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Teramo, Movimento 5 Stelle nel caos: Della Figliola chiede la testa di Berardini e Palmarini

Per il portavoce quella di Cardelli è stata una «truffa politica»

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TERAMO. “Tutti a casa” era il loro motto contro la vecchia politica, adesso però i grillini teramani questo slogan lo usano anche contro i propri rappresentanti in Consiglio comunale. E’ un tutti contro tutti. Dopo le dimissioni di ieri della consigliera comunale Paola Cardelli, i 5 stelle stanno vivendo attimi di tensione e non si esclude che presto potrebbero esserci altri colpi di scena.
Ieri le parole durissime di Cardelli che ha definito i suoi ex compagni «fascistelli illetterati e fanatici squadristi».

A ruota le dichiarazioni di Claudio Della Figliola, portavoce Assemblea M5S Teramo, subentrato a Fabio Berardini dopo la sfiducia del 29 ottobre scorso.
Secondo lui «dopo due ore dall’elezione di Cardelli era già tutto chiaro»: «una "truffa politica" la sua. Un centinaio di voti per montarsi la testa, pochi mesi di Consiglio comunale per capire di essere completamente fuori luogo. Destinata all'oblio come unica forma di compassione possibile. Ne prediamo atto sottoscrivendo di nuovo tutte le nostre motivazioni che ci portarono a sfiduciarla diversi mesi fa».

Ma non basta perché adesso Della Figliola chiede la testa di Giacinto Palmarini, organizer del Meetup del Movimento 5 Stelle di Teramo, «che sulle ali dell'entusiasmo, con un colpo di pessimo teatro, ha espulso oltre 20 attivisti rei (a suo modo di vedere le cose) di aver firmato la sfiducia a Paola Cardelli. Ora che la consigliera comunale è uscita dal M5S, il rampante Palmarini è pregato di seguirla, insieme a chi ha avallato le epurazioni, queste sì, degne della peggior dittatura fascista che non ammette il dissenso».
Ma il portavoce non salva nemmeno il consigliere Fabio Berardini definito «reggisottane delle scelte scellerate dell'ex consigliera, che ha abbandonato il suo gruppo storico senza chiarimento alcuno e rifiutando ogni dialogo ad oltranza, forse terrorizzato dai capricci della ex collega. Un uomo senza personalità.
Un candidato sindaco che non è stato capace di mantenere compatto un gruppo attivo da anni a Teramo, preferendo affidarsi a pseudo strateghi dell'ultim'ora venuti dal nulla».
«Adesso tutti stiamo pagando le conseguenze. Il Movimento per primo. I contenuti deliranti del comunicato di addio di Paola Cardelli parlano da soli», insiste Della Figliola.
«La consigliera avrebbe fatto meglio a scrivere due righe ammettendo che la sua è stata una presa in giro fin dal giorno in cui ha scelto democraticamente di candidarsi con il MoVimento 5 Stelle solo per sfruttarne il simbolo. Ricordiamo alla miracolata delle urne che i voti non sono suoi ma del MoVimento 5 Stelle e che siamo pronti a subissarla delle firme di quelli che lei definisce "suoi" elettori ma che la vogliono immediatamente fuori dal Comune».

«E' proprio la Cardelli che ha manifestato segni di insofferenza rispetto al dibattito democratico interno al Movimento», contesta su Facebook un altro attivista, Simone Mazzoni. «E' stata proprio lei, insieme a un manipolo di sconosciuti, a prendere iniziative e firmare illegittime esclusioni nei confronti di chi non si sentiva in linea con i suoi diktat.
Ne è un esempio il documento del 5 Agosto 2014 (discusso e approvato in un'assemblea strettamente privata svoltasi in un luogo sconosciuto) in cui Paola Cardelli e Fabio Berardini si arrogavano il diritto di decidere gli aventi diritto al voto nelle assemblee cittadine. Nella lista degli aventi diritto al voto erano stranamente presenti solo 2 degli oltre 20 candidati nelle liste del Movimento».