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D'Alfonso interroga dirigenti e assessori nel santuario e avverte «fate i compiti a casa»

Il presidente sprona i suoi: «nuova ambizione lavorativa»

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D'Alfonso interroga dirigenti e assessori nel santuario e avverte «fate i compiti a casa»

A San Gabriele


COLLEDARA. Una convocazione per 49 firmata dal presidente Luciano D’Alfonso: appuntamento sabato, dalle 10 alle 18 nella foresteria del Santuario di San Gabriele a Colledara: "brainstorming" dei vertici politici e amministrativi della Regione Abruzzo.
L’invito è partito il 6 febbraio scorso e nel giorno di San Valentino il governatore e i suoi avranno un bel da fare. Il confronto si preannuncia «serrato» e D’Alfonso già nella convocazione fa capire che c’è da trottare ma soprattutto bisogna arrivare ‘preparati’: «naturalmente, poiché siamo Organo di Governo, vi prego di intervenire all’incontro di lavoro avendo fatto i compiti ‘a casa’, ciascuno parlando con se stesso e il proprio principale riferimenti di collaborazione».
Il posto scelto è uno di quelli cari a D’Alfonso che si rifugiò nel Santuario già nel 2003. Quella volta era da solo e attendeva i risultati del ballottaggio che lo contrapponeva a Carlo Masci per la poltrona di sindaco, a Pescara. Alla fine la spuntò con il 53,5% delle preferenze.

E sempre lì D’Alfonso tornò esattamente due anni fa, a febbraio del 2013, per aspettare il verdetto di primo grado del processo Housework dal quale è uscito assolto. Adesso, due anni dopo, con lo scettro del presidente in mano torna per confrontarsi con la sua squadra. Il clima è decisamente diverso e a settembre scorso, in occasione della consacrazione del nuovo santuario ha spiegato cosa lo leghi a quel posto e al santo: «San Gabriele è il Santo patrono d’Abruzzo, un riferimento insuperabile per tutti noi. Una regione è fatta di scuole, di viadotti, di aziende, ma ha bisogno di questi luoghi».
Partecipano al ritiro tutti gli assessori, il sottosegretario alla Presidenza, Camillo D’Alessandro, il direttore generale della Giunta, Cristina Gerardis, i vertici politici e amministrativi della regione Abruzzo tra i quali i maggiori esponenti di Arpa, Arit e Consorzio industriale Chieti-Pescara.

L’invito è stato esteso anche ai capi Dipartimento di Giunta, ai presidenti delle Commissioni del Consiglio regionale, ai capigruppo di maggioranza.
Sei i punti all'ordine del giorno: definizione di obiettivi precisi e misurabili per ogni posizione dirigenziale; individuazione di modalità innovative per la realizzazione dei succitati obiettivi; rotazione dei dirigenti per ciascun settore.
D’Alfonso ha anche chiesto una scheda sintetica sulla composizione e la tempistica di ciascun servizio per la definizione dei carichi di lavoro e degli obiettivi. In pratica vuole capire «chi fa cosa, in quanto tempo».
E poi ha chiesto ad ogni dirigente di produrre un piano di razionalizzazione dei costi per ciascun servizio. Ultimo punto all’ordine del giorno: individuazione di questioni rilevanti mai affrontate prima».
a.l.

«TOSCANIZZARE L’ABRUZZO»
L’incontro al Santuario è in corso al Santuario di San Gabriele. Assente il direttore generale della Regione, Cristina Gerardis.
Prima di aprire il dibattito, D'Alfonso ha invitato i presenti a riflettere su quella che in filosofia viene chiamata la "domanda ultima": "questa cosa che sto facendo, quali effetti produce, a chi serve, e se non la facessi quale danno produrrebbe?".
Poi si sono aperti i lavori. C'è la necessità, quindi, di rompere con il passato, ha detto il presidente, per «toscanizzare l’Abruzzo», e intensificare la pianificazione strategica.
Il presidente ha «composto il sacro collegio» di assessori, consiglieri regionali, tecnostruttura regionale, presidenti dando l'abbrivio ai lavori con una ampia relazione, finalizzata ad «imporre la dritta su ciò che si deve fare».
Il presidente ha evidenziato le gradi criticità dell'Ente Regione rispetto alla difficoltà di rapportarsi con l'Unione europea, l'assenza di obiettivi, di concentrazione, di realizzabilità.

«INSEDIAMO UNA NUOVA AMBIZIONE LAVORATIVA»
La nostra «non è una Regione funzione», perché non è una «struttura organizzata, depersonalizzata» e che non si pone, nello svolgimento quotidiano proceduralizzato, la domanda ultima sulle questioni come l'attrattività degli investimenti, la facilitazione della vita alle imprese, la formazione, la capacità di porsi obiettivi e di pensare per obiettivi. Da qui, la necessità di «insediare oggi una nuova ambizione lavorativa» e di definire un piano dettagliato degli obiettivi, inaugurando un nuovo metodo, quello dello «straniamento dal mondo, del chiamarci fuori dal secolo, per mettersi al riparo dall'ordinario emergenziale», come ha detto il presidente, aggiungendo di non volersi trovare nella condizione di un «giansenista che si trova ogni quinquennio a governare la Regione, augurandosi che non accada più».
Dunque l’incitamento sembra chiaro: concentrarsi, guardare agli obietti e ottenere risultati tangibili. Sembrerebbe una lotta senza quartiere alla burocrazia fumosa che ha affossato le istituzioni italiane fino ad adesso. Tra l’altro è nota la battaglia (verbale) del governatore contro la mancanza di produttività.