CONFLITTI E RIFIUTI

Team, il conflitto di Brucchi: «la moglie lavora nella società, lui si astenga»

Le contestazioni della consigliera Cristina Marroni

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3700

Il sindaco Brucchi

Il sindaco Brucchi




TERAMO. «Il sindaco Maurizio Brucchi è in evidente conflitto di interessi sulla Teramo Ambiente ed ha l’obbligo giuridico di astenersi sulle questioni della società partecipata».
La richiesta arriva da parte della consigliera comunale Maria Cristina Marroni (Finalmente Pomante) che già nelle scorse settimane aveva denunciato la mancanza di quote rosa nella spa pubblica con tanto di diffida.
Oggi torna alla carica ricordano che la moglie del sindaco è una dipendente della Team e, come recitano numerose sentenze, questo fattore dovrebbe costringere il primo cittadino a non prendere decisioni inerenti la spa visto il conflitto di interessi in atto.
Brucchi, invece, continua il suo lavoro come nulla fosse. E così finisce che la società partecipata dal Comune di Teramo è sempre al centro del dibattito pubblico, sia per l’oscurità dei dati e delle informazioni che la riguardano, sia per l’eventualità di un acquisto – da parte di enti pubblici – delle quote oggi di proprietà del socio privato.
Nei giorni scorsi nel cosiddetto conclave svoltosi in Umbria la maggioranza comunale ha raggiunto degli accordi di massima per assentire a tale operazione di integrale acquisizione pubblica, su indicazione del sindaco Brucchi, il quale viene ritenuto il fautore della proposta.
Nelle ultime ore vi sarebbe stato anche un incontro tra il sindaco Brucchi e la curatela per la definizione e l’autorizzazione all’uscita del socio privato dalla Teramo Ambiente. Sia la Procura che il curatore pare abbiano concordato sugli indirizzi.

«CI SONO LEGGI CHE VANNO RISPETTATE»
«I cittadini», contesta la consigliera Marroni, «restano perennemente ignari di quanto viene loro cucinato nelle segrete stanze» e «sono costretta a rammentare pubblicamente come esistano leggi e regolamenti che devono essere rispettati affinché l’intera comunità possa vivere civilmente ed ordinatamente, e in tal senso il primo cittadino dovrebbe essere paladino della legge, sia per il ruolo che riveste sia per il buon esempio che dovrebbe dare».
Marroni cita l’articolo 78 del decreto legislativo n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali) che prescrive al comma 2 che “Gli amministratori […] devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado”.
«Per questo», spiega la consigliera di minoranza, «è del tutto illegittima l’autoassegnazione, operata dal sindaco in persona, delle deleghe relative ai “Rapporti con la società partecipata Team”, in quanto in quella società risulta dipendente la sua legittima consorte. Inoltre è del tutto illegittimo che il sindaco si faccia promotore di qualsivoglia discussione circa i destini della società in quanto lì ci lavora la sua legittima consorte. E poi ancora è del tutto illegittimo, sempre per il medesimo motivo, che il sindaco partecipi alla discussione ed alle eventuali deliberazioni concernenti la Team., come da specifico punto inserito all’ordine del giorno della seduta pubblica del consiglio comunale di giovedì 27 novembre».

«LA GIURISPRUDENZA E’ GRANITICA»
Secondo l’analisi della consigliera proprio perché la consorte del sindaco risulta alle dipendenze della società partecipata, Brucchi viene a trovarsi nella situazione di conflitto di interessi «ogni qualvolta vi siano da adottare decisioni pertinenti ed inerenti la stessa società e in tal senso la giurisprudenza amministrativa è granitica nell’affermare che, quando un amministratore locale partecipa a decisioni che in qualche misura interessano un parente o affine fino al quarto grado, lo fa trovandosi in una situazione di conflitto di interessi».

LA PROROGA
Marroni ricorda poi che è stato proprio Brucchi in passato ad assicurare alla Team. S.p.A. la proroga del contratto del servizio di raccolta dei rifiuti, «pur trovandosi già al tempo nella situazione di conflitto di interessi che gli imponeva di astenersi».
La consigliera arancione ricorda anche la famosa lettera di censura dell’Antitrust del febbraio del 2011, a firma del presidente Antonio Catricalà, nella quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato rilevava delle “distorsioni concorrenziali ricollegabili alla delibera con cui codesto Comune ha confermato alla società– senza l’esperimento di alcuna procedura competitiva ad evidenza pubblica, l’affidamento fino al 2015 dei servizi pubblici comunali relativi all’igiene ambientale, al verde pubblico, alla segnaletica stradale, alla pulizia degli immobili comunali ed alla verifica degli impianti termici”.

Inoltre, l’Antitrust ha precisato come “l’affidamento in questione è palesemente in contrasto” con le disposizioni di legge.

C’ERA ANCHE IL VOTO DI BRUCCHI
«Ebbene», sottolinea l’esponente della minoranza, «quella deliberazione del Consiglio Comunale n. 21 del 29.03.2010 di affidamento di numerosi servizi alla società Team è stata adottata con la presenza e con il voto favorevole del sindaco in carica Brucchi, per cui non solo era ed è illegittima per violazioni di legge concernenti le distorsioni della concorrenza, ma era ed è illegittima per violazione dell’obbligo di astensione che permane in capo a Brucchi (così come sono illegittime tutte le deliberazioni comunali concernenti la Team., se ed in quanto assunte con la presenza e il voto del sindaco)».

UNA RECENTE SENTENZA DEL TAR
A supporto della tesi della consigliera arriva anche una recentissima sentenza del Tar L’Aquila (la n. 261 del 19.3.2014), che sancisce “l’obbligo di astensione non attiene al contenuto intrinseco degli atti, ma alla regolarità della procedura ed alla garanzia della corretta esplicazione delle prerogative degli amministratori a partecipare sia alla discussione, che al voto”.
Infatti, come spiega dettagliatamente la sentenza amministrativa appena citata, “la giurisprudenza ha chiarito che l’obbligo di astensione sussiste per il solo fatto che l’amministratore sia portatore di un interesse personale che possa metterlo in posizione di conflittualità, ovvero anche solo di divergenza, rispetto a quello generale, affidato alle cure dell’organo di cui fa parte».
Inoltre, secondo un’altra sentenza del tar Liguria del 2004, sul consigliere in conflitto di interessi grava, oltre all’obbligo di astenersi dal votare, «anche quello di allontanarsi dall’aula perché la sola presenza dello stesso può potenzialmente influire sulla libera manifestazione di volontà degli altri membri».

«Ed allora», conclude la consigliera, «per tutte le deliberazioni comunali concernenti la Team il sindaco avrebbe dovuto esimersi dal parteciparvi poiché in conflitto di interesse, a prescindere dai contenuti delle decisioni e dalla loro utilità, così come allo stesso modo deve esimersi dal partecipare alle prossime discussioni e deliberazioni in merito. Risulta ad oggi evidente la violazione – da parte di Brucchi – dei canoni costituzionali di imparzialità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione (articolo 97 Costituzione), e, quindi, del pubblico interesse agli stessi sotteso».