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Ambiente, premio ‘Attila flagello di Dio’ a sindaco e giunta di Roseto

Dal petrolio al piano spiaggia, tutte le contestazioni degli ambientalisti

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Ambiente, premio ‘Attila flagello di Dio’ a sindaco e giunta di Roseto

ROSETO. E’ tornato in Abruzzo il Premio Attila, che nel 2013 il Wwf aveva assegnato al sindaco di Francavilla «nella speranza che non si ripeta più la distruzione dell’ambiente».
Quest’anno, la valutazione dei danni arrecati al patrimonio storico, culturale, naturalistico e paesaggistico, è stata effettuata da Italia Nostra, sezione “Giorgio Bassani” di Atri, che ha il compito di vigilare ed accertare gli abusi nei territori amministrati dai Comuni di Atri, Pineto, Roseto e Silvi, e di contestarli e denunciarli.
Il premio è andato dunque al sindaco di Roseto, Enio Pavone, e alla sua giunta.
Tra le ‘colpe’ dell’amministrazione comunale, come rileva il presidente della sezione di Atri, Domenico Zenobio,
il non aver promosso e celebrato negli anni 2012, 2013 e 2014 la “Giornata Nazionale degli Alberi”, istituita per valorizzare in Italia il patrimonio arboreo; non aver messo a disposizione della Forestale una seda idonea («tanto che il Corpo si è trasferito ad Alba Adriatica»), non essersi adoperata per evitare la fatiscenza dei beni pubblici (la Villa Clemente, il Pontile, il Campanile di Montepagano, gli Antichi Percorsi, ecc…) e non aver ripristinato le opere artistiche, rimosse e immagazzinate, degli scultori Luigi Celommi, Daniele Guerrieri e Roberto Macellaro.
Dito puntato anche sulla questione del Parco di Villa Paris e sulla demolizione della storica Villa: «è stata classificata arbitrariamente “vecchia residenza monofamiliare” e il sindaco di Roseto, anziché rispondere alle argomentazioni della Sopraintendenza, ha accusato la medesima di aver agito “in maniera pilatesca”».
Non si salva nemmeno il piano spiaggia o il caso petrolio: «la Giunta comunale», ha spiegato Zenobio, «ha “espresso soddisfazione“ quando il Comitato regionale di VIA ha dato il nulla osta all’istanza Villa Mazzarosa, per le ricerche di idrocarburi in un’area di 13,4 Kmq., da Cologna fino al Vomano e dalla battigia alla collina. Ed ha volutamente ignorato l’istanza Corropoli, che interessa il territorio da Cologna fino al Tordino, e le istanze marine, che coprono l’intero spazio antistante la costa rosetana. Per contrastare la deriva petrolifera, le altre Amministrazioni hanno fatto fronte comune con le Associazioni ambientaliste, ed hanno partecipato a convegni, petizioni, incontri-dibattiti che hanno allertato i cittadini e coinvolto parlamentari ed Istituzioni. Nella storica manifestazione del 13 aprile 2013 a Pescara, più di 25.000 cittadini hanno marciato compatti dietro i gonfaloni comunali per dire No alle Trivelle, che darebbero un colpo mortale al turismo, all’agricoltura, alla pesca e alle altre attività correlate. C’erano tanti rosetani, ma erano assenti ingiustificati gli amministratori e il gonfalone di Roseto».