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Codice Antimafia: ecco chi è “impresentabile”

Quando si può parlare di persone che non possono essere inserite in liste?

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Codice Antimafia: ecco chi è “impresentabile”




ROMA. Il Codice Antimafia per la formazione delle liste prevede che i partiti si impegnino a non candidare (o sostenere, anche indirettamente) chi si trovi in determinate situazioni processuali. Non serve necessariamente una condanna, tantomeno definitiva. Per diventare "impresentabili" a una qualunque competizione elettorale (dalle europee alle comunali, e persino alle circoscrizionali), basta meno: essere stati rinviati a giudizio oppure, prima ancora di arrivare a un processo, essere stati sottoposti a misure di prevenzione personali o patrimoniali.
In particolare: coloro che abbiano ricevuto condanna anche non definitiva o citazione diretta a giudizio, oppure misura cautelare personale non revocata né annullata, o misure di prevenzione personali o patrimoniali, nonché coloro che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive, ovvero coloro che abbiano subito condanna anche non definitiva per danno erariale quale conseguenza di reati commessi nell'esercizio delle funzioni di cui alla carica elettiva per una serie di fattispecie specificamente indicate.
Il codice prevede inoltre ulteriori fattispecie di incandidabilità nei casi di adozione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, ai sensi del Codice antimafia; rimozione dall'incarico di amministratore locale ai sensi del testo unico degli enti locali; aver ricoperto la carica di sindaco o di componente della giunta negli enti sciolti per fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, anche se il decreto di scioglimento non è ancora definitivo (e quindi anche in assenza di una responsabilità di tipo personale).
 Dal monitoraggio svolto dalla Commissione Antimafia sui candidati presidenti e sui candidati per i consigli regionali delle sette regioni in cui si svolgeranno le elezioni di domenica prossima emerge che in cinque delle sette regioni al voto (Liguria, Marche, Toscana, Umbria e Veneto) non si registrano casi rientranti nelle previsioni del codice di autoregolamentazione votato all'unanimità in Commissione Antimafia.
In Puglia, si registrano quattro casi. In Campania, i casi sono dodici. Il Codice è stato approvato il 23 settembre 2014, e riguarda la formazione delle liste delle candidature per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali.