratto clausole stringenti, come il pagamento dell’affitto in unica soluzione a gennaio di ogni anno. Contratto che oggi, alla luce della situazione economica finanziaria del nostro Paese, dove nessuno paga nessuno a partire dagli Enti pubblici, per onestà intellettuale non avrei esitazioni a definire capestro per il privato».

 «Chiedo e mi chiedo, a cosa è finalizzata l’iniziativa di Micucci in questa vicenda? Qualcuno riesce a dare una risposta razionale e con un minimo di logica?»

 «Micucci parla di contratto di 40 anni che ha escluso il Comune dalla gestione della montagna. Falso, come al solito», ribatte Cocciaglia, «il contratto redatto nel pieno rispetto della legge regionale,  è legato alla durata tecnica del tipo d’impianto realizzato, ed in questo caso la durata è di 30 anni. Comune escluso dalla gestione della montagna? Forse, vista la sua recente esperienza di manager alla Fira ed imprenditore nel settore delle forniture agli Enti, vuole lui stesso  scalare la società, ed occuparsi di gestione in perfetto conflitto d’interessi come già gli succede da tempo (datore e prenditore)».

 Il Comune di Rapino incassava dai fitti di quei terreni oltre 60.000 euro l’anno – tra Mammarosa e Pascipascolo, pari quasi allo stesso gettito della TASI, pari alla metà dell’IMU ed al doppio dell’addizionale Irpef.

 Dal 2010 il Comune  ha riscosso da Mammarosa funivie circa 540.000 euro (tra arretrati e affitto), riferisce l’ex sindaco, che chiede «come si possa essere talmente miopi e irresponsabili da volere praticamente la morte definitiva del comprensorio sciistico Maielletta, con un’azione scellerata le cui conseguenze ricadrebbero non solo sul bilancio del Comune, ma anche su tutti gli operatori economici del territorio, senza parlare della perdita dei posti di lavoro che tra stagionali e fissi sono una quarantina di persone».

Ma secondo l’ex sindaco la nuova giunta si era posto l’obiettivo di cancellare tutto quanto fatto dalla sua giunta.

Questa nuova storia sugli impianti di Mamamrosa è appena inziata e si preannuncia lunga e non senza colpi di scena.