FONDO E FONDELLI

Terremoto L’Aquila, la mamma di Ilaria scrive a Renzi: «lo Stato assente ci ha preso in giro»

Maria Grazia Piccinini chiede al premier di «battere un colpo»

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Terremoto L’Aquila, la mamma di Ilaria scrive a Renzi: «lo Stato assente ci ha preso in giro»

Matteo Renzi


L’AQUILA. Maria Grazia Piccinini, mamma di Ilaria Rambaldi morta a soli 25 anni a seguito del terremoto dell’aprile del 2009 ha preso carta e penna e scritto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
La donna manifesta il suo disagio e di quello di altri aquilani che nel sisma hanno perso dei cari per la sentenza d’Appello che ha assolto la Commissione Grandi Rischi e condannato solo Bernardo De Bernardinis della protezione Civile.
«Lo Stato mi ha preso in giro, ci ha preso in giro… per noi familiari delle vittime di quel sisma, non ha fatto nulla», scrive la donna, «non ci ha tutelato in nulla, non ha avuto nemmeno il coraggio di punire chi in nome delle Istituzioni ci ha parlato, ci ha rassicurato e ci ha causato lutti…… Questo Stato ci chiede e ci ha chiesto pazienza, rispetto, ma del nostro dolore e della nostra perdita chi ha avuto rispetto? Lo Stato no…»
Ilaria studiava a L’Aquila, era in procinto di laurearsi ma la notte del 6 aprile 2009 alle ore 3,32, è morta a causa di «un terremoto violento e crudele che ha sepolto lei, il suo ragazzo, Paolo Verzilli, ed altre 307 persone, sotto macerie e bugie che li hanno uccisi», racconta la donna.

«Per quanto riguarda le macerie», scrive la donna, «ce la vedremo con i costruttori e con chi di competenza. Per quanto riguarda le bugie ce la siamo vista (brutta direi!) con lo Stato, o con quella parte di Stato che ci ha ingannato attraverso i suo organi ed i suoi funzionari. Mi riferisco a quella che è stata la Protezione civile ed alla famosa Commissione Grandi Rischi, che è stata processata e condannata in primo grado ed assolta in appello. Ed è qui che scatta la mia rabbia, mista a stupore ed incredulità mentre mi sorge spontanea una domanda: «Ma ci stanno prendendo per i fondelli?»

«PRESI PER I FONDELLI»
«Ho l’impressione», si legge nella lettera indirizzata a Renzi, «che lo Stato alle vittime del terremoto de L’Aquila ed alle loro famiglie, le vuole prendere per i fondelli. Ne sono convinta perché tante cose sono successe in questo tempo, dal terremoto ad oggi, che mi fanno capire decisamente che la storia è questa e che la verità seppur scottante è questa».
Piccinini ricorda che ad ottobre del 2009 venne approvata dal Parlamento, all’unanimità una mozione nella quale si stabiliva quale unica provvidenza per le vittime ed i loro familiari, il riconoscimento delle stesse quali vittime del lavoro.
Poi però, ricorda la donna, qualcosa si è bloccato: «per L’Aquila furono disposti interventi di ogni tipo, soccorsi ed aiuti, commissari e sotto commissari, ma per le vittime e le loro famiglie, nulla».
Piccinini allora decise di predisporre una istanza, sottoscritta da coloro che avevano perso un figlio, un padre, un familiare in quel sisma, per chiedere che si procedesse alla realizzazione pratica del principio enunciato, formulando una modalità ed una tempistica per il riconoscimento.

