POLITICA

Parte da Pescara la proposta Pd per il Mezzogiorno

Nella sala della Provincia gli amministratori di Abruzzo, Lazio e Molise

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Parte da Pescara la proposta Pd per il Mezzogiorno

PESCARA. «Il Mezzogiorno d’Italia ha bisogno di una nuova classe dirigente all’altezza di una sfida di innovazione, lavoro e sviluppo. In Abruzzo, inoltre, bisogna consolidare e far crescere un Pd in grado di unire il tessuto sociale di promuovere un’alleanza per lo sviluppo e l’occupazione».
È quanto emerso durante il convegno tenutosi a Pescara nella sala Figlia di Iorio:“Dalla parte degli ultimi. Per un Mezzogiorno fuori dalla crisi”, promosso dal Pd Abruzzo con la partecipazione di Giuseppe Provenzano (Svimez), Michele Petraroia, vice presidente Regione Molise;Lucia Valente, assessore al lavoro della Regione Lazio; Marinella Sclocco, assessore alle politiche sociali della Regione Abruzzo; Francesca Ciafardini, segretario provinciale del Pd Pescara; Stefano Albano, segretario cittadino del Pd dell’Aquila e Marco Rapino, vice segretario regionale del Pd Abruzzo.

«SERVONO RISPOSTE POLITICHE GIUSTE»
«In questa dura crisi economica che viviamo dobbiamo essere in grado di dare risposte politiche giuste», ha sottolineato Giuseppe Provenzano, ricercatore dello Svimez, «abbiamo davanti a noi il rischio che la cattiva politica si insinui soprattutto nel Meridione dove la povertà assedia un terzo della popolazione. Non solo, dobbiamo dare sostegno alle nuove generazioni dando credito alle buone idee e progetti. Naturalmente non possiamo fare tutto da soli, abbiamo bisogno delle proposte delle imprese, delle associazioni, delle Banche che possono puntare sulle iniziative dei giovani. Servono azioni politiche e di governo incisive», ha osservato nella sua introduzione Marco Rapino, vice segretario del Pd Abruzzo, «per far crescere una nuova forte idea di speranza, quella di una Regione che sa guardare al futuro con ambizione e convinzione e, con essa, quella di essere utile a un Mezzogiorno d’Italia che sappia ritrovare le ragioni del suo sviluppo. Abbiamo, infatti, tutti bisogno dello sviluppo del Mezzogiorno, ne ha bisogno l’Abruzzo, ne hanno un bisogno concreto e vitale i territori di Pescara, Chieti, Teramo, L’Aquila. I temi su cui il Meridione affonda la sua arretratezza sono tanti e complessi. Da lungo tempo i risultati del Mezzogiorno sono deludenti, il divario tra Sud e Centro nord di Pil economico è rimasto immutato negli ultimi 50 anni. Un divario pesante che la Banca d’Italia segnala in 40 punti percentuali. Il Sud, in cui vivono un terzo degli italiani, produce un quarto del prodotto nazionale lordo. Il nostro Meridione, inoltre, rimane il territorio più arretrato ed esteso della zona Euro. Il Mezzogiorno non ha recuperato terreno, mentre i flussi migratori verso il nord e verso l’Europa sono tornati ad essere ingenti. Molti giovani anche con livelli di scolarizzazione elevata emigrano e così facendo impoveriscono il capitale umano del Sud».

DISOCCUPAZIONE E LAVORO NERO CRESCONO
«Il tasso di attività di lavoro rimane tra i più bassi d’Europa soprattutto tra giovani e donne, mentre si amplia un altro fenomeno negativo, quello del lavoro nero», ha puntualizzato Marinella Sclocco, «“si calcola che un quinto del lavoro è irregolare, ossia più del doppio della media delle regioni del centro nord. Il divario tra sud e nord per servizi alle imprese e ai cittadini, segnala la Banca d’Italia, rimane troppo ampio. Si evidenziano differenze allarmanti di qualità in settori essenziali come nella istruzione, nella sanità, nella assistenza sociale, nei trasporti locali, nella giustizia sociale, nella distribuzione idrica , nella gestione dei rifiuti».
«Emblematico» – è stato inoltre sottolineato durante il convegno – «è il caso della sanità. Il divario tra Nord e Sud, deriva sostanzialmente nella scarsa efficienza dei servizi resi ai pazienti e cittadini, e non da una carenza di spesa. Le difficoltà di svolgere una attività produttiva nel Mezzogiorno sono fortemente accentuate per l’inefficienza della burocrazia e della pubblica amministrazione o, peggio dalla presenza di infiltrazioni malavitose nel territorio. Se diamo uno sguardo al sistema bancario, inoltre, con il perdurare della crisi gli Istituti di credito hanno rallentato nel Sud fortemente i prestiti alle famiglie e alle imprese, frenando ulteriormente consumi e produttività».