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Nuova legge sui fiumi in Consiglio regionale: «la legge del Pd è vecchia e inadeguata»

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Nuova legge sui fiumi in Consiglio regionale: «la legge del Pd è vecchia e inadeguata»

ABRUZZO. Domani, martedì 14 luglio approda in Consiglio regionale anche il progetto di legge “Norme in materia di gestione dei corsi d’acqua”.

La proposta di legge, d’iniziativa consiliare, ha come finalità quella di «assicurare la realizzazione delle opere di manutenzione straordinaria e ordinaria necessarie per la prevenzione e la messa in sicurezza della regione fluviale rispetto al rischio idrogeologico e agli squilibri fisico-ambientali» (art. 1).

Finalità nobili che però nel concreto degli articoli di legge si traducono in una «licenza di continuare a tagliare la vegetazione spondale e scavare negli alvei dei fiumi», contesta il Wwf.

«Con lo scopo di mettere in sicurezza fiumi e torrenti», sostiene l’associazione, «la proposta di legge finisce per favorire nuovi interventi di taglio della vegetazione spondale ed escavazioni in alveo, consentendo ai privati che li faranno di rivendersi il materiale che ricaveranno da tali interventi. E questo, oltretutto, senza avere una stretta e regolamentata pianificazione di partenza che tenga conto degli aspetti naturalistici dei corsi d’acqua che, quando vengono ignorati, finiscono per determinare maggiori danni di quelli ai quali si vorrebbe trovare riparo».

Il problema dei fiumi abruzzesi, e più in generale dei fiumi italiani, è che sono stati deviati, irreggimentati, intubati, prosciugati, privati della naturale vegetazione spondale e depauperati del materiale che ne dovrebbe caratterizzare il fondo. A questo si aggiunga che è stato consentito negli anni di costruire lungo i corsi d’acqua e nelle loro aree di espansione, mettendo così in uno stato di potenziale pericolo milioni di italiani.

Tutto questo ha contribuito a creare nel nostro Paese un dissesto idrogeologico che dal 1944 al 2012 ha causato danni stimati in 61,5 miliardi di euro e che dal 2002 al 2014 ha provocato oltre 300 morti!

È stato calcolato che, secondo la stima dei Piani di Assetto Idrogeologico, se si volesse mettere in sicurezza il suolo italiano dal rischio idrogeologico servirebbero oggi oltre 40 miliardi di euro! Cifra impossibile anche solo da pianificare. Cifra enorme anche perché quando si interviene in Italia non lo si fa quasi mai in opere di prevenzione (dal 2002 al 2012 sono stati destinati alla prevenzione solo 2 miliardi di euro), ma sempre in stato di emergenza per riparare ai danni.

 «La proposta di legge che verrà esaminata domani», continua il Wwf, «mantiene una visione esclusivamente ingegneristica dei corsi d’acqua. Ed è esattamente quella visione che ha portato al disastro appena descritto. Fiumi e torrenti non vengono visti per quello che sono, ecosistemi regolati da leggi naturali, ma elementi su cui intervenire, modificandoli e adattandoli a qualsiasi esigenza antropica».

Tagliare la vegetazione spondale –dicono gli ambientalisti- contribuisce a ridurre la capacità autodepurativa dei corsi d’acqua, creando le condizioni per una maggiore diffusione dell’inquinamento che determina poi un aumento del carico inquinante nel mare antistante le nostre coste come sta testimoniando anche questo inizio di stagione.

Asportare materiale solido dai corsi d’acqua determina un minor apporto alle foci con conseguente aumento dei fenomeni erosivi sulla costa, oltre ad accelerare la velocità dell’acqua che poi sfogherà tutta la sua forza non appena troverà uno dei tanti ostacoli che sono stati costruiti lungo i fiumi.

Procedere poi a “spot” senza una pianificazione di bacino non fa altro che risolvere il problema in un determinato luogo a danno dei luoghi appena più a valle.

Tutto ciò causa enormi danni ambientali che si tramutano in ulteriori danni economici per le tutte le attività imprenditoriali.

«Se i consiglieri regionali non vogliono ascoltare le ragioni dell’ambiente, ascoltino almeno quelle dell’economia», continua il Wwf.

FIUMI PIU' BELLI?

A lanciare l’allarme anche l’ex consigliere del Prc Maurizio Acerbo che parlando di voto favorevole anche del M5s ha contestato «il grado di consapevolezza delle questioni ambientali nell’attuale Consiglio regionale».

«Il Presidente Luciano D’Alfonso aveva promesso con manifesti 6x3 “fiumi belli e puliti” e un “programma organico” per il risanamento», contesta Acerbo, «invece ci ritroviamo una leggina vergognosa che dà il colpo di grazia ai nostri fiumi. E’ evidente che la legge è stata suggerita da privati interessati ma è scioccante che la commissione non abbia sentito il dovere di approfondire le osservazioni delle associazioni ambientaliste né di consultare esperti di provata competenza in materia. Con questa norma si incentiva non la cura dei nostri corsi d’acqua ma il saccheggio al di fuori dei principi di pianificazione e programmazione che ci indicano le direttive europee non a caso ignorate dal provvedimento».

«Tutte le peggiori pratiche contestate da un trentennio», conclude Acerbo, «diventano tristemente soggette a incentivazione economica, segno che il ceto politico regionale non ha seguito neanche per qualche secondo il dibattito scientifico e ambientale sulle problematiche legate ai fiumi abruzzesi. Se finora erano le amministrazioni pubbliche a appaltare dissennate operazioni, d’ora in poi i privati faranno da soli: più “ripuliranno”, distruggeranno, taglieranno, scaveranno più guadagneranno “a compensazione”! Prima di produrre – forse per eccesso di superficialità – danni irreparabili invito il Consiglio a rinviare esame del provvedimento per i dovuti approfondimenti».