«Raccolte le firme le consegnai al Governatore della mia Regione, Gianni Chiodi». Poi dopo tante rassicurazioni fu portata a Roma «passò tramite la segreteria di Bonaiuti, pare raggiungesse il tavolo di Berlusconi , ma si arenò…. Miseramente… davanti al tavolo dell’allora Ministro Tremonti.. sì lo stesso che ultimamente è indagato per vari reati che comportano introiti di ingenti somme. Naufragò perché non c’erano soldi…… ma come non c’erano soldi? Ma quanti soldi ci sarebbero voluti per noi parenti delle vittime di questo terremoto, nel fiume di soldi, che scorreva per le esigenze de L’Aquila? Ma quanti soldi lo Stato distribuisce malamente in mille rivoli inutili solo per acquietare clientele ed amicizie.. E non valse neppure ricordare loro che uno Stato non ha figli e figliastri e che quindi, se questa cosa era stata fatta per le vittime di San Giuliano, ancora di più doveva essere fatta a L’Aquila, dove lo Stato aveva delle responsabilità in queste morti. Ma anche a prescindere da questo, se l’avete messo in una mozione e l’avete votata all’unanimità, adesso perché non rispettate quanto detto?»
Piccinini ha poi cominciato a chiedere in giro informandosi anche presso altri parlamentari su come si potessero trovare i fondi e sulle modalità con le quali in precedenza, con le vittime di San Giuliano si era operato. Due le ipotesi: i fondi della Camera dei deputati e l’Inail che ha fondi straordinari dove si era attinto in precedenza per San Giuliano e che avrebbe coperto di gran lunga il fabbisogno.

«Mi fu consigliato a questo punto di chiedere a Fini di essere invitata per un’audizione… scrissi, ma aspetto ancora la risposta…» ricorda la donna. Ad oggi la mozione è lì. La decisione anche, i precedenti sono anch’essi là, ma non è cambiato nulla.

LA SECONDA BUGIA
Ma la mamma di Ilaria Rambaldi parla anche di una seconda bugia, ovvero le rassicurazioni della Commissioni Grandi Rischi che portarono sua figlia a restare in città nonostante le continue scosse: «L’ultimo giorno in cui ho visto Ilaria… quando l’ho accompagnata a L’Aquila, quando lei volle rimanere lì, di ritorno da Pisa, perché aveva saputo da Paolo il suo fidanzato, che la riunione dei ‘capoccione’, aveva stabilito che tutto era tranquillo e che le scosse erano fisiologiche e non facevano che scaricare l’energia evitando scosse più forti e quindi terremoti devastanti… Solo per questo Ilaria è ritornata a L’aquila, altrimenti sarebbe tornata a casa con me. Sarebbe bastato che avessero solo detto che la situazione era critica, che avessero per precauzione chiuso l’università o detto qualcosa di più chiaro, che Ilaria sarebbe tornata a casa. Ilaria sarebbe tornata e sarebbe ancora qui. Si è fidata, così come si è fidata, quando io per telefono le facevo le raccomandazioni, ma lei mi diceva che non c’era pericolo, che purtroppo era fastidioso perché lei si spaventava, ma che ci doveva fare l’abitudine, perché lo sciame sarebbe stato lungo.. era impaurita ma rassegnata… comunque certa che doveva sopportare un fastidio, una incertezza, ma mai e poi mai sapeva che vi era un rischio , men che meno mortale… Aveva creduto alle rassicurazioni, come vi avevano creduto tutti a L’Aquila, grandi e piccini, giovani e vecchi… come si faceva a non credere se Bertolaso aveva scomodato gli studiosi del settore, quanto di meglio offrisse il panorama scientifico italiano...come si faceva a non credergli?... Ilaria abituata a credere ai suoi professori, credette anche a questi che invece .. mentirono».

LA TERZA BUGIA
Poi Piccinini torna alla sentenza di secondo grado e alla terza bugia ovvero «la giustizia negata» con l’assoluzione di tutti (meno uno, ma la sostanza non cambia….) «che con le loro belle parole tra una cosa ed un’altra, hanno invitato tutta una intera popolazione alla calma ed alla tranquillità ed ora, hanno negato qualsiasi cosa...Ma perché se erano singoli cani sciolti, si sono palesati come la Commissione Grandi Rischi? Ma perché quando sono state dette cose difformi dal loro sapere e sentire non hanno smentito? Ma scusate, per questo vostro non far niente e non dovere niente e non dire niente, siete stati pagati? Quanto siete stati pagati? Io questo ad oggi non lo so e conto di procedere con un accesso agli atti, perché lo voglio sapere, se noi paghiamo o abbiamo pagato gente che non ha fatto nulla, che non doveva fare nulla, che non aveva nessun obbligo e che adesso è stata anche assolta